Narrativa

Le cinque stagioni dell’amore

Almino João

Descrizione: Terzo romanzo João Almino ambientato nel caos della Brasilia contemporanea, Le cinque stagioni dell’amore narra la transizione nella vita di Ana, professoressa universitaria in pensione delusa dall’ordinarietà della propria vita e in attesa di un evento che la infranga. Nel corso della storia, l’evento straordinario oggetto della ricerca di Ana si rivelerà essere la rete di relazionalità alternative che nel tempo si costruiscono attorno a lei con amici di differente classe, educazione, razza, sesso, inclinazione sessuale. Le cinque stagioni dell’amore è un’originale esplorazione della relazionalità umana e della varietà di che esso può acquistare: amicizia tra uomo e donna, amicizia tra donne, amore coniugale, attrazione sessuale, amore omosessuale, affezione materna, amicizia tra uomini. Allo stesso tempo, quest’opera racconta i cambiamenti avvenuti nelle ultime tre decadi nella giovane capitale brasiliana.

Categoria: Narrativa

Editore: Editrice il Sirente

Collana: Comunità alternative

Anno: 2012

ISBN:

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

Brasilia è la città dove si compie il destino di un gruppo di amici – gli “inutili” come si definiscono – che, a distanza di trent’anni, alle soglie del nuovo millennio, tenendo fede ad una promessa fatta in gioventù, si ritrova a festeggiare il Capodanno e a fare un bilancio della propria vita.

Non tutti riescono ad arrivare all’incontro: i sopravvissuti riprendono i contatti e i discorsi interrotti per dare voce alle illusioni perdute e ai ricordi rimasti fermi lì nella memoria.

Ana, la protagonista, ripercorre nei mesi che precedono l’evento i tempi andati: quelli in cui, lasciati alle spalle la famiglia e il paese di origine Taimbè, si trasferì a Brasilia. Nella eclettica e tentacolare città brasiliana incrociò i destini di Helena, Maria Antonia, Chicao, Norberto, Joana, Eva, Japona e Cadu, giovani alle prese con ideali di libertà e giustizia, ben presto rimpiazzati dall’opportunità di scelte necessarie.

Brasilia era un punto libero nello spazio vuoto, con la capacità di volare e di crescere in ogni direzione. […] Le città assumono l’aria dei tempi attraverso cui passano. Brasilia, che era stata una promessa del socialismo e, per me personalmente di libertà, non si travestiva più. La desolazione delle sue città-satellite ormai la asfissiava. Respiravamo ventiquattr’ore su ventiquattro l’aria avvelenata della dittatura militare”.

Il sogno di Brasilia si frantuma contro la realtà, trasformando la città sorta a metà del secolo scorso, quale espressione di un ideale socio-politico in cui tutto sembrava potersi realizzare, in un mostro “moderno” capace di ingoiare, con la sua violenza e cieca crudeltà, la vita dei suoi abitanti. Helena scompare, Eva si suicida, Norberto si trasforma per diventare Berta e Ana si perde lungo un percorso di solitudine e atti mancati.

L’attesa che qualcosa di straordinario possa ancora accadere e risollevare le sorti di un’esistenza mediocre, spingeranno la cinquantacinquenne Ana ad aprire le porte ad una sorta di rinnovamento materiale e spirituale, che la porterà a stravolgere certezze e meccanismi ormai obsoleti.

Superato il rimpianto per il fallimento del proprio matrimonio, la protagonista di queste pagine risale la corrente degli anni per recuperare il senso di un passato trascorso e fissare, in un susseguirsi di istanti unici, il proprio presente.

Eventi imprevisti ed esperienze sconvolgenti l’aiuteranno in questa riscoperta di se stessa, dei propri desideri, della vita e dei suoi inaspettati risvolti.

Senza passato né futuro, scopro: questo è l’istante, tempo reale colmo di avvenimenti, che non corre né fugge, non avanza né indietreggia, solamente è. Questo tempo che non dura non è tempo, non finisce né dura sempre. Non passa né lo attraverso e per questo io sono semplicemente; nel frattempo sono un colpo sparato e disperso, che sotto l’impatto si frantuma”.

Le cinque stagioni dell’amore è più di un romanzo. Il pensiero e gli spunti “filosofici” dell’autore inducono ad una riflessione profonda sui nostri tempi e sulle relazioni umane. Come si è giustamente chiesto il curatore dell’opera di João Almino, Beppi Chiuppani: “Che tipo di comunità è possibile ricominciare a foggiare una volta terminata la spinta propulsiva delle utopie moderne?

Il personaggio di Ana è sdoppiato dalla necessità di sopravvivere in una realtà troppo lontana e diversa dal proprio essere: è “una sorta di esploratrice dell’etica, di eroina della socialità: attraverso i suoi molteplici legami affettivi e amorosi, Ana sdipana una riflessione, esistenziale e critica ad un tempo, che pone costantemente in relazione il polo affettivo (nelle sue molteplici espressioni di amicizia, affetto, amore) e quello sociale” come ben spiega il curatore.

Tradotto per la prima volta in Italia e pubblicato da Il Sirente, João Almino – uno dei maggiori romanzieri del Brasile – ci regala un romanzo intelligente e ben scritto. Uno scorcio di Brasilia e della modernità vista attraverso gli occhi disillusi di una donna matura alla ricerca di risposte sulla vita e sui sentimenti.

A volte è meglio avere il coraggio di ricominciare, di buttare via. Persino gli amori. Non sono il tipo da conservare quel che mi tormenta”.

Da leggere

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

João

Almino

Libri dallo stesso autore

Intervista a Almino João


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Il tenente dei lancieri

Rovetta Gerolamo

L'autrice di Paura di volare fa il punto sulla donna del terzo millennio. Un ritratto affettuoso che le donne vorranno leggere per capirsi e gli uomini per cercare di capirle.

Cosa vogliono le donne

Jong Erica

Impetuoso, lieve, sconvolgente: è il vento che soffia senza requie sulle pendici del Rossarco, leggendaria, enigmatica altura a pochi chilometri dal mar Jonio. Il vento scuote gli olivi secolari e gli arbusti odorosi, ulula nel buio, canta di un antico segreto sepolto e fa danzare le foglie come ricordi dimenticati. Proprio i ricordi condivisi sulla "collina del vento" costituiscono le radici profonde della famiglia Arcuri, che da generazioni considera il Rossarco non solo luogo sacro delle origini, ma anche simbolo di una terra vitale che non si arrende e tempio all'aria aperta di una dirittura etica forte quanto una fede. Così, quando il celebre archeologo trentino Paolo Orsi sale sulla collina alla ricerca della mitica città di Krimisa e la campagna di scavi si tinge di giallo, gli Arcuri cominciano a scontrarsi con l'invidia violenta degli uomini, la prepotenza del latifondista locale e le intimidazioni mafiose. Testimone fin da bambino di questa straordinaria resistenza ai soprusi è Michelangelo Arcuri, che molti anni dopo diventerà il custode della collina e dei suoi inconfessabili segreti. Ma spetterà a Rino, il più giovane degli Arcuri, di onorare una promessa fatta al padre e ricostruire pezzo per pezzo un secolo di storia familiare che s'intreccia con la grande storia d'Italia, dal primo conflitto mondiale agli anni cupi del fascismo, dalla liberazione alla rinascita di un'intera nazione nel sogno di un benessere illusorio. Carmine Abate dà vita a un romanzo dal ritmo serrato e dal linguaggio seducente, che parte da Alberto, il tenace patriarca, agli inizi del Novecento, passa per i suoi tre figli soldati nella Grande Guerra e per tutte le sue donne forti e sensuali, e giunge fino a Umberto Zanotti-Bianco, all'affascinante Torinèsia e all'ultimo degli Arcuri, uomo dei nostri giorni che sceglie di andare lontano. La collina del vento è la saga appassionata e coinvolgente, epica ed eroica di una famiglia che nessuna avversità riesce a piegare, che nessun vento potrà mai domare.

LA COLLINA DEL VENTO

Abate Carmine

Una nuova traduzione dell'Antigone di Sofocle dovuta al filosofo Massimo Cacciari. La tragedia sarà nei teatri italiani nei primi mesi del 2007 con la regia di Walter Le Moli. La traduzione di Cacciari, insieme alla regia di Le Moli, intende ritrovare l'afflato politico di una tragedia che è archetipo sociale, fondamento di una democrazia dialettica e discorsiva, in cui la partecipazione del cittadino alla vita della polis era fattivamente attiva. In questa prospettiva, lo scontro ideologico e dialogico tra Antigone e Creonte ritrova la forza propulsiva originaria, tanto da suggerire spunti di riflessione di grande attualità, capaci di superare il dato eminentemente teatrale: non personaggi visti in prospettiva psicologica, ma vere e proprie funzioni tragiche mosse dal Coro che diventa il vero motore, quasi un simbolo di ciò che resta, ovvero la sopravvivenza della città allo scontro di due concrezioni emblematiche della hybris.

Antigone

Sofocle