Giallo - thriller - noir

D’argine al male

Conventi Gaia

Descrizione: Nell'estremo lembo della provincia ferrarese, dove il Po incontra il mare, Giovanni e Iolanda, fratelli e nemici, devono patteggiare per sopravvivere. La loro casa è nascosta nella golena; lì accanto il cimitero. Il Po e l'Adriatico scandiscono ore e stagioni come le campane a morto segnano i giorni dei protagonisti. Lui con un passato di ricoveri psichiatrici, lei priva di uno scopo e intenzionata a trovarne uno. Morendo, la madre ha lasciato dietro di sé le macerie di un morboso attaccamento alla figlia e Giovanni ora può finalmente far scontare alla sorella anni di materne angherie. Ma non sarà questo a innescare il meccanismo che li porterà allo scontro, perché mentre Giovanni trama Iolanda agisce: rimasta senza la madre da accudire, l'anziana donna cerca una bambola a cui prestare attenzioni:Francesca, una bambola viva. Sarà lei a riportare a galla il marcio che cova nel passato di Giovanni e Iolanda. Divisi seppur inscindibili, ma nella vecchia casa non c'è spazio per entrambi.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Le Mezzelane

Collana: Ossessioni

Anno: 2017

ISBN: 9788899964559

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

D’argine al male di Gaia Conventi è una rara combinazione di elementi horror, che attingono alla tradizione classica più nobile e altolocata del genere. Basta scorrere l’indice: ci si imbatte in una sequenza di titoli, icastica e programmatica al tempo stesso.
Il piede: “Il piede rimaneva immobile, chiedendosi perché gli fosse stata levata la vita”.
La sedia: “Avrebbe preso dallo sgabuzzino  la sedia di mamma, quella con le ruote”.
Il sale: “Iolanda ricordava che mamma conservava i cibi col sale da cucina”.
La bambola: “La casa chiuse gli occhi con la bambola, mentre al piano inferiore quattro occhi si fronteggiavano”. E ancora, per rimanere in tema di bambole: “La bambola non aveva più il ragazzo della moto, però aveva una nuova casa e una nuova mamma”.
I topi: “Giurami che non ci sono topi…”.
La signorina: “Era il giorno della signorina e Iolanda doveva fingere di non esistere”.
L’urlo: “Un urlo potente che aveva sollevato la polvere della cantina”.
E poi ancora, in sequenza incalzante: l’impeto, la siepe, la colpa, la tomba, l’attesa.

Dodici capitoli per una storia mozzafiato, che ha due protagonisti: i fratelli Giovanni e Iolanda. Si leggono nel pensiero e vivono in rapporto simbiotico di amore-odio in una casa vicina all’argine sul Po (“Il fiume era una passatoia vellutata tra i vivi del paese e i morti del cimitero”) e in prossimità del… cimitero! (“Aggirarsi tra le lapidi imbiancate non le aveva creato alcun disagio, dalla finestra della sua camera le aveva guardate tante volte…”)

I due consanguinei hanno poche regole, che disciplinano tanto le presenze (“Sei stata tante volte in cantina, la signorina verrà a fare il solito giro, mi chiederà se sto bene e se prendo le medicine”) quanto le assenze (“Quello che si seppellisce sotto la siepe non si tocca più, è la regola”).

Vorrei raccontarvela tutta, questa storia incredibile. Ma non sarebbe onesto nei confronti di chi volesse gustare un horror che si divora in un giorno. E allora mi ritiro in buon ordine e recito il mio ruolo di commentatore che poco rivela, se non lo stupore per questa ennesima prova narrativa di Gaia Conventi.

Vi sono tanti elementi dell’horror classico, dicevo in apertura. Una mamma che ricorda quella dell’Anthony Perkins di Psyco, topi a iosa che riecheggiano i “Ratti nel muro” di Lovecraft, un urlo che sembra dare voce allo Skrik di  Edvard Munch,  miraggi psichici degni del miglior Wulf Dorn per rimanere nei nostri tempi, claustrofobia (“In fondo lei era sempre chiusa in cantina quando la macchina bianca si fermava davanti a casa loro”) e musofobia (o murofobia o muridofobia o surifobia che dir si voglia: lo sapevate che esistono così tanti sinonimi per qualificare una delle fobie più diffuse?), affondi nei traumi infantili (“Anche Giovanni doveva avere un balocco, o avrebbe continuato a sfigurare quelle poverette”) e nelle psicosi dissociative (“Giovanni era fermo in giardino e aveva in testa un fazzoletto da donna”).

Eppure… eppure Gaia ci mette il suo zampino! Nel combinare questi elementi in un intreccio di tensione, ma anche nel pennellare il finale con riflessioni implicite sulla solitudine alla quale spesso l’uomo è condannato e sull’inadeguatezza del nostro apparato socio-sanitario nell’affrontare le malattie dell’anima e della mente. E anche per questo – non soltanto per averci tenuti inchiodati al romanzo con gli occhi sbarrati e magari di notte! – non ci fa rimpiangere l’ironia sferzante e graffiante dei precedenti romanzi.

Bruno Elpis

Restate sintonizzati! Nei prossimi giorni Gaia Conventi sarà ospite nella rubrica “Cinque domande a… e si presenterà nella nostra redazione con… cinque bambole! Non perdete l’occasione di spassarvela con noi e di gustarvi le foto dell’insuperabile Gaia.

Foto di Gaia Conventi 

E a questo link trovate il trailer (da brividi) del romanzo.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 1 commento )

“D’argine al male” di Gaia Conventi. Su “I-Libri” la recensione di Bruno Elpis! | giramenti

[…] La recensione è QUI. […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Gaia

Conventi

Libri dallo stesso autore

Intervista a Conventi Gaia


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Gilia è una studentessa universitaria che si mantiene lavorando nel tempo libero. Il suo sogno è aprire una pasticceria letteraria, ma l'obiettivo adesso è superare l'ultimo esame che la separa dalla tanto sognata laurea in lettere. Lontana dai genitori, il suo punto di riferimento a Napoli è Abeba, sua migliore amica e personal chef. È grazie a lei che ha conosciuto Mario, laureando in legge e suo fidanzato da due anni. Ma proprio quando si sente all'apice della felicità e soddisfazione, le cade il mondo addosso. Mario di punto in bianco decide di lasciarla per la figlia di un noto avvocato di Napoli, nella speranza di fare carriera. Distrutta e incapace di reagire, Gilia sta per abbandonare i sogni di una vita quando Abeba le propone di aiutarla a organizzare una cena che le è stata affidata. Il suo compito sarà preparare il dessert richiesto dagli ospiti: una delizia al limone. Ma la serata le riserverà anche una dolce sorpresa: Matteo. L'incontro tra i due scatena un'attrazione profonda e immediata, che entrambi si sforzano di ignorare. Saranno in grado di lasciarsi il passato alle spalle e abbandonarsi al risveglio del cuore?

Dolce risveglio

Perullo Donatella

Tre racconti, una sola storia. 1944. I nazisti occupano Parigi. Edifici crollati, i corpi delle vittime campeggiano come vessilli nei luoghi degli scontri. Fame, disperazione e rassegnazione riempiono gli animi avviliti dei parigini. Ma c'è ancora speranza nei cuori di chi non si è mai arreso, di chi combatte, di chi ogni giorno ravviva la fiamma del ricordo e di una promessa. C'è bisogno di lotta nel cuore di Vincent, che ha perso tutto ma vuole difendere il futuro di sua figlia. C'è entusiasmo, voglia di vivere e di riconquistare la libertà, nei cuori di un gruppo di operai che non sanno nulla di guerra, di odio, di armi, ma scelgono di ribellarsi al nazismo e di riscrivere il finale ad una insulsa pagina di storia, per la loro città occupata.

La gatta che suonava il piano

Nicodemo Nicola

Raphael - un giovane scrittore di successo, ora in crisi creativa, e ragazzo padre - da sei mesi ha una relazione con Anna. Anna è bella, dolce, intelligente, eppure nasconde qualcosa. Durante un weekend d'amore in Costa Azzurra, a sole tre settimane dal loro matrimonio, Raphael non riesce a trattenersi e, con insistenza, chiede ad Anna dettagli sul suo passato. Anna, esasperata, mostra a Raphael un'immagine dalla galleria fotografica del suo laptop, urlando: "Vedi questo? L'ho fatto io." Raphael inorridisce alla vista di quella immagine e fugge via. Un gesto di cui subito si pente. Ma al suo ritorno, Anna non è più lì. Raphael la cerca sul cellulare, che risulta spento. Torna a Parigi, dove spera di ritrovarla, ma Anna non è a Parigi. Raphael la ama, è pronto a perdonarle tutto. Ma deve ritrovarla. Chiede aiuto a un suo amico, ex poliziotto, Marc Caradec. Insieme perquisiscono la casa di Anna, ma il buio diventa ancora più profondo, e il mistero sempre più denso: nell'appartamento trovano 400.000 euro in contanti e due carte di identità false. Dunque Anna, forse, non è Anna; e le reticenze di Anna sulla propria vita non erano senza motivi; e quell'immagine, spaventosa, rimane, per Raphael, una delle poche tracce da seguire, per scoprire la verità sulla persona che ama.

La ragazza di Brooklyn

Musso Guillaume

Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perché la vita le ha insegnato che non è fatta per l'amore. E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c'è Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernobyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia. Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro il profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane. Quando il dolore arriva a schiacciarli lì in mezzo, sarà la vita stessa a scuoterli con i suoi prodigi, sarà proprio il mare che misteriosamente comincerà a parlare. E questa armata sbilenca si troverà buttata all'avventura, a stringersi e resistere in un on the road tra leggende antiche, fantasmi del passato, amori impossibili e fantasie a occhi aperti, diventando così una stranissima, splendida famiglia. _____________________________________ Fabio Genovesi ha scritto un romanzo traboccante di personaggi e di storie, sospeso come un sogno, amaro ed esilarante, commovente e scatenato come la vita vera. Un romanzo che parla la lingua calda e diretta dei suoi personaggi, che scava dentro esistenze minime e laterali per trovarci un disegno: spesso lo chiamiamo "caso", ma la sua magia è così scintillante che per non vederla bisogna proprio tenere gli occhi stretti.

Chi manda le onde

Genovesi Fabio