Narrativa

Chirù

Murgia Michela

Descrizione: Quando Eleonora e Chirú s'incontrano, lui ha diciotto anni e lei venti di piú. Le loro vite sembrano non avere niente in comune. Eppure è con naturalezza che lei diventa la sua guida, e ogni esperienza che condividono - dall'arte alla cucina, dai riti affettivi al gusto estetico - li rende piú complici. Eleonora non è nuova a quell'insolito tipo di istruzione. Nel suo passato ci sono tre allievi, due dei quali hanno ora vite brillanti e grandi successi. Che ne sia stato del terzo, lei non lo racconta volentieri. Eleonora offre a Chirú tutto ciò che ha imparato e che sa, cercando in cambio la meraviglia del suo sguardo nuovo, l'energia di tutte le prime volte. È cosí che salgono a galla anche i ricordi e le scorie della sua vita, dall'infanzia all'ombra di un padre violento fino a un presente che sembra riconciliato e invece è dominato dall'ansia del controllo, proprio e altrui. Chirú, detentore di una giovinezza senza piú innocenza, farà suo ogni insegnamento in modo spietato, regalando a Eleonora una lezione difficile da dimenticare. Michela Murgia torna al romanzo, e lo fa con coraggio, raccontando la tensione alla manipolazione che si nasconde anche nel piú puro dei sentimenti. Negli occhi di Eleonora e Chirú è scritta la distanza fra quello che sentiamo di essere e ciò che pensiamo di dovere al mondo: l'amore è la piú deformante delle energie, può chiederci addirittura di sacrificare noi stessi.

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Anno: 2015

ISBN: 9788806206338

Recensito da Elpis Bruno

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Evento Book City Milano 2016:
Istituto dei Ciechi
VENTI ROMANZI PER SCOPRIRE LA MILANO SEGRETA
via Vivaio 7
Sabato 19/11 / h 10:00 / Sala Barozzi
Leggere con mani e voce: reading al buio e laboratorio di lettura Braille per bambini Con Gianni Biondillo, Michela Murgia, Antonio Manzini e Cristina Mussinelli. A cura di Fondazione LIA

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Chirù è il deuteragonista dell’ultimo romanzo di Michela Murgia. La protagonista rimane lei, Eleonora, attrice quarantenne che accetta di essere maestra di Chirù, violinista che rimane in ombra tanto nel talento quanto nelle velleità e nella spontaneità.

Perché Eleonora è una presenza ingombrante per il passato tragico di figlia che ha patito i soprusi di un padre violento (“In ogni famiglia c’è un membro che orienta il clima emotivo di tutti gli altri”) e di maestra che tra gli allievi annovera il suicida Nin; per il presente impegnativo (“C’è qualcosa che distingue un’infelicità qualunque, intendo quella che ti fa il vuoto intorno… dall’infelicità speciale, che è una forma di espressione spesso più attraente di certe felicità”) di persona che ha scelto la solitudine come condizione ribelle (“Ero stata capace di mandare in pezzi rapporti consolidati per dimostrare a me stessa che non avevo bisogno di nessuno per sentirmi intera”); per il futuro aperto a ogni prospettiva di artista e di donna.

Tra Cagliari, la Svezia, Praga e Firenze, Eleonora impartisce a Chirù un’educazione non soltanto sentimentale (“Se organizzi i tuoi affetti per classifiche…”): esistenziale, musicale, vitale. Fino a un finale romano al Caffè delle Arti con vista su Villa Borghese nel quale s’intravedono il dinamico punto d’arrivo di Eleonora, l’ambivalenza ambiziosa di Chirù.

Lo stile di Michela Murgia è intessuto di aforismi (“È sempre la dose che fa il veleno”) e di ossimori (“Una famiglia è il posto dove essere sangue del sangue significa essere l’uno la ferita dell’altro”), è paragrafato in tappe che non sono capitoli ma lezioni (“Tutte le relazioni sono sentimentali, Chirù”) ed è animato da una spettacolarizzazione dei dialoghi sempre arricchiti da retropensieri (“Se non si vuole rischiare di diventare sgradevoli con persone che non si conoscono non si parla di sesso né di soldi, di religione, di politica e di morte”) e psicologismi taglienti.

Bruno Elpis

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Un mosaico di amori, litigi, storie di vite ordinarie nella Mosca contemporanea. Uno scrittore privo di ispirazione fissa la pagina bianca del computer: non c’è verso di scrivere una riga del romanzo che gli hanno commissionato, meglio uscire a fare quattro passi. Da quando la moglie Tamara lo ha lasciato per un affarista pragmatico e vincente, il dolore della perdita si è fatto sottofondo dolce e amaro di giornate vuote passate a fumare, pensare, ricordare… ma poi tutto attorno pare risvegliarsi e alla piccola vita triste, sfaccendata bussano storie fino allora invisibili. Un incontro fugace in ascensore, una chiacchierata al parco con una giovane madre, la gita alla dacia, il rito della sigaretta sul balcone, le voci e il baccano del condominio, gli aperitivi a scrocco nei club letterari, la quotidiana passeggiata con il cane e il romanzo, come la vita, si scrive da sé. Un mosaico di incontri, litigi, flirt, coincidenze, vite ordinarie di personaggi usa-e-getta raccontati per un istante e persi nella megalopoli: la Mosca contemporanea, tra quartieri d’élite e casermoni periferici, caotica, sulfurea, e sensuale. Il protagonista sembra adagiarsi in una rassegnazione apparentemente pacata eppure pronta, nel caso, a riprendersi il maltolto: alla fine l’occasione arriva, come un frutto maturo sarà proprio la felicità a cadere dritta fra le mani aperte.

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