Sulle sedia sbagliata


Sara Rattaro

Felicissimo esordio quello di Sara Rattaro che, con il romanzo “Sulla sedia sbagliata”, ci regala un racconto che coinvolge, commuove, fa riflettere. Completa questi aspetti, già di per sè interessanti, una scrittura precisa, limpida, capace di affrontare anche i temi e le situazioni più difficili con una sensibilità e una leggerezza che non è mai banalità ma rispetto per emozioni talmente profonde che ‘il non detto’ rimane l’unica forma di avvicinamento.

Andrea uccide la fidanzata Barbara in preda ad un raptus dovuto all’abuso di sostanze stupefacenti. Valeria ha scoperto dai giornali che Paolo, il ragazzo di cui è innamorata, ha ucciso la madre. La mamma di Barbara non vedrà più arrivare a casa la propria figlia e non riuscendo ad accettare un dolore così grande si allontana dalla realtà, rifugiandosi in un mondo di fantasia dove la disperazione non può raggiungerla. Zoe attende il trapianto sognando una vita normale e l’amore vero…

Ognuna di noi aveva qualcosa che mancava all’altra…Tutte sedute sulla sedia sbagliata“.

Storie di vite che si intersecano profondamente o semplicemente si sfiorano. Storie di madri che si interrogano, straziate dai sensi di colpa, dalla perdita, dalla senzazione di impotenza che si prova di fronte alla drammatica scoperta di non potere più ‘aggiustare tutto’ e che i propri figli, ormai, si trovano a distanza ‘incommensurabile’. Storie di figli che per affermarsi non riescono a trovarare altra modalità che non sia la distruzione della propria vita, della vita degli altri, della vita di colei che li ha messi al mondo. Storie che, alla fin fine, non sono per nulla distanti dalla realtà in cui ci troviamo a vivere; personaggi che riconosciamo, ai quali ci sentiamo vicini. Immense tragedie che potremmo leggere (o abbiamo letto) sui giornali, che sono accadute poco distanti da casa nostra, di cui abbiamo incrociato i carnefici o abbiamo conosciuto le vittime.

So benissimo come è fatto l’inferno. Non è come lo ha descritto Dante, non ha nulla a che vedere con tutto quello che abbiamo letto a scuola. L’inferno non ha gironi né anelli, e non è neanche una discesa. E’ solo una sensazione che ti pervade… L’inferno è sentirti dire che tuo figlio è un assassino e desiderare con tutte le tue forze di sparire senza lasciare tracce di te, ma scoprire che non è possibile.”

Ci intriga l’intreccio delle vicende che l’autrice costruisce, articolandolo in un giustapporsi di riquadri autonomi che man mano si ricompongono a creare una visione d’insieme in cui tutti i dettagli trovano la loro giusta collocazione. Il passaggio da uno scenario all’altro corrisponde anche all’alternanza delle voci narranti, ognuna con le sue debolezze, i suoi punti di vista, le sue verità. Ad un certo punto i ruoli si confondono: non riconosciamo più con certezza le vittime, i carnefici, i colpevoli e gli innocenti. Ci troviamo davvero messi di fronte alla complessità dell’esistenza, nella sua assurda e tragica quotidianità. E allora ci ricordiamo, come fa la madre di Andrea, come anche noi spesso abbiamo semplicisticamente considerato la vita sempre “bianca o nera” senza coglierne le infinite sfumature.

Categoria:

Anno: 2010

Lingua:

Ialiano

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