Giallo - thriller - noir

Darkland

Grugni Paolo

Descrizione: Il romanzo è ambientato in Germania, nella Foresta Nera. Da qui il titolo, “Darkland”, terra oscura, ovvero la Foresta Nera, ma al tempo stesso la Germania. Karl Jerzyck, un professore di criminologia di Monaco, scopre casualmente delle ossa in un bosco vicino a Karlsruhe. I resti appartengono a delle persone scomparse 25 anni prima in circostanze mai chiarite. Il criminologo e Arno Schulze, l’ispettore della Kripo che aveva seguito il caso all’epoca, riprendono a indagare. Nel corso delle indagini, i due protagonisti si trovano coinvolti nelle trame di gruppi neonazisti collegati a sette esoteriche e occulte. Un viaggio che il riporterà indietro nel tempo. Un viaggio che li riporterà ai campi di sterminio nazisti. La ripresa delle indagini coincide con una serie di nuove sparizioni, questa volta a Friburgo. Perché sono riprese? Cosa sta succedendo nella Foresta Nera? Perché è stata scelta proprio questa zona della Germania? Jerzyck e Schulze scopriranno che qualcuno ha deciso di riprendere gli esperimenti mai conclusi ad Auschwitz da Joseph Mengele, l’angelo della morte. A che scopo? Perché il mondo del neonazismo è in fermento? Chi c’è veramente dietro gli omicidi? Per arrivare a capirlo dovranno richiedere l’aiuto del Bundesverfassungschutz, i servizi segreti. E cosa dovrà essere annunciato di sconvolgente dai neonazisti il 30 aprile del 2015, in occasione del 70° anniversario della morte di Adolf Hitler?

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Melville

Collana:

Anno: 2015

ISBN: 9788899294007

Recensito da Sandro Salerno

Le Vostre recensioni

Il primo concetto che viene alla mente leggendo Darkland, l’ultimo lavoro di Paolo Grugni,è che se fumi quaranta Lucky Strike al giorno come fa il commissario Schulze ti vieneil cancro ai polmoni. Matematico.

Il secondo è che se abiti in una casa prestata ai margini della Foresta nera difficilmente ti imbatti in una serata di pizzica salentina organizzata dalla pro Loco tedesca, ma più probabilmente escono cadaveri dal terreno mentre ti allacci una stringa degli scarponcini. Casualità romanzesca.

La raccontiamo tutta d’un fiato: un professore in crisi con la moglie rinviene delle ossa umane nella Foresta Nera durante un periodo di relax da disturbo postraumatico da stress, scoprendo che sono sparite delle persone decenni prima e altre ne spariranno ancora, sequestrate da neonazisti che vogliono rinverdire le buone pratiche del Furer e cercano gloria per vie traverse, tipo fare dono all’umanità di scoperte scientifiche sensazionali nel giorno dell’anniversario del processo di Norimberga, con contorno di omicidi, inseguimenti, scopate con bionde alte e fighe (come la vuoi immaginare una neonazi tedesca?) e amici biologi che celano di essere anche medici sperimentalisti. In Italia di solito succede che si spacci per vera una laurea falsa.

É evidente che dopo la fine della Guerra Fredda il genere spy story e noir attinge alle vicende mediorientali, neonazi, islamiche. A volte da tutte insieme come sta succedendo realmente con le guerre sante che creano profughi e infiltrati e movimenti di vero razzismo come contraccolpo.

Lo stile è asciutto, c’è un buon ritmo, per niente ridondante, moderno senza arcaicismi.
Si impara un fracco di roba: che i Nazisti erano amanti degli animali, tendenzialmente vegetariani, molto dediti agli esperimenti scientifici (facevano i froci col culo degli altri, gli ebrei… ndr).
Vi sono delle immagini molto poetiche, tipo Schulze, quello del tumore ai polmoni, che dice all’amore della sua vita che avrà tutta la morte davanti per stare insieme.
Si apprendono molte informazioni sull’esoterismo dei nazisti e sulle sue origini, su tanti gerarchi e sulle loro vite, sul dottor Mengele, su simpatizzanti misconosciuti. Konrad Lorenz, sì, quello che amava gli animali, razzista pure lui.

I tedeschi fecero come gli italiani col fascismo: tutti nazisti e nessuno nazista un attimo dopo il crollo del Reich. Vi fu una sorta di eccitazione sessuale verso il Furer e verso la voglia di sottomissione anche sessuale degli ebrei. Nefandezze a gogò.

La parte bibliografica è imponente, meglio di una tesi universitaria. Ogni dettaglio è frutto di ricerca e consultazione di testi letterari e storici. E bravo Grugni!
C’è una massima meravigliosa: la vita è una malattia che porta alla morte. Chapeau!
Come va a finire non è bello dirlo, soltanto avverto di diffidare dei monaci benedettini. Buoni, quelli.

Sandro Salerno

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