Classici

Cuore

De Amicis Edmondo

Descrizione: Il diario di Enrico, un bimbo torinese di terza elementare, ci conduce per mano giorno dopo giorno attraverso le diverse tappe di un anno scolastico denso di avvenimenti gioiosi e tristi. Lo scrivano fiorentino, la maestrina dalla penna rossa, il severo maestro Perboni, il buon compagno Garrone, il povero figlio del carbonaio sono tra i piccoli grandi protagonisti dell'Italia risorgimentale che in questo libro prende vita ancora oggi, a oltre cento anni dalla pubblicazione. Straordinarie storie di eroismi quotidiani capaci di imprimersi nel cuore dei lettori odierni come di quelli di un secolo fa, lasciando un ricordo indelebile.

Categoria: Classici

Editore: Rizzoli

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788817046749

Recensito da Sandro Salerno

Le Vostre recensioni

In occasione di compleanni e di domeniche in giro a far spese, ai ragazzini vengono regalati libri di Geronimo Stilton, di sua sorella Tea, di sua nonna, di suo cugino e del fidanzato del cugino, per la pari opportunità.

Qualche decennio fa invece uno dei primi libri da leggere, insieme a Gianburrasca e Ventimila leghe sotto i mari, era Cuore di Edmondo De Amicis.

I papà e le mamme vedevano in quel libricino un esempio da dare ai propri figli, per le storie di sacrificio, di affetto familiare, abnegazione, amor patrio e generosità che vi erano narrate.

Che cambiamento si è avuto, rispetto ai giorni nostri! I figli del nostro tempo talvolta prendono a badilate sui denti i genitori, dopo averli incaprettati. I loro papà talora non disdegnano un calcio sul popò dei loro marmocchi.

Invece toccherebbe far leggere Cuore sia ai grandi che ai piccoli.

Chi non ha mai sentito parlare di Garrone? Di Franti o della Maestrina dalla Penna Rossa?

Lo stile non è affatto moderno, ricco di termini desueti e una caterva di virgole, punti, proposizioni principali con incisi e subordinate. Praticamente tutto ciò che viene spacciato per nefasto dalle odierne scuole di scrittura creativa.

Però corre smilzo e leggero dalla prima all’ultima pagina, con soventi scatti di commozione per le storie che vi sono sciorinate.

È il racconto che fa della sua scuola un ragazzino, dei suoi compagni di classe, degli insegnanti e della società del suo tempo, frammisto alle lettere che gli scrivono la madre e il padre (non c’erano né email né WhatsApp) e a racconti mensili intercalati tra una mezza giornata e l’altra.

Viene descritto il più bravo della classe, quello anche più ricco e bello, Derossi.

Quello più buono e generoso, giuggiolone per statura e chili di peso, Garrone.

Il Muratorino, per via del lavoro di suo padre.

Il maestro Perboni, solo e indifeso dopo la morte della madre, che considera i suoi scolari come la sua famiglia.

Franti, il più cattivo e accidioso della classe, quello che speri si rompa una gamba ad ogni malefatta che compie.

Tra le cose che succedono nella classe e nelle case si delinea anche un quadro dell’Italia unita da poco. Non per niente i personaggi sono torinesi e immigrati in Piemonte, con la rigidità sabauda e il senso del dovere dell’antica monarchia.

Anche se colui che descrive tutto quanto è un ragazzino di terza elementare, Enrico, sono gli altri a colpire per la forza dei loro caratteri e per le qualità negative o positive che incarnano.

A questi si aggiungono altre vicende slegate dal racconto prettamente scolastico sotto forma di storie mensili: c’è la storia “Dagli Appennini alle Ande“, do you know? E poi, “La piccola vedetta lombarda“, “Il tamburino sardo“, “Il piccolo scrivano fiorentino“. Storielle che vengono citate nel linguaggio comune sotto forma di metafore o emblemi immortali.

È davvero un libro di insegnamenti: ogni evento, storiella, colloquio, fa la morale. Ce n’è una per quasi tutte le condizioni dell’uomo.

