Narrativa

Confessioni di una maschera

Mishima Yukio

Descrizione: Un giovane cui "difetta in via assoluta qualsiasi forma di voglia carnale per l'altro sesso" deve imparare a vivere celando la propria autentica identità. In pagine in cui risultano indissolubilmente commisti sessualità e candore, esultanza e disperazione, il protagonista di questo romanzo confessa le esperienze cruciali attraverso le quali è giunto a conoscere se stesso: dalla "adorazione indicibile" per un paio di calzoni all'elaborazione di fantasie sadomasochistiche, dall'identificazione con personaggi femminili celebri alle sconcertanti interpretazioni di fiabe e motivi iconografici occidentali... L'accettazione di se stesso come uomo diverso dagli altri uomini non si attua senza una lotta, tanto strenua quanto vana, per conquistare la normalità: simula vizi immaginari per far passare inosservate le proprie vere inclinazioni, si costringe a corteggiare giovinette per chiarire sino a qual punto la donna possa offrire piaceri reali, corregge con zelo manifestazioni di rischiosa passionalità... Ma "le emozioni non hanno simpatia per l'ordine fisso" e i suoi sentimenti reali rimangono, tenaci, quelli nascosti dalla maschera della correttezza ufficiale.

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica

Anno: 2013

ISBN: 9788807882784

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Le “Confessioni di una maschera” di Yukio Mishima ripercorrono l’affiorare e l’affermarsi (“La mia passione dei travestimenti si acuì…”) della tendenza omoerotica vissuta in modo colpevole rispetto alle convenzioni. Il narratore –  di un testo autobiografico? – è Kochan.

L’analisi spietata scompone sia le manifestazioni di un modo d’essere (“Doveva trattarsi di una vertigine mentale, di un’irrequietezza in cui il mio intimo equilibrio rischiava di essere distrutto dalla vista di ciascun movimento pericoloso di Omi”), sia le reazioni istintive: la negazione, il camuffamento. Che nell’infanzia vive la prima fase della mascherata: “Quanto il prossimo considerava una posa da parte mia era invece una manifestazione della necessità di affermare la mia natura genuina, mentre era per l’appunto una mascherata quello che il prossimo considerava il mio io genuino”.

Nell’adolescenza scocca il momento dell’accettazione della mascherata: “Quand’anche dovesse essere una mascherata pura e semplice e niente affatto la mia vita, era venuto ugualmente il momento in cui bisognava ch’io mi mettessi in cammino, che trascinassi avanti i miei torpidi piedi.”

La gioventù è scandita dalla frequentazione di una ragazza, Sonoko: un’esperienza molto cerebrale, fallimentare, nella quale la mascherata diviene coessenziale (“A lungo andare la recita è diventata una parte integrante della mia natura”), cosciente (“Sto diventando una di quelle persone incapaci di credere a nulla che non sia contraffatto”) e tragicamente intrisa del senso della morte (“Era nella morte che avevo scoperto l’autentico scopo della mia vita”) storicamente incombente (“Poteva essere un presentimento della bomba atomica che non doveva tardare a scoppiare?”).

Un testo drammatico e raffinato, forse importante – per fornire anche un’altra chiave di lettura accanto alle “Lezioni spirituali per giovani samurai” – per interpretare la tragedia esistenziale di Mishima.

Bruno Elpis

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