Narrativa

Doppio sogno

Schnitzler Arthur

Descrizione: Un'ombra di avventura e di pericolo piomba sulla vita felice ed ovattata di un giovane medico e di sua moglie. Da questo romanzo è stato tratto il film "Eyes wide shut, di Stanley Kubrick.

Categoria: Narrativa

Editore: Adelphi

Collana: Gli Adelphi

Anno: 1998

ISBN: 9788845913792

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

“Doppio sogno” di Arthur Schnitzler è ambientato nella Vienna degli inizi del ‘900 ed esplora il rapporto tra il medico Fridolin e la consorte Albertine.
Schnitzler viene spesso accostato a Freud.
Da “Doppio sogno” Stanley Kubrick ha ricavato “Eyes wide shut”.

In questo commento ci soffermiamo sul fascino misterioso e sulla ritualità delle maschere, analizzando il ruolo che esse rivestono nella storia narrata da Schnitzler. Nella quale, effettivamente, le maschere sono molte.

Durante il ballo che scatena nei due coniugi “il doppio sogno”, “…due maschere in domino rosso” interpellano il marito, “uno sconosciuto dall’aria malinconica e blasé” importuna la moglie.
Da questa semplice e ludica esperienza iniziale si scatenano l’inquietante sogno di Albertine e la notte trasgressiva di Fridolin.
Una vecchia conoscenza del medico viennese, il pianista Nachtigall, lo introduce a una festa segreta: “Io suono, suono… con gli occhi bendati.” “Bendati, ma purtroppo non del tutto. Non così che non possa vedere proprio nulla. Infatti guardo nello specchio attraverso il fazzoletto di seta nera che mi ricopre gli occhi…
“Devi conoscere la parola d’ordine, e ogni volta ce n’è una diversa.”
Il pianista cerca di dissuadere Fridolin, che però è determinato: “So bene che è pericoloso… forse è proprio questo che mi attira.”

Per partecipare alla festa misteriosa, Fridolin si rivolge a un noleggiatore di costumi: “A destra e a sinistra pendevano costumi di ogni genere; da una parte cavalieri, scudieri, contadini … buffoni, dall’altra dame di corte, castellane … regine della notte. Sopra i costumi si vedevano i corrispondenti copricapo. Fridolin aveva l’impressione di passare fra due ali d’impiccati pronti a invitarsi a ballare.”

La festa in maschera si svolge tra donne nude con il volto mascherato e cavalieri in costume: “… e poiché ognuna di quelle figure nude restava pur sempre un segreto e dalle mascherine nere grandi occhi si volgevano raggianti verso di lui come il più insolubile degli enigmi, l’ineffabile piacere della vista gli si trasformava in un quasi insopportabile tormento di desiderio.”

Poi Fridolin viene identificato come intruso. Gli chiedono di togliersi la maschera e lui si oppone: “Essere il solo a viso scoperto fra gli altri mascherati gli sarebbe sembrato mille volte peggio che trovarsi improvvisamente nudo fra gente vestita.” Il medico si salverà soltanto grazie al sacrificio di una misteriosa e avvenente nobildonna.

La maschera ha una funzione scenografica, oltre che simbolica: rappresenta l’alienazione intesa come estraniazione dei due coniugi. È paravento per nascondere le contraddizioni. Solo quando verrà deposta, riaffiorerà la coscienza del reale rapporto con Albertine.

La maschera svolge un ruolo così diverso da quello teorizzato da un grande degli esordi del secolo scorso. Luigi Pirandello, che per bocca di Enrico IV afferma: “Preferii restare pazzo e vivere con la più lucida coscienza la mia pazzia […] questo che è per me la caricatura, evidente e volontaria, di quest’altra mascherata, continua, d’ogni minuto, di cui siamo i pagliacci involontarii quando senza saperlo ci mascheriamo di ciò che ci par d’essere […] Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio, quieto! – Il guajo è per voi che la vivete agitatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia. […] La mia vita è questa! Non è la vostra! – La vostra, in cui siete invecchiati, io non l’ho vissuta!

Un’ultima annotazione sul tema. Ai giorni nostri, nella realtà pervasiva del web, in un’era nella quale i rapporti si sono spesso smaterializzati e corrono nei cavi delle connessioni telematiche, che cosa sono i nickname e gli avatar se non maschere dell’ultima generazione?

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Arthur

Schnitzler

Libri dallo stesso autore

Intervista a Schnitzler Arthur


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Sono storie d’amore, sono incontri di un istante, sono figure femminili indimenticabili. E non importa che siano realmente esistite – e magari frequentate nella Sicilia di tanti anni fa –, o che emergano da qualche capolavoro della letteratura. Il loro fascino rinasce in queste pagine in cui, insieme al maestro, sorridiamo, desideriamo e ci innamoriamo. Di Angelica, di Beatrice, di Carmela, di Helga, di Maria, di Zina... Dalla A alla Z. E pur di conquistarle l’uomo è pronto a tutto, anche andare in bicicletta mentre diluvia o venire malmenato da un lanciatore di coltelli; tutto per fare i conti con i temperamenti, le voglie segrete e i sogni, diversi per ogni donna, in letteratura come nella vita.

