Romanzo storico

Ereticus

Popper Jacob

Descrizione: Quando, puntando il telescopio contro il cielo, Galileo Galilei edificava le basi della teoria destinata a rivoluzionare il modo di concepire l’universo, l’astronomo sapeva che, per affermare la sua dignità di uomo di scienza, avrebbe dovuto fronteggiare i pregiudizi di una vetusta tradizione e i minacciosi strali della Chiesa, ancora convinta di poter dominare la sete di sapere con le torture e i roghi accesi dalla Santa Inquisizione. Gli strali della Curia romana, insieme allo zelo oscurantista dei gesuiti, rivivono nel grande romanzo di Jacob Popper: ricostruzione quanto mai avvincente e accurata degli uomini che, nel clima arroventato del Diciassettesimo secolo, opposero la loro stessa vita alla feroce politica dei tribunali della fede, acerrimi nemici di ogni cambiamento. In un affresco costruito con rara sapienza, tra le pagine di “Ereticus” sfilano, insieme a Galileo Galilei, Marina, la concubina dell’astronomo, Simon Marius, l’alchimista e fra’ Paolo Sarpi, il monaco scettico. Mentre le figure di Filippo Salviati, scienziato progressista, e Giovan Francesco Sagredo, nobile veneziano di idee illuminate, danno un corpo e un’anima alle voci contenute nel “Dialogo su i massimi sistemi”, il libro di Galileo messo all’indice nel 1633, la furia del papato irrompe sulla nuova scienza. E se gli irrequieti studenti di Padova sono pronti persino a sguainare la spada per difendere la concezione copernicana della Terra, Galileo resta solo con la sua ultima profezia, alla ricerca di una verità nemica di ogni dogma, eternamente straniera ad ogni scuola di pensiero e a qualunque confessione religiosa.

Categoria: Romanzo storico

Editore: Castelvecchi

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788876155192

Recensito da Laura Barbieri

Le Vostre recensioni

La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto” (Galileo Galilei, Il Saggiatore, Cap. VI).

Galileo Galilei rivive nelle pagine del romanzo “Ereticus” in tutta la sua grandezza di pensatore, padre della scienza moderna e fondatore del metodo scientifico sperimentale, ma anche in tutta la sua fragilità di uomo, drammaticamente solo di fronte alla potenza della Chiesa del XVII secolo, ferma oppositrice di ogni cambiamento.

Il grande merito della non scontata e non semplice opera di Popper sta nel riuscire a restituirci l’affresco di un ambiente culturale decisamente frenetico, consapevole di essere alle soglie di una rivoluzione epocale; alla continua ricerca di scambi, non solo fra pensatori, filosofi e scienziati delle diverse università italiane, ma anche con la compagine europea.

Oltre al Galileo “pubblico” il romanzo riesce a fare emergere il privato di un uomo che spesso è ostaggio di un carattere non sempre facile. Ed ecco quindi che, accanto a coloro che insieme a Galileo hanno partecipato al dibattito scientifico e filosofico dell’epoca (Paolo Sarpi, Gianfrancesco Sagredo, ecc.), sono descritti anche gli affetti più intimi e quotidiani del pensatore, come l’amante Marina, madre dei suoi tre figli. Particolarmente toccante, all’interno del romanzo, la parte dedicata alle lettere che lo scrittore immagina mandate dalla figlia Virginia, costretta dal padre a prendere i voti insieme alla sorella, che ci raccontano parte delle vicende di Galileo viste attraverso gli occhi di chi non è avvezzo al pensiero scientifico.

La celebre abiura di Galileo viene accennata indirettamente attraverso le parole del suo segretario dalle quali emerge lo sgomento nel ripercorrere un momento estremamente difficile e sofferto nella vita del grande pensatore.

«Come la maggior parte dei suoi avversari, Galileo non fa distinzione tra quello che è l’approccio scientifico ai fenomeni naturali e la riflessione sulla natura, di ordine filosofico, che esso generalmente richiama. È per questo che egli rifiutò il suggerimento che gli era stato dato di presentare come un’ipotesi il sistema di Copernico, fin tanto che esso non fosse confermato da prove irrefutabili. Era quella, peraltro, un’esigenza del metodo sperimentale di cui egli fu il geniale iniziatore. […] Il problema che si posero dunque i teologi dell’epoca era quello della compatibilità dell’eliocentrismo e della Scrittura. Così la scienza nuova, con i suoi metodi e la libertà di ricerca che essi suppongono, obbligava i teologi a interrogarsi sul loro criterio di interpretazione della Scrittura. La maggior parte non seppe farlo. Paradossalmente, Galileo, sincero credente, si mostrò su questo punto più perspicace dei suoi avversari teologi» (Giovanni Paolo II ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze, 31 ottobre 1992).

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