Letteratura russa

COMPROMESSO

Dovlatov Sergej

Descrizione: «Dovlatov semplicemente ride. Senza secondi fini, senza sottofondo». «In Dovlatov il lettore occidentale riconoscerà anche se stesso. In questa universalità dell'umorismo dovlatoviano risiede, forse, la qualità fondamentale della sua prosa». Vanno assunti pressoché testualmente, come guida alla lettura, questi giudizi di critici su uno scrittore russo contro ogni corrente, morto prematuramente nel '90, da sempre dissidente ed emigrato in America con l'ultima ondata, molto amato dalla critica, meno dai suoi colleghi dell'emigrazione. E ad essi va utilmente aggiunta l'esclamazione di Kurt Vonnegut alla presentazione newyorkese di un libro di Dovlatov: «siamo felici che lei sia tra di noi». Poiché infatti a spiegare l'amore che suscita questo che è ormai da considerarsi un caso letterario internazionale bisogna ricorrere al ritemprante senso di felicità che esala dalle sue commedie quotidiane, lo splendente umorismo che filtra dai suoi infiniti aneddoti (paragonato senza mediazioni all'umorismo di Čechov). Tanto che, se il lettore astraesse dal luogo e dal tempo del loro svolgimento (la repubblica estone dell'URSS, nell'era di Breznev), questi compromessi potrebbero benissimo raccontare come nasce universalmente una non-notizia, come è fatto veramente il mondo della non-comunicazione.

Categoria: Letteratura russa

Editore: Sellerio

Collana: Il castello

Anno: 1996

ISBN:

Trama

Le Vostre recensioni

L’opera “Compromesso” di Sergei Dovlatov (Компромисс) induce il lettore all’identificazione.

Sebbene la voce narrante, Sergei Dovlatov (n.d.r. l’autore ha dato al personaggio il suo stesso nome), sia un giornalista con il vizio del bere che racconta una dozzina di spaccati di vita nell’Estonia sovietica, la maggior parte dei lettori potranno riconoscere se stessi nel “Compromesso“.

Dovlatov guarda al compromesso e all’onestà attraverso i suoi aneddoti, ognuno dei quali consiste in un ritaglio di giornale accompagnato dal racconto sul come le informazioni per quell’articolo siano state da lui stesso raccolte. Queste storie, solo in parte collegate le une alle altre, sono incentrate sulle ridicole richieste del suo capo, sulle tipiche difficoltà burocratiche e sulla penetrante mancanza di logica della vita.

Sono vari i posti dove il lavoro porta Dovlatov, e tra questi una “casa di nascita”, un caseificio e un cimitero. Nei suoi viaggi sono sempre presenti la vodka e l’approccio umoristico.

I colleghi di Dovlatov, gli amici e le varie fonti entrano ed escono dalla sua narrativa senza minare il realismo dell’opera: i dettagli mancanti può colmarli il lettore. (…) Tutti siamo esseri umani imperfetti, con una dose di Dolatov in noi: tutti siamo stati spinti in situazioni che ci hanno fatto sentire compromessi, usati e alienati.

Dovlatov è un narratore amichevole e intrinsecamente inaffidabile, che costruisce le sue storie con uno stile semplice ed elegante che rende i personaggi e le situazioni universali. Credo che la familiarità sia la cosa che rende il triste umorismo di Dovlatov così divertente. Le situazioni e le complicazioni che presenta sono prevedibili, come il funerale dove si trova a trasportare la bara senza neanche conoscere il defunto.

Ma la prevedibilità qui funziona. Anche prevedendo cosa sarebbe successo, mi divertivo a indovinarlo e poi scoprire i colpi di scena di Dovlatov sulle storie familiari. Leggendo “Il compromesso” mi sono spesso trovata, contemporaneamente, a ridere ad alta voce e scuotere la testa.  Tutto sembrava semplicemente giusto.

Alcuni aspetti del “Compromesso” – tipici della vita di tutti i giorni nell’epoca sovietica – possono apparire non familiari ai lettori non russi, ma Dovlatov fornisce un’appropriata introduzione alle regole perverse che pervadevano la vita pubblica e privata. Queste ricorrono continuamente e ovunque. Non importa come tentiamo di fuggire dai nostri problemi individuali – magari attraverso la vodka, la birra, la tv e sì, anche la narrativa. Credo che la narrativa stratificata de “Il compromesso”, che rivela delle verità paradossali e delle metafore sulla vita, possa piacere a lettori di ogni luogo. Forse ci aiuterà a ridere un po’ di più di noi stessi.

SOMMARIO: Molto raccomandato ai lettori a cui piace la prosa semplice e ben costruita sulla vita di tutti i giorni e sul suo significato più ampio. Alcuni aspetti dell’umorismo sovietico, che possono piacere a molti (come a me), potrebbero deprimere altri. “Compromesso” è, per me, un esempio di cosa dovrebbe essere la narrativa: storie che si leggono con semplicità quando si è stanchi alla fine della giornata, ma che esprimono idee che penetrano nel subconscio e si collegano tra loro.

