Narrativa

FELICITA’ POSSIBILE

Zajonckovskij Oleg

Descrizione: Un mosaico di amori, litigi, storie di vite ordinarie nella Mosca contemporanea. Uno scrittore privo di ispirazione fissa la pagina bianca del computer: non c’è verso di scrivere una riga del romanzo che gli hanno commissionato, meglio uscire a fare quattro passi. Da quando la moglie Tamara lo ha lasciato per un affarista pragmatico e vincente, il dolore della perdita si è fatto sottofondo dolce e amaro di giornate vuote passate a fumare, pensare, ricordare… ma poi tutto attorno pare risvegliarsi e alla piccola vita triste, sfaccendata bussano storie fino allora invisibili. Un incontro fugace in ascensore, una chiacchierata al parco con una giovane madre, la gita alla dacia, il rito della sigaretta sul balcone, le voci e il baccano del condominio, gli aperitivi a scrocco nei club letterari, la quotidiana passeggiata con il cane e il romanzo, come la vita, si scrive da sé. Un mosaico di incontri, litigi, flirt, coincidenze, vite ordinarie di personaggi usa-e-getta raccontati per un istante e persi nella megalopoli: la Mosca contemporanea, tra quartieri d’élite e casermoni periferici, caotica, sulfurea, e sensuale. Il protagonista sembra adagiarsi in una rassegnazione apparentemente pacata eppure pronta, nel caso, a riprendersi il maltolto: alla fine l’occasione arriva, come un frutto maturo sarà proprio la felicità a cadere dritta fra le mani aperte.

Categoria: Narrativa

Editore: Atmosphere

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788865640104

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

Spesso paragoniamo la città ad un organismo vivente[…] Respira, si nutre, produce rifiuti, quindi è frutto della natura […] Ma se riconosciamo che la città è un organismo vivente, allora dobbiamo riconoscere la sua origine animale. Inoltre, dobbiamo concederle la priorità e ammettere che non siamo il coronamento della creazione, ma la città[…] E’ lei l’artefice dei nostri destini e padrona della nostra volontà […]. Jurij Michajlovic non sarebbe diventato sindaco, Vasilij Stepanovic conducente di filobus, e io scrittore. Voi, cari lettori, non sareste diventati lettori, perché senza città, non esisterebbe la metropolitana”.

L’organismo vivente di queste pagine è Mosca e, per l’io narrante, non potrebbe essere un’altra città.

Il protagonista è uno scrittore inutilmente impegnato a scrivere un romanzo che non arriva, ad elaborare l’improvviso abbandono della moglie e a cercare un modo per leggere il giornale senza uscire di casa a comprarlo.

La sua vita però, come il suo romanzo, si scrive per strada, tra la miriade di storie già compiute e quelle ancora da compiersi, dentro una città post-sovietica ancora capace con le sue profonde contraddizioni, oggi più di un tempo, di decidere della vita dei suoi abitanti, vecchi e nuovi.

Destini incompleti che nelle mani del protagonista-scrittore diventano personaggi in cerca d’autore, pedine di un mosaico cittadino da spostare nei luoghi giusti, del passato o del futuro, per provare a renderle felici.

Il lettore si immaginerà spettatore di uno schermo da cui, durante la programmazione del film, un attore si rivolga improvvisamente alla sala per una riflessione sulla storia di cui è protagonista. Quell’attore è lo scrittore-io narrante che entra ed esce dalla storia; il lettore si ritroverà, stordito ma divertito, a sbirciare nella vita dei personaggi del romanzo, come fosse quella del proprio vicino di casa.

Il tutto descritto con una scrittura snella, essenziale ed incalzante.

Se è la felicità che cercate, allora non leggete questo libro. Se vi interessa fare una passeggiata in una città dai mille destini, allora questo è il romanzo giusto. Ma non vi aspettate che vi cambi la vita.

Ogni strada è bella se la si percorre a braccetto di una donna. Gli uccelli tubano, beccano l’asfalto, i bambini schiamazzano […]. In momenti simili mi vengono in mente i miei personaggi, quelli a cui una volta ho negato una semplice felicità umana. Venite da me in momenti simili, voi tutti trascurati e immeritatamente offesi da me, vi aiuterò come potrò. Ma affrettatevi perché il tempo stringe”.

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Oleg

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