Narrativa

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Fiorello Catena

Descrizione: Un padre che rientra a casa dalla caserma in cui lavora, a Siracusa, e chiede alla moglie, impegnata a far quadrare i conti di casa cucinando piatti semplici: "Stasera cosa mangiamo, grilli?". E una ragazzina di tredici anni, alta, magra, con i capelli a caschetto, che fraintende lo scherzo e immagina un'invasione di insetti sulla tavola intorno alla quale siedono insieme a lei i fratelli Rosario, Beppe e Anna. Comincia così questo libro intimo, commovente, esilarante in cui Catena Fiorello racconta attraverso ricordi personali - legati ai sapori e ai profumi tipici della cucina siciliana e di una tradizione povera del gusto - la sua visione non soltanto dell'arte gastronomica, ma dei valori che si apprendono mangiando. Un libro per riscoprire l'incanto di stare insieme e di condividere il calore della tavola e della famiglia.

Categoria: Narrativa

Editore: Rizzoli

Collana:

Anno: 2013

ISBN: 9788817037570

Recensito da Ornella Lodin

Le Vostre recensioni

Solo quando avesse parlato di argomenti che conosceva in prima persona, Jo March sarebbe stata una grande scrittrice. Questo fu il consiglio del professor Fritz Bhaer alla giovane amica.

Si può forse affermare lo stesso con l’ultima opera, in ordine di tempo, dell’autrice Catena Fiorello.

Già nota al pubblico con Picciridda e Casca il mondo casca la terra, in “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” si perde l’artificio della composizione letteraria e viene fuori ciò che l’autrice effettivamente conosce: il suo vissuto.

La storia della famiglia Fiorello, l’infanzia dei genitori tra gli stenti, figli del dopoguerra, figli della fame e della miseria più nera e la quotidianità di una famiglia come tante, tra gli anni ’60 e ’90, divisa tra piccoli paesi di provincia: Letojanni e Augusta.

La cucina, fulcro del focolare domestico, dove l’immaginifica Catena studia mentre la mamma cucina e dove consuma i suoi pasti con i fratelli. Il menù “grilli”, ovvero come una madre accorta e di mezzi limitati riesca a creare in cucina piatti gustosi con ingredienti semplici e rigorosamente di stagione per la sua famiglia.

L’autrice non manca di sottolineare tra le pagine le scarse finanze e mezzi della famiglia come leitmotiv a volte sin troppo ripetitivo, quasi come a voler abbassare i toni al grande successo dei Fiorello”s”, persone come altre, che la fama e la ricchezza non sono che sopraggiunte in seguito, dopo tanta gavetta, con aspettative e aspirazioni spesso spezzate, a causa proprio di quelle restrizioni economiche, oppure inaspettatamente realizzate nonostante i limiti. Tra i messaggi della Fiorello vi è quello che la scarsa disponibilità di denaro, tolte le spese che permettono di mandare avanti la gestione della casa e della dispensa, devono essere prese non come fonte di abbrutimento ma come sprone ad aguzzare l’ingegno. Il darsi da fare, rimboccarsi le maniche: da qui i loro successi.

Nelle pagine trasuda tutto l’affetto che la Fiorello ha nutrito per i genitori, e quando descrive il padre sembra quasi di rivedere quel Modugno interpretato dal fratello minore.

Il termine giusto per definire questo romanzo-ricettario (a fine narrazione della quotidianità della famiglia Fiorello, l’autrice elenca le ricette del “menù grilli”) èevocativo, o forse lo è per coloro che sono cresciuti essi stessi tra quelle vie dei piccoli paesi descritti tra le pagine, riconoscendo con stupore, seppure con qualche decennio generazionale, le botteghe e le persone, e ancor più: la mentalità.

Ci si domanda se la bellezza di questo lavoro sia oggettiva o soggettiva, perchè alcuni lettori riconoscono i luoghi descritti e il modo di viver, da qui la bellezza evocativa della narrazione, e se lettori di altri paesi vi scorgano, nonostante appartengano a luoghi diversi, la stessa bellezza, quindi, oggettiva.

Ancor più, quando la Fiorello tende a battersi per ribadire, contro il preconcetto “pubblichi perchè sei la sorella di…” che se non avesse avuto un contenuto degno un editore non lo avrebbe accettato, per quanto dobbiamo darle atto che sia una bella storia, vera, ben scritta, non possiamo non chiederci: la storia della famiglia Fiorello è sì una storia tra tante ma se invece  fosse stata la vita di una famiglia X, con le stesse vicissitudini ma con i componenti che non diventano noti personaggi dello spettacolo bensì onesti padri e madri di famiglia, magari realizzati nel loro ruolo di genitori e nell’ambito lavorativo di operaio in fabbrica e commessa di un supermarket, avrebbero trovato un editore pronto a crederci?

Nonostante tutti i “perchè”, Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimane comunque un testo che val la pena leggere.

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