Nota: Secondo il volume di Dovlatov che ho in prestito, gli aneddoti nel “Compromesso” sono stati scritti come storie singole  tra il 1973 e il 1980. La maggior parte non includeva il preambolo sul giornale, che fu aggiunto successivamente per collegare gli episodi. Stranamente la recensione del New York Times riferisce di 11 storie, seppur la mia versione ne abbia 12.

Nota i-LIBRI: L’opera di Dovlatov è stata pubblicata in Italia nel 1996 dall’editore Sellerio nella collana Il Castello, a cura di Laura Salmon.

*        *        *       *

 

Articolo tradotto dall’inglese da Diego Manzetti, in collaborazione con il blog Lizok’s Bookshelf: originale disponibile al link: http://lizoksbooks.blogspot.co.uk/2007/12/dovlatovs-uncompromising-compromise.html 

 

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Sergej

Dovlatov

Libri dallo stesso autore

Intervista a Dovlatov Sergej

"Mio caro Marwan..." È l'inizio della lettera che un padre scrive al suo bambino, di notte, su una spiaggia buia, con persone che parlano "lingue che non conosciamo". I ricordi di un passato fatto di semplici sicurezze, la fattoria dei nonni, i campi costellati di papaveri, le passeggiate nelle strade di Homs si mescolano a un futuro incerto, alla ricerca di una nuova casa, dove "nessuno ci ha invitato", dove chi la abita ci ha detto di "portare altrove le nostre disgrazie". Un futuro di attesa e di terrore, che comincerà al sorgere del sole, quando dovranno affrontare quel mare, vasto e indifferente. Questa lettera è un grande atto d'amore e nelle parole che la compongono c'è la vita. Speranza e paura, felicità e dolore. Impossibile non riconoscersi, non pensare che al posto di quel padre e quel bambino potremmo esserci noi. Impossibile non sapere che tutto questo, comunque, ci riguarda.

Preghiera del mare

Hosseini Khaled

Emilio gironzola ogni giorno nel cimitero semiabbandonato dietro casa, cercando il proprio nome tra quelli ancora leggibili sulle lapidi scolorite. E un bambino con una memoria prodigiosa e anomala che non può fare a meno di "comprimere tutti i nomi dei morti nel pantheon portatile della sua testa". Il suo nome però non può pronunciarlo se prima non lo trova, perché i defunti lo sentirebbero e, pur di appropriarsene, cercherebbero di farlo morire. Nei vialetti invasi dalle erbacce, Emilio incontra una donna che ha l'età di sua madre e il richiamo del sesso si fa potente, è una forza scontrosa, incontrollabile, che lo consegna all'irrequietezza della pubertà, giocosa e morbosa. Mentre Emilio affronta le ansie dell'adolescente e flirta con la morte, la narrazione sembra voler conservare a oltranza quel modo di conoscere proprio dell'infanzia e che ha nella fantasia il suo cuore pulsante, come se fosse possibile portarselo dietro, intatto, quel mondo nutrito dall'incanto.

Nessun nome per Emilio

Morabito Fabio

Per Tom è l'ultimo giorno di vacanza in Uruguay prima di tornare a Buenos Aires, dove insegna inglese, quando sulla spiaggia si imbatte in un pinguino coperto di petrolio. Riesce a salvarlo, ma nel momento in cui tenta di ricondurlo al mare, il pinguino inizia a seguirlo. Tom non se la sente di abbandonarlo e lo porta a Buenos Aires con sé. Così ha inizio la grande amicizia fra Tom e Juan Salvador il pinguino, fatta di corse su una motocicletta per vedere il mare, di cene a base di pesce crudo e partite della squadra di rugby, nella scuola in cui il professore insegna e di cui l'animale diventa la mascotte. Perché Juan Salvador è un pinguino speciale e cambia la vita di tutti quelli che lo conoscono. Soprattutto quella di un ragazzo che ha troppa paura dell'acqua: insieme a lui, forse, anche il pinguino troverà il coraggio di tornare a nuotare...

Storia del pinguino che tornò a nuotare

Michell Tom

Stefan Zweig scrisse Novella degli scacchi nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di Petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inudibile nel frastuono di quegli anni. Nella Novella degli scacchi lo stato d'animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta, che portò l'autore al suicidio, è prefigurato nella sconfitta di colui che rappresenta la sensibilità, l'intelligenza, la cultura per opera di un semianalfabeta, ottuso uomo-robot. E, a rendere ancora più crudele la disfatta dello spirito, Zweig scelse come terreno dello scontro una scacchiera. Dallo sfacelo della sua «geistigen Heimat Europa», della sua patria spirituale, l'Europa, Zweig non vuole salvare nemmeno il gioco degli scacchi, ormai appannaggio non più di uomini dotati di talento, estro, passione, ma di «campioni» come Czentovic, un rozzo quanto prodigioso accumulo di facoltà puramente meccaniche.

LA NOVELLA DEGLI SCACCHI

Stefan Zweig