Poesia

Costellazioni di Ilaria Spes

Spes Ilaria

Descrizione: La silloge poetica vincitrice del Premio Casinò di Sanremo 2018

Categoria: Poesia

Editore: De Ferrari

Collana:

Anno: 2018

ISBN: 9788864059716

Recensito da Franco Di Carlo

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Costellazioni di Ilaria Spes

Queste Costellazioni di Ilaria Spes (Genova, De Ferrari, 2018) sono inserite in un canone topologico e cronologico in cui lo spazio risulta sempre temporalizzato. al pari del tempo che viene spazializzato. Uno spazio-tempo, quindi, che investe sincronicamente anche i luoghi e gli istanti dell’andamento espressivo, delle scelte tecnico-formali, e i temi e i contenuti (simbolici) della poesia. Come anche le indicazioni delle stagioni e delle costellazioni: poesia astrale, dunque, mitica e naturalistica. Un panismo, quasi religioso, perciò, e certo non-dannunziano percorre il discorso poetico di Ilaria Spes: basti pensare alla Chioma (cometa) di Berenice (di origine callimachea) e ai vari insiemi stellari che corrispondono, naturalmente, ai vari tempi-spazi stagionali: primavera, estate (Lira)  e autunno (Andromeda). Le poesie, dunque, “brillano” di luce riflessa ma pura e divengono nutrimento dell’anima e dell’ars poetica, specchio del De-siderio provenendo e nascendo dal Cielo Stellato. Un’origine quindi sicuramente mitica e sacrale. La natura, vegetale e animale, è perciò umanizzata: parla, sente, ascolta, piange, gioisce, desidera, sogna, prova sensazioni e sentimenti. E contemporaneamente, l’esser-ci dell’uomo viene “naturalizzato” e considerato un elemento Principale della Natura-naturans-Mater: la sua esistenza è inconcepibile senza questa originaria dimensione “sacra”, simbiotica e simpatetica. La Musa Naturale e Poetica esprime una musicalità “celeste”: di qui il ricorso a scelte figurali quali la sinestesia, l’anafora e l’ossimoro: che prevalgono sicuramente a dimostrazione del chiaro obiettivo e procedimento espressivo di Ilaria Spes: conferire al dettato poetico una sintassi e sopra tutto un ritmo (discorsivo e tematico), dolcemente e malinconicamente “vago” e melodico, una nuova e delicata “armonia”. Per questo sono presenti echi leopardiani, presenze pascoliane, rimandi ungarettiani: il Viaggio nasce, dunque, da una mancanza iniziale, che conduce al sogno, all’attesa, al de-siderio, alla nostalgia della vicinanza. E infine al “dolce naufragio” nel Mare della Vita della Natura. Poesia visiva, perciò, con-sustanziale agli Elementi Primigeni: l’acqua, il mare, la terra e il cielo, la Luna, il sole, i cicli del Dì e della Notte, della luce e dell’oscurità, dell’Anima e del Corpo, delle Stagioni e delle Costellazioni.                                                                                                                                                                                   
Franco Di Carlo
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