Non ci si può non affezionare al maestro Perboni: “Avevo ancora mia madre l’anno  scorso. Mi è morta. Son rimasto solo. Non ho più che voi al mondo, non ho più altro affetto, altro pensiero che voi .Voi dovete essere i miei figliuoli. Io vi voglio bene, bisogna che vogliate bene a me.”

In una classe di cinquantaquattro alunni, dove si usano ancora i pennini col calamaio e le stampe, i ragazzi arrivano acchittati e col berretto. Anche quelli figli di poveracci. Lo spazzacamino, il carbonaio, il figlio del ferroviere.

Garrone che vien voglia di tenerlo amico, tutti protegge e per tutti si immola:

È il più alto e il più forte della classe, alza un banco con una mano, mangia sempre, è buono. Qualunque cosa gli domandino, matita, gomma, carta, temperino, impresta o dà tutto; e non parla e non ride in iscuola: se ne sta sempre immobile nel banco troppo stretto per lui, con la schiena arrotondata e il testone dentro le spalle; e quando lo guardo, mi fa un sorriso con gli occhi socchiusi come per dirmi: – Ebbene, Enrico, siamo amici? – Ma fa ridere, grande e grosso com’è, che ha giacchetta, calzoni, maniche, tutto troppo stretto e troppo corto, un cappello che non gli sta in capo, il capo rapato, le scarpe grosse, e una cravatta sempre attorcigliata come una corda. Caro Garrone, basta guardarlo in viso una volta per prendergli affetto“.

Alcuni ragazzi incollano il tempo che trovano per aiutare la famiglia a tirare la carretta, come Coretti:

Che vuoi, – mi disse, – metto il tempo a profitto. Mio padre è andato via col garzone per una faccenda. Mia madre è malata. Tocca a me a scaricare. Intanto ripasso la grammatica. È una lezione difficile oggi. Non riesco a pestarmela nella testa.”

Chi non vorrebbe un figlio così?

Il libro è di un altro secolo, ma sembra quasi di un altro mondo.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Edmondo

Amicis

De

Libri dallo stesso autore

Intervista a De Amicis Edmondo


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Una delle espressioni più comuni nella nostra epoca, per asserire che il mondo oggi va meglio di allora, è: "Non siamo mica nel Medioevo!". Eppure quel periodo definito buio non lo era poi quanto si crede e si dice.Troviamo qui le storie di venticinque donne che furono regine, sante e streghe. Quello che accomuna tutte loro è il potere, più o meno grande, che giunsero ad avere, nonostante la dominanza maschile vigente allora in quasi tutti i campi. Queste donne del Medioevo raccontano una realtà diversa da quella che viene proposta nei libri di storia. Le regine governano su vasti territori e sottomettono uomini, le sante e le mistiche sono donne di notevoli doti intellettuali che apportano alla comunità il loro sapere e indirizzano le scelte dei potenti, le streghe sono contadine che conoscono l'arte medica, e quelli che noi chiamiamo "i rimedi della nonna". I racconti, sintetici e incisivi, mostrano come il "periodo di mezzo" debba esser conosciuto anche per la vivacità intellettuale delle donne di allora, riconoscendo la loro grande forza e importanza, in modo che si possa ristabilire, nella storia di questo periodo, il giusto "equilibrio di genere".

Di regine, si sante e di streghe

Franceschi Susanna Berti

IL CIRCOLO DEL LIBRO – PRIMO INCONTRO

Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza... Età di lettura: da 12 anni.

Divergent

Roth Veronica

È uno strano prete, don Leo. Emotivo, poco paziente, anticonformista, pieno di dubbi, detesta le gerarchie e non riesce a nascondere un profondo rancore verso suo padre, che reagì al matrimonio sbagliato semplicemente andandosene quando lui era un bambino. Proprio per questo ha deciso di prendere i voti: per trovare una famiglia, un conforto, risposte a domande insostenibili. Così, a trentatré anni, Leo affianca l’anziano don Fermo in una parrocchia a due passi dalla nuova Milano dei grattacieli. In un mondo in cui il Male è quasi inevitabile perché diffuso, e il Bene difficile da immaginare, Leo cerca ostinatamente Dio in ogni cosa, anche se una voce interiore gli sussurra che forse dovrebbe smettere.

Bruciare tutto

Siti Walter