Terzo incontro del Circolo de i-LIBRI: Il vangelo secondo Gesù Cristo di Josè Saramago

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VangeloCome tutti i figli degli uomini, il figlio di Giuseppe e Maria nacque sporco del sangue di sua madre, vischioso delle sue mucosità e soffrendo in silenzio

Saramago narra la nascita di Gesù come fosse quella di qualsiasi essere umano, dando al romanzo l’accezione di testo storico, venato di spiritualità soltanto nel tratteggiare la figura di un Dio che però appare cattivo, distante, assetato di sangue e vendicativo.


Saramago, scrittore portoghese, pubblica Il Vangelo secondo Gesù Cristo nel 1991, provocando immediatamente aspre critiche da parte della Chiesa portoghese, che lo costrinse a lasciare il paese per vivere alle Canarie. Pur attingendo dal Vecchio e Nuovo Testamento, Saramago compie una vera e propria rivoluzione della storia evangelica, attraverso una cinica visione di un dio che diventa uomo per gioco, che fa l’amore con Maria e mette al mondo un uomo normale, pieno di debolezze e paure, che impara a vivere grazie all’esperienza che la Palestina del tempo gli offre. E’ il Profeta il protagonista “buono” del romanzo, che acquista valore grazie alla propria umanità, malgrado e non grazie alla presenza di Dio Padre, il Bene, indissolubilmente legato al Male, al Demonio, altra faccia della stessa medaglia, il quale conduce suo figlio alla croce solo per ridergli in faccia. Cristo si arrenderà alla morte dopo una vita intera spesa nel tentativo di andare contro la volontà di Dio, urlando al mondo, con rassegnazione: “Uomini, perdonatelo, perché non sa quello che ha fatto”.

(Ivana – membro del circolo online)

E’ questo il prossimo libro del circolo online che vi invitiamo a leggere e a commentare con noi nel prossimo incontro in chat che si terrà a metà di aprile.

Un romanzo che, con i suoi numerosi spunti di riflessioni per credenti e scettici, non si può non leggere. E allora, buona lettura a tutti!

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L'aria tersa tremola per la calura di giugno. Judith, in piedi all'ombra di un albero ai bordi della spiaggia di Narbonne, si guarda intorno. Niente è come dovrebbe essere. È tutto falso. È tutta una menzogna. Sul sentiero non c'è anima viva. È su questa strada che Judith, uno zaino in spalla e tanta confusione in testa, sta per ricominciare la sua vita. Ha appena perso il marito Arne, e non ha che una certezza: per chiudere con il passato deve ripercorrere i passi di lui, seguendo gli appunti del diario che Arne aveva scritto durante il suo ultimo viaggio verso Santiago de Compostela. Con lei ci sono le amiche più care, quelle del martedì: la selvaggia Kiki, la fredda Caroline, l'eccentrica Estelle e la perfetta Eva. Per loro quello è un viaggio ribelle e scanzonato, come ai vecchi tempi quando dormivano sotto lo scintillio notturno delle costellazioni. Ma per Judith quel viaggio assume immediatamente una dimensione diversa. Sconvolgente. Bastano pochi chilometri per capire che nel diario di Arne c'è qualcosa di strano: le indicazioni sono sbagliate, nulla di quello che lui descrive corrisponde a ciò che lei vede. È tutto inventato o copiato da internet. Judith non riesce ad accettare che l'uomo che le è stato accanto non era quello che credeva. Eppure deve imparare a leggere dietro quelle parole per capire cosa nascondesse Arne. E deve imparare a leggere anche dietro le parole delle sue amiche. Judith non si può più fidare di niente e di nessuno. A guidarla adesso c'è solo una stella, solo una costellazione, quella del suo cuore. Solo così potrà finalmente imparare a credere in sé stessa.

LA QUINTA COSTELLAZIONE DEL CUORE

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Il romanzo d'esordio di Dodi Vecchioni

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Al BarLume, in un paese della costa intorno a Livorno, tra un caffè e una briscola in cinque, quattro vecchietti e il barista si ritrovano a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare sul delitto di una giovane ragazza. E sotto all’intrigo giallo, la vita di una provincia ricca che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico. La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell’immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l’immaginaria Pineta, «diventata località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l’architettura del paese: dove c’era il bar con le bocce hanno messo un discopub all’aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all’aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto». L’omicidio ha l’ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia. E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest’ultimo il vero svogliato investigatore. I pensionati fanno da apparato all’indagine, la discutono, la spogliano, la raffinano, passandola a un comico setaccio di irriverenze. Sicché, sotto all’intrigo giallo, spunta la vita di una provincia ricca, civile, dai modi spicci e dallo spirito iperbolico, che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico modellato dalla televisione. Un giallo in toscanaccio.

LA BRISCOLA IN CINQUE

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