Giallo - thriller - noir

Fiori sopra l’inferno

Tuti Ilaria

Descrizione: «Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell'orrido che conduce al torrente, tra le pozze d'acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l'esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l'inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l'inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall'età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l'indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura».66

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Longanesi

Collana: La gaja scienza

Anno: 2018

ISBN: 9788830449817

Recensito da Elpis Bruno

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 Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti

Teresa Battaglia è nata il 20 maggio 1958. Ha il combattimento nel cognome e un proclama nel nome (“Le aveva dato quel nome perché credeva che significasse tesoro… in realtà voleva dire cacciatrice”). È una donna con mille difficoltà personali (“Si fugge da ciò che spaventa o ferisce, o vuole farci prigionieri”), ha un carattere scostante e una determinazione non comune. A lei – che possiede quello che normalmente definiremmo un brutto carattere – ci si affeziona scorrendo le pagine scritte da Ilaria Tuti tra i Fiori sopra l’inferno. 

Nell’avventura d’esordio, il commissario Battaglia si confronta con il mistero che aleggia su un gruppo di bambini – Mathias, Oliver, Diego, Lucia, “fratelli di sangue” – e sui loro giochi a Travenì, località delle Dolomiti friulane ove la natura impervia, la temperatura inclemente, la foresta e la diffidenza popolare (“Vedete tutti come intrusi… Travenì era protettiva nei confronti dei suoi abitanti e diffidente verso l’esterno”) rendono ogni cosa più difficoltosa e impenetrabile.

Quando il padre di uno dei bimbi viene ritrovato senza vita e sfigurato (“Il padre di Diego: era senza occhi. Qualcuno glieli aveva strappati, come a santa Lucia…”), la scena del crimine (“Ritualità. Mutilazione. Staging… sembra un inizio”), i particolari del ritrovamento (“Questo feticcio rappresenta l’assassino”) e i principi della criminologia (“La criminologia è un’arte. L’arte di imparare a scrutare cose che uno come te neanche intravede. Ma non è magia: è interpretazione. È probabilità, statistica…”) instillano il timore di una serialità che inorridisce e al tempo stesso sfida chi tutela la sicurezza della comunità montana.

Senza svelare la trama, per lasciare inalterato il senso della curiosità, della tensione e della sorpresa che provoca nel lettore la compulsione a girare le pagine del romanzo, accenniamo soltanto alla temerarietà manifesta (“Le impronte della mano responsabile di quel gesto erano impresse a decine sulla casa… Pitture rupestri… Anche le orme delle scarpe sono ovunque”) e all’insolita ritualità (“Vista. Olfatto. Udito. È questo che ha preso alle vittime… Ladro di sensi…”) che sembrano ipotizzare l’esistenza di una creatura primitiva e selvaggia, che vive in simbiosi con la natura aspra dei luoghi e si manifesta in modo spettrale e spaventoso (“Lui si tinge il volto per assomigliare a un teschio”).

Le indagini porteranno a svelare connessioni con esperimenti psico-sociologici (“C’era qualcosa di sbagliato nella Scuola… Agnes Braun le aveva spiegato la regola dell’istituto: Vedi. Osserva. Dimentica.”) che conferiscono al thriller di Ilaria Tuti una dimensione di ricerca e spingono a interrogarsi – con il contributo della fantasia e dell’invenzione romanzesca – sui limiti e sulle potenzialità della natura umana (“L’uomo primitivo sopravvive in noi, così come ogni gruppo umano può ricostituire l’orda primitiva”, Freud) in una formula narