Narrativa

COSI’ IN TERRA

Enia Davide

Descrizione: In una Palermo sporca e violenta, un bambino di nove anni, cresciuto in una famiglia di pugili, sale per la prima volta sul ring. Nel suo formidabile esordio, Davide Enia racconta cinquant’anni di storia, dalla campagna italiana in Africa durante il secondo conflitto mondiale al tragico 1992 - quando nel capoluogo siciliano tornano a esplodere le bombe - passando per il periodo della ricostruzione post bellica, gli anni del «sacco di Palermo» e quelli della mattanza di mafia. Usando con una maestria da togliere il fiato tutti i registri narrativi, dal tragico all’onirico al comico al sentimentale, Enia restituisce un impietoso ritratto di un mondo ricolmo di ironia e violenza, con una scrittura carnale, epica, dolce e feroce.

Categoria: Narrativa

Editore: Dalai

Collana:

Anno: 2012

ISBN: 9788866202110

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Con il suo primo romanzo, giunto a ridosso della cinquina che si è contesa il premio Strega 2012 e finalista del premio Bancarella 2012, Davide Enia dimostra che nelle sue vene scorre sangue siciliano verace, quello che animò anche  Verga e Pirandello. “Così in terra” è una rappresentazione che combina verismo – in una reinterpretazione dei giorni nostri e con uno stile arricchito dal palermitano, “un dialetto bello e profondo, capace di velocità e forza” – e senso drammatico del teatro, dosando le due ispirazioni con il gusto crudo per il colore.

La storia narra la saga di tre generazioni in una mescolanza di dimensioni temporali, grazie alle quali l’autore intercala i fatti della guerra d’Africa vissuti dal nonno, i decenni del dopo guerra e i fatti di mafia più recenti (“Nella strada dietro la piazza, grida, ambulanze e sirene della polizia. La colonna sonora di Palermo”).

L’atmosfera che si respira è quella di una guerra perenne, anche perché i protagonisti (Davidù detto “Il poeta”, suo padre “Il paladino”, tragicamente e prematuramente morto in un incidente stradale, e lo straripante zio Umbertino) praticano la boxe con il sogno – infrantosi per il padre e per lo zio – di diventare campioni nazionali. Sebbene Davidù bambino dichiari agli altri coetanei: “Mica sono come voi che volete fare il lavoro dei vostri padri, io posso fare quello che voglio, io sono più fortunato di voi, io sono orfano.”

Il romanzo, dicevo, è pervaso da crudezza e crudeltà: nei rapporti personali (non solo tra gli adulti, ma anche tra i bambini pronti a infierire sul più debole, quel Gerruso al quale viene chiesto un terribile rito sacrificale), nella rappresentazione del rapporto tra i due sessi secondo gli stilemi propri del maschilismo più bieco, nel simbolismo mafioso (“Se l’ammazzato ha i coglioni in bocca è perché ha fatto danno con la femmina sbagliata; i piedi nel blocco di cemento e poi giù in mare è la sorte per chi s’ammucca i piccioli della famiglia; il morto con il pesce in bocca è uno che parlava assai.” Sino alla “squagliatina nell’acido”).

E questa essenza umana, ferina e primordiale, invade le pagine senza soluzione di continuità rispetto al mondo animale (“Il primo maiale, il padre di Nicola glielo fece sgozzare a sette anni … Con le galline la regola è semplice: una mano tiene fermo il corpo, l’altra gira il collo.”), che ispira metafore cruente (“gli attimi che precedono la mattanza, quando la fiocina è ancora salda nelle mani …”) . E si unifica ai fatti estremi vissuti dai soldati in terra d’Africa e interpretati dal nonno.

Eppure, nella Palermo assediata dall’emergenza criminale (“Mi mancava un solo incontro per il titolo nazionale, uno soltanto, quando a Palermo, dopo cinquant’anni, tornarono le bombe”), ove occorre “cambiare strada per un’intuizione improvvisa, diffidare delle facce estranee, provare ansia quando sotto casa si trovava  parcheggiata un’automobile mai veduta prima”, sbocciano alcuni fiori.

Come lo sport. Così “il pugilato serve a mantenere un equilibrio costante … è una disciplina che insegna il rispetto e il sacrificio”.

E le amputazioni e le violenze narrate permettono e promettono un contrasto: perché “le ferite della carne, ago e filo e non sanguinano più. I tagli dell’anima, invece, sono fontane di sangue.”

In questa prospettiva, la parte finale del romanzo si mantiene drammaticamente incalzante: lì si susseguono i punti di vista e le angolazioni narrative convergono tutte su Davidù, che lotta per il titolo nazionale e per conquistare il suo sogno d’amore. A questo punto per il lettore non è più soltanto un dettaglio scoprire se “il poeta” riuscirà a laurearsi campione, visto che “le finali nazionali erano tabù per la mia famiglia.”

Nel punto di accumulazione dell’adrenalina e della tensione, mi sono ritrovato sotto il ring e ho sentito una scarica di pugni, alcuni dritti dritti allo stomaco. Immedesimandomi nella faziosità di Gerruso. “Così in terra”, così è stato per …

 

… Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Davide

Enia

Libri dallo stesso autore

Intervista a Enia Davide


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

In un pittoresco mosaico di stravaganti preghiere si dipanano storie cucite ad arte, tra il sacro ed il profano. Questi racconti sono perle di un rosario, gocce stillanti, e voci fuori dal coro. Un campionario di vicende narrate senza filtri, dove il perbenismo non è ammesso e dove prendono vita in maniera spontanea e bestiale, solipsistiche aberrazioni del sé. Perché la verità condita da bianche bugie è più nera del sole. Profane preghiere scandiscono il tempo dell'incertezza. Qui dove nessuna lezione di vita viene impartita. Racconti diversi a volte per-versi inscenano un carosello di esistenze violate. Dove il sacro è pretesto per riscoprire il corpo e il credo solo un vincolo profano. Non vi è spazio per l'ipocrisia della correttezza in queste pagine sporcate dalle penne di anime originali e controcorrente. Una raccolta di diciotto racconti curata dall'autore Simone Pozzati. Un mix di scrittori in cui spiccano i racconti di autori noti al panorama nazionale come Marilù Manzini, il poeta beat Antonio Veneziani, il regista Livio Galassi, il biografo e poeta Ignazio Gori, lo scrittore Maurizio Valtieri, il commediografo Simone Romano e l'editore Simone Di Matteo.

Del sacro e del profano

Pozzati Simone e autori vari

Jean Daragane, scrittore parigino vicino alla settantina, vive in totale solitudine, fuori dal resto del mondo. Una sera, però, dopo mesi in cui non ha letteralmente parlato con nessuno, il telefono di casa squilla: si tratta di un uomo che dice di aver ritrovato la sua agenda, perduta su un treno. Daragane inizialmente è recalcitrante a incontrarlo; rompere il suo isolamento gli costa, e i numeri segnati su quella rubrica non gli interessano più. Ma infine accetta un appuntamento. E cosi che conosce l'ambiguo, mellifluo Gilles Ottolini e la sua sottomessa e giovane compagna, Chantal Grippay. L'appuntamento farà ripensare Deragane al suo primo romanzo e gli farà rivalutare una serie di dettagli a suo tempo trascurati che lo porteranno a riscoprire l'importanza della memoria, della nostalgia e dell'amore rimosso, ma mai sopito.

Perché tu non ti perda nel quartiere

Modiano Patrick

Dancing Paradiso è un locale notturno di una crudele metropoli, dove “non bisogna essere buoni per entrare / prendono anche le carogne / e qualche volta le fanno cambiare”. È in quel locale che un angelo custode – “Angelo angelica” – tenta di far confluire i cinque protagonisti di questa narrazione in versi: Stan, il pianista triste, che prepara un ultimo concerto per Bill, l’amico batterista morente in ospedale, Amina, giovane profuga che ha perso la madre passando il confine. Ed Elvis, un grottesco obeso hacker chiuso in casa da anni, forse mitomane, forse assassino, La poetessa Lady raffinata e ubriacona, ossessionata dal suicidio. Cinque “creature della notte / senza un rifugio nel mondo / mannari senza luna”, di cui a poco a poco, mentre si avvicina la serata al Dancing, scopriamo la storia grazie al racconto condotto per loro voce. Assoli malinconici, struggenti, comici, crudeli, furibondi. Costretti alla solitudine, ciascuno di loro sembra aver perso ogni speranza. A vegliare perché possano incontrarsi, perché possano unire voci e musica in un racconto polifonico che indichi una possibile via di salvezza, l’angelo/a caduto dal cielo per stare con gli uomini, un angelo straccione dalle ali sporche di fango, lui stesso solo fra i soli.

Dancing Paradiso

Benni Stefano

Romanzo che nel 1929 segnò l'esordio di Marguerite Yourcenar nella letteratura, "Alexis" ha la qualità propria dei libri che restano nel tempo: una grandezza che si riconosce solo più tardi, come è avvenuto per l'"Opera al nero" e per le "Memorie di Adriano". E' la storia di un giovane che cerca di uscire dalla situazione falsa che mette in scacco il suo matrimonio. Al momento di abbandonare la moglie, egli le scrive le ragioni del suo distacco, chiamandola a testimone della lotta vana che ha condotto contro la propria inclinazione omosessuale. Reagendo a una prova precedente che indulgeva alla moda delle biografie romanzate ("Pindare"), la Yourcenar, ventiquattrenne come Alexis, si concentra qui per la prima volta su una vicenda delimitata, 'intimista', spingendosi in profondità nella psicologia del personaggio. L'omosessualità e il titolo stesso del romanzo richiamano un'opera giovanile di Gide (il "Traité du vain désir") ma si avverte molto più forte l'influenza del Rilke di "Malte Laurids Brigge", a cui sono vicini il tono, gli scrupoli, la religiosità di Alexis, quella tenerezza diffusa che egli emana sulle persone e le cose. Un libro raro, e di quelli della Yourcenar uno dei pochissimi ch'ella non abbia provato a riscrivere, paga di aver detto quanto c'era da dire.

Alexis

Yourcenar Marguerite