Letteratura americana

Cosmopolis

DeLillo Don

Descrizione: «Nell’anno 2000. Un giorno di aprile». Siamo sull’East River. Il giovane miliardario Eric Packer sale sulla limousine per andare a tagliarsi i capelli a Hell’s Kitchen, il quartiere dove è nato e cresciuto. È l’inizio di un viaggio che lo porterà ad attraversare Manhattan per andare incontro al proprio destino. Eric Packer non pare intenzionato a uscire dal proprio mondo e, blindato nella limousine su cui viaggia, controlla i mercati finanziari globali da cui è ossessionato, racchiuso nella sua bolla di lusso. Ma il mondo esterno è più forte di ogni suo tentativo di starne alla larga. In un solo giorno, perciò, incontrerà gli uomini e le donne della sua vita, si troverà a partecipare al funerale di un famoso rapper, a un rave party all’interno di un teatro abbandonato, a una protesta no-global repressa con violenza dalla polizia, in una spirale di autodistruzione che sembra non giungere mai alla fine. A nove anni dall’uscita del libro, David Cronenberg porta in concorso a Cannes 2012 Cosmopolis con Robert Pattinson che interpreta il giovane miliardario Eric Packer.

Categoria: Letteratura americana

Editore: Einaudi

Collana: Tascabili scrittori

Anno: 2006

ISBN: 9788806180805

Recensito da Angelo Favaro

Le Vostre recensioni

Cosmopolis. “Consapevole di ciò che mi sta intorno” De Lillo nell’incubo della contemporaneità

Cosmopolis mette in forma romanzesca la fine dell’Impero, la caduta di Bisanzio, dove ovviamente Bisanzio è New York e, invece di trovarci nel 29 maggio 1453, siamo in un giorno di aprile del 2000; Costantino XI della dinastia dei Paleologi potrebbe essere interpretato da Erik Packer, giovanissimo miliardario; il nemico non è Maometto II con l’esercito turco, ma i riti e i miti della civiltà dei consumi ormai travolta dalle distorsioni del capitalismo maturo, nel suo stadio terminale, morituro, ma non morto.

Un intero giorno per recarsi dall’appartamento di 48 stanze sull’East River, attraversando Manhattan, fino a Hell’s Kitchen, solo per tagliarsi i capelli, su una limousine, che «aveva il pavimento in marmo di Carrara, estratto dalle cave in cui Michelangelo, mezzo millennio prima, aveva sfiorato con la punta del dito la bianca pietra stellata». In un giorno nel quale sarebbe opportuno non muoversi, Erik invece sulla sua auto incontra analisti, consulenti, il medico, gli amici, amori, lavora, beve, riflette, fa l’amore, parla. Un giorno come nella tragedia greca, per rispettare l’unità di tempo, ma divagando rispetto all’unità di luogo, se non si considera la limousine, perché in tal caso anche l’unità di luogo è salva. L’unità d’azione è poi assicurata dall’assenza d’azione, almeno fino alla conclusione del romanzo, conclusione che non voglio rivelare! Il giorno scelto è capricciosamente quello nel quale il Presidente degli Stati Uniti andrà nella città di New York: le strade saranno intasate dalle proteste e dalle manifestazioni di dissenso, e Erik viaggerà lentamente e pazientemente, fino alla meta. Tutti dubitano e sanno dubitare. Lui, non può dubitare. Perciò sfida la vita, la città, le previsioni finanziarie, le sue ossessioni, le ambiguità.

Quel che Don De Lillo riesce a instillare nel lettore in Cosmopolis, da maestro della narrazione che sa attraversare tutti i registri, dal filosofico al burlesco, dal drammatico all’aulico, fino all’elegia, toccando vertici poetici e cadendo nella più infima melmosa e pastosa espressione gergale, è il ritmo dell’enigma. Dalla prima all’ultima pagina del romanzo a dominare è proprio l’insensatezza di un’intera civiltà, quella capitalistica e degli intermittenti flussi economici e finanziari, alla ricerca di un significato, che sosta nel dubbio e nell’inquietudine del disfacimento senza fine. In Cosmopolis, il passato e il futuro incombono a loro modo su un presente devastato e devastante, e questa devastazione è narrata da Don De Lillo fra le righe di tutto il testo, ove si arrischia a inserire la storia parallela delle Confessioni di Benno Levin, come intermezzo esistenziale alla prima parte e alla seconda parte del romanzo. Surreale la presenza di Benno che ha ossessioni mentali scollegate dall’azione e soffre di panico culturale contratto su internet. Benno è lo scrittore. Uno scrittore che vuole assomigliare a un altro.

La narrazione è rapida, quasi violenta, lascia col respiro a metà. Il flusso degli incontri è travolgente.

«Il sesso ci smaschera. Il sesso vede dentro di noi. Ecco perché è così devastante».

Erik non riesce a dormire, fa ginnastica, è ossessionato dallo yen, investe una fortuna per farlo crollare, ma le cose vanno diversamente. È un geniale analista finanziario. Ama l’arte. Ha anche una moglie che scrive poesie, e al contrario degli altri lei non fa sesso con lui.

La sua fiducia è in un’eloquenza tutta particolare e lontana dall’eloquenza della Scolastica: «L’eloquenza di alfabeti e sistemi numerici, ora pienamente realizzata in forma elettronica, nel sistema binario del mondo, l’imperativo digitale che definiva ogni respiro dei miliardi di esseri viventi del pianeta. Lì c’era il palpito della biosfera. I nostri corpi e oceani erano lì, integri e conoscibili».

Cosa cerca dunque Erik? Nulla! Nemmeno sé stesso … nulla fatto di nulla … rimane la pulsione e la deviazione, che però non ci cercano, ma si agiscono, si affrontano, si condensano nell’insaziabile pretesa di consunzione.

«Nessuno morirà. Non è questo il credo della nuova cultura? Verranno tutti assorbiti dentro flussi di informazioni. Non ne so nulla. I computer moriranno. Stanno morendo nella loro forma attuale. Sono quasi morti come unità distinte […] si stanno fondendo nel tessuto della vita quotidiana».

Non un romanzo sulla comprensione dell’uomo e del mondo, ma sull’impossibilità di conoscere l’uomo e il mondo, dunque sull’oppressione e sulla incomprensione, in un crescendo di violenza anch’essa insensata. Incomprensibile. L’incubo non è nel non riuscire a comprendere, ma nel non voler nemmeno tentare di comprendere quel che è oltre le analisi e i pixel dei dati.

Cosmopolis è un grande romanzo distillato in poche pagine, uno di quei romanzi capaci non solo di disturbare, ma di turbare profondamente, perché nemmeno la morte può più salvarci dall’essere perfettamente “consapevoli di ciò che ci sta intorno”, ma non da quel che ciascuno è dentro.

Angelo Fàvaro

Qui qualche informazione in più sul film tratto dal libro.

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