Giallo - thriller - noir

FATTO DI SANGUE

Alzamora Sebastià

Descrizione: Un vampiro si aggira per Barcellona, accesa da bombardamenti e sparatorie; lui sta bene nei luoghi dove infuria la violenza, perché può andare a caccia con più comodità. Succhia il sangue dal collo di un bambino, di un sacerdote; uccide a morsi i maiali di un convento clandestino. È superba la quiete tra le mura altissime di questo convento di clausura, che nasconde ventisette monachelle e il vescovo di Barcellona dalla furia anticlericale che impazza là fuori. Suor Concezione ha tredici anni, è una tenera novizia; quando intona il Requiem di Fauré, scende una lacrima a tutta la comunità. Non è solo la forza del suo canto: lei si diverte a riscrivere la musica. Ma quando il vescovo le chiede di comporre da zero uno Stabat mater, suor Concezione trema, non sa da che parte cominciare. E che ripugnanza le ispirano le mani del vescovo, simili a lunghe radici nodose, e il suo alito di vecchio, gli occhi spiritati. Il commissario Muñoz non vuole più dormire, nel sonno gli appare un cane nero che ha il volto di sua madre. La realtà è anche peggio: un bambino e un sacerdote sgozzati per la strada, maiali squartati a morsi in un convento, come se non bastassero i caduti di quella guerra fratricida; e intorno a sé vede solo servi o traditori. Il commissario Muñoz però un amico ce l'ha. Gli soffia il fumo in faccia, a volte è troppo disinvolto, ma lo mette davanti alla bellezza della vita, alla sua giustizia impenetrabile, alla sua energia mostruosa.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Marcos y Marcos

Collana: Gli Alianti

Anno: 2013

ISBN: 9788871686646

Recensito da Angela Del Prete

Le Vostre recensioni

Fatto di sangue è un libro bellissimo e complicato, per le atmosfere evocate, per il periodo in cui i fatti sono narrati, per i personaggi costruiti e raccontati.

C’è un commissario che non vuole dormire, non vuole morire. Vuole fare il suo lavoro, essere lasciato in pace ed essere clemente con chi vuole.

C’è un frate che si accorge che tutta la preghiere di questo mondo non sono in grado di modellare la natura umana. Come sorci ci ammazzeremo l’uno con l’altro…

Ci sono due simpatici individui, un giudice e un medico legale, che danno vita a un progetto ambizioso, pericoloso e magnifico. Qual è il limite tra magnificenza e mostruosità?

C’è una novizia che viene costretta a scrivere uno Stabat mater dal niente. Non ne ha le capacità, non ne ha la forza. Ne sarà schiacciata.

C’è un anarchico che è storpio. Ma è storpio soprattutto nel cuore. Non fa niente per nasconderlo. Sospireremo di soddisfazione quando sua sorella, la madre badessa, gli dirà la verità.

C’è un vescovo in preda al delirio, al desiderio e alla paura e che fatica a nascondere la sua negatività.

E poi c’è un vampiro; si aggira per Barcellona, si nutre del sangue umano e nega tutte le leggende sui vampiri: le chiese, le croci, la luce del sole… anche lui si fa beffe dell’animo umano, constatandone la debolezza.

Tutti hanno una cosa in comune: la madre. La madre intesa come mamma, come guida, come nostro ostacolo e nostra forza.

Lo Stabat mater fa da colonna sonora: la madre del commissario Muñoz, debole da suicidarsi; quella di frate Darder, rassegnata e serena; la madre di suor Concezione, che non potrà mai più abbracciare sua figlia. E ancora, la madre del vescovo, che piange per un figlio creduto morto; la madre di Escorza, che accontentandolo sempre ha contributo a far marcire il suo cuore; la madre badessa che, umanamente, cerca di proteggere le sue suore, il suo convento, suor Concezione. E che come una madre forte, dura e sincera, dice a Escorza le parole che tutti avrebbero voluto dirgli.

In Fatto di sangue, la maternità, nelle sue molteplici accezioni, fa da filo rosso che lega tutti i fatti. La maternità come la morte, la guerra che in quei giorni sconvolge Barcellona. Maternità anche come vita. Perché Fatto di sangue, partendo dalla morte di un sacerdote e di un bambino, passando attraverso personaggi neri e violenti, è un inno alla vita. E alla forza che l’uomo è in grado di trovare dentro se stesso per difenderla.

Non è un libro facile, dicevo, alcuni passi faticano a farsi comprendere e bisogna rileggerli, per scoprirne la bellezza e il profondo significato. Il finale lascia soddisfatti: tutto è stato compiuto, il ciclo della vita continua e la storia ha la sua giusta chiusura.

E se lo Stabat mater di Jacopone da Todi canta il tutto in senso religioso, dicendo che dalla croce e dal sangue del Figlio si troverà la consolazione della grazia, in senso laico possiamo guardare alla madre terra che dalla morte fa nascere altra vita. O almeno, nel caso di alcuni personaggi del libro, la consapevolezza di essere ancora vivi, di essere sopravvissuti alla crudeltà della guerra e all’insaziabilità dei mostri.

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