Donne

Camilleri Andrea

Perché, poco prima delle Idi di marzo, il giorno fatidico in cui venne ucciso, Giulio Cesare rinunciò a essere accompagnato dalla scorta? E perché proprio Bruto e Decimo, gli uomini più vicini al dittatore, avrebbero dovuto desiderarne e organizzarne la fine? Perché, mentre si recava alla Curia, il dittatore di Roma ignorò tutti coloro che lo avvertivano che sarebbe stato vittima di un complotto? E infine perché, quando venne portato via dopo essere stato accoltellato a morte, un lembo della tonaca gli copriva il viso? Secondo Cicerone il dittatore avrebbe provato vergogna per le smorfie di dolore che gli contraevano il volto nel momento della morte, e si sarebbe coperto per nasconderle. Ma se la ragione fosse un'altra? Furono gli schiavi dello stesso Cesare a portare via il corpo del padrone, con il viso nascosto dalla toga. E solo dopo un certo tempo il medico Antistione dichiarò che Cesare era stato colpito da diciotto coltellate, di cui una mortale. Ai tanti enigmi che si affollano intorno alla più famosa congiura della storia, Franco Forte dà un'incredibile risposta nelle pagine di questo romanzo: e se Giulio Cesare non fosse affatto morto alle Idi di marzo? Forse la congiura non aveva la finalità di ucciderlo, ma di sottrarlo allo scomodo e gravoso incarico di padre-padrone di Roma. Offrendogli così la possibilità di tornare a dedicarsi a ciò che nella vita aveva sempre amato: essere alla testa di una legione, la Legio Caesaris, e combattere per la gloria personale e dell'Urbe. Con un ulteriore obiettivo, che solo una mente ambiziosa come quella di Cesare poteva escogitare: raggiungere i confini del mondo alla ricerca della dimora degli dèi, per strappare loro il segreto della vita eterna. Tra colpi di scena strabilianti e gustosissimi cammei di personaggi storici, Franco Forte ci regala la prima epica avventura di Cesare e della sua nuova legione.

Cesare l’immortale

Forte Franco

Una donna, ormai anziana, mostra i primi segni della malattia che le toglie i ricordi, l’identità, il senso stesso dell’esistenza. È tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire la sua storia, la loro storia. Inizia così il racconto quotidiano di piccoli e grandi avvenimenti, a partire dalla nascita della mamma, Esperia, e delle sue cinque sorelle, nate da un reduce tornato comunista dalla Grande Guerra e da una contadina dritta ed elegante, malgrado le fatiche della campagna, degli animali e della casa. I fili delle loro esistenze si svolgono dagli anni Quaranta fino ai nostri giorni, in un Abruzzo “luminoso e aspro”, che affiora tra le pagine quasi fosse una terra mitologica e lontana. Giorno dopo giorno sfilano i personaggi della famiglia, gli abitanti del piccolo paesino ancora senza acqua né luce; personaggi talmente legati a una terra avara, da tollerare a malapena trasferimenti a breve distanza – la ricerca di un lavoro, l’occasione di poter frequentare una scuola “in città” – partenze che si trasformano in vere emigrazioni con il solo scopo del ritorno. Sono ricordi dolcissimi e crudeli, pieni di vita e di verità, che ricostruiscono la storia di un rapporto e di un’Italia apparentemente così lontana eppure ancora presente nella storia di ognuno di noi.

MIA MADRE E’ UN FIUME

Di Pietrantonio Donatella

Stoccolma, 1767. Deve lasciare la città, subito. Per il giovane compositore, l’unica possibilità di salvezza è affrontare un lungo cammino e rifugiarsi a Trondheim. Lì cambierà identità e, con il nome di Jon Blund, potrà dedicarsi anima e corpo al suo grande amore: la musica. Ma il destino è sempre in agguato e, alla fine, le strade della vita conducono tutte alla stessa destinazione: la morte… Trondheim, oggi. Il detective Odd Singsaker stenta a crederci. Eppure è proprio lì: un antico carillon – risalente al XVIII secolo – adagiato sul petto di una donna barbaramente assassinata, cui sono state asportate le corde vocali. Oltre a quell’indizio inquietante, i suoi uomini non hanno trovato nulla: non ci sono impronte digitali né tracce di DNA, né testimoni che possano fornire un identikit del killer. Per risolvere il mistero, Singsaker deve quindi aggrapparsi a quell’unica, flebile traccia: l’ipnotica melodia suonata dal carillon. E ben presto scopre non solo chi l’ha composta – un certo Jon Blund –, ma anche che, nel corso dei secoli, è stata considerata una musica maledetta. Perché promette il sonno eterno a chiunque l’ascolti…

IL SILENZIO DEL CARNEFICE

Brekke Jørgen