Letteratura femminile

Cinquanta sfumature di nero

James E. L.

Descrizione: Profondamente turbata dagli oscuri segreti del giovane e inquieto imprenditore Christian Grey, Anastasia Steele ha messo fine alla loro relazione e ha deciso di iniziare un nuovo lavoro in una casa editrice. Ma l'irresistibile attrazione per Grey domina ancora ogni suo pensiero e quando lui le propone di rivedersi, lei non riesce a dire di no. Pur di non perderla, Christian è disposto a ridefinire i termini del loro accordo e a svelarle qualcosa in più di sé, rendendo così il loro rapporto ancora più profondo e coinvolgente. Quando finalmente tutto sembra andare per il meglio, i fantasmi del passato si materializzano prepotentemente e Ana si trova a dover fare i conti con due donne che hanno avuto un ruolo importante nella vita di Christian. Di nuovo, il loro rapporto è minacciato e a questo punto Ana deve affrontare la decisione più importante della sua vita, e può prenderla soltanto lei... Questo è il secondo attesissimo volume della trilogia Cinquanta sfumature, il cui successo senza precedenti è iniziato grazie al passaparola delle donne che ne hanno fatto un vero e proprio cult ponendolo al primo posto in tutte le classifiche del mondo.

Categoria: Letteratura femminile

Editore: Mondadori

Collana: Omnibus

Anno: 2012

ISBN: 9788804623243

Recensito da Donatella Perullo

Le Vostre recensioni

Continuano le avventure fra le lenzuola della coppia Christian/Anastasia. Non c’è molta trama da raccontare. Sconvolto dall’abbandono di Anastasia, Christian riesce a farsi perdonare e a convincerla a tornare con lui. Tra un incontro hot e l’altro lei, che ha iniziato a lavorare,subisce le avance del suo capo mentre lui continua la lotta interiore con il proprio lato oscuro e con i suoi non troppo convincenti fantasmi del passato.

Non posso giudicare lo stile dell’autrice perché ritengo che di stile non si possa, in effetti, parlare. Il romanzo è incredibilmente ripetitivo, monotono e persino le scene di sesso sfrenato, che all’inizio possono lasciare sorpresi per la loro dettagliata nitidezza, dopo poche pagine diventano noiosamente uguali tra loro.

Come si spiega allora il successo di questa trilogia che oserei definire ingenua?

Forse non tutti sanno che “Fifty Shades” nasce come Fan-fiction della quadrilogia scritta da Stephenie Meyer, Twilight. Le fan di Edward Cullen, che non sono tutte adolescenti come si vuol far credere, bensì in stragrande maggioranza donne ultramaggiorenni, desideravano che l’amore tra la candida Bella e l’algido e ultra contenuto vampiro si concretasse in qualcosa di più focoso. Ecco che entra in gioco la furba Erika Leonard, meglio conosciuta oggi con lo pseudonimo di  E. L. James, che inizia a postare in rete la storia dei due alter-ego Christian e Anastasia.

Così Edward da tormentato vampiro schiavo della sua sete di sangue, diventa Christian vittima della sua sete di sesso al peperoncino. Bella invece, diventa Anastasia e resta casta ma per poco.  La Bella di Twilight cerca di convincere Edward che lui un’anima ce l’ha, che può essere amato, che deve lasciarsi andare alle gioie della sua non morte e trascinarla con sé nel suo mondo, dove alla fine diverrà la salvatrice dell’intera famiglia Cullen. Il suo alter ego Anastasia invece, non impiega molto a lasciarsi trascinare nel mondo di Christian, ma nel medesimo modo trascorre il suo tempo a convincerlo che lui un cuore ce l’ha e che è possibile volergli bene. Non accetta di essere sua schiava, ma continua a cercare di ‘salvarlo’ liberandolo dalle ombre nere dei suoi tormenti. Anche lei diverrà la sua salvatrice? Sembra di sì.

Le similitudini con la storia di Twilight sono molteplici, chi ha letto entrambe le saghe può confermarlo.

Ecco quindi, da dove deriva gran parte del travolgente successo di questa storiella astuta.

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L.

E.

James

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Intervista a James E. L.


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Germania, ottobre 1938. Uno straniero passeggia tra i vicoli di una città di provincia. Sono da poco passate le nove di sera e la città è irrealmente deserta e silenziosa, si odono solo il fruscio di bandiere appese alle finestre, l’abbaiare di un cane che si confonde con l’eco di una voce di un uomo. Lo straniero siede ai piedi di un monumento, guarda il cielo, assapora la quiete e la serenità della notte. Non sa che la voce lontana è quella di Adolf Hitler che parla al suo popolo, non sa che da lì a poco tempo dalla Germania partirà l’offensiva che darà inizio alla Seconda guerra mondiale. In Germania, molti intellettuali e artisti sono fuoriusciti da anni, scegliendo o dovendo scegliere l’esilio come autodifesa. Una di loro vuole far capire che cosa sta succedendo, che cosa è già successo e soprattutto quello che ancora potrebbeessere fatto. Quando si spengono le luci, volume di racconti brevi scritti in presa diretta da Erika Mann in pochi mesi, è testimonianza e appello. L’autrice racconta di gente comune, non di eroi né di criminali al servizio del Terzo Reich: sono viaggiatori, medici, commercianti, contadini, professori universitari, operai, sacerdoti, giornalisti, madri di famiglia e marinai i protagonisti delle sue «storie vere». In un racconto, il professor Habermann conduce per mano i suoi allievi all’insubordinazione in pectore, durante una lezione, col solo ragionare correttamente di diritto in un’aula universitaria. In un altro, due giovani ragazzi innocenti, non certo avversi al regime, si suicidano per colpa della leggerezza incompetente di un medico nazista, in un contesto di ubbidienza cieca a cui loro per primi si sono volontariamente uniformati. Per i due giovani il processo post mortem si chiude con una vuota frase di circostanza e il rammarico che al Terzo Reich sia stata tolta «forza lavoro»: di certo un futuro fedele soldato e, con tutta probabilità, una buona fattrice di bambini. Nella postfazione «Un nuovo tipo di scrittrice», Agnese Grieco scende dietro le quinte dell’opera di Erika Mann, mettendo in luce la delicatezza illuminista e la misura perfetta con cui Quando sispengono le luci analizza la doppia natura faustiana dell’anima tedesca, per cercare di capire e affrontare il presente hitleriano e testimoniare, al tempo stesso, un’altra Germania.

Quando si spengono le luci

Mann Erika

"Se c'è una parola che mi pervade l'animo quando penso a O, questa è pudore. Sarebbe troppo arduo motivarla. E quel vento che corre incessante, che attraversa tutte le stanze. Così soffia anche in O uno spirito, non saprei dir quale, sempre puro e violento, senza tregua, senza ombre. Uno spirito decisivo, che nulla può turbare, né i sospiri né gli onori, né l'estasi né la nausea. L'Histoire d'O, dall'inizio alla fine, procede come un'azione travolgente. Evoca un discorso più che una mera effusione; una lettera più che un diario intimo. Ma a chi è indirizzata la lettera? E chi vuole persuadere il discorso? A chi domandarlo? Non so neppure chi lei sia." (Jean Paulhan)

HISTOIRE D’O

Réage Pauline

Pilar ritrova a Madrid l'amico d'infanzia. Insieme a lui, che ha girato il mondo facendo esperienza di tutte le religioni, compie un viaggio di sei giorni durante il quale la donna ritrova se stessa attraverso una riflessione mistico-iniziatica. I due si recheranno a Lourdes, dove cementeranno il loro amore alla luce di una fede che esalta i valori della missione nel mondo.

SULLA SPONDA DEL FIUME PIEDRA MI SONO SEDUTA E HO PIANTO

Coelho Paulo

II re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario e orgoglioso, da anni ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E novembre, tempo di duelli: è il tempo delle femmine. Dalla valle sale l'odore dell'uomo, dell'assassino di sua madre. Anche l'uomo, quell'uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell'uomo porta, impropriamente, il nome di "re dei camosci" - per quanti ne aveva uccisi. Ha una Trecento magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l'abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l'imminenza dello scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l'immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l'attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. "In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove," dice De Luca. E qui si racconta, per l'appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale.

Il peso della farfalla

De Luca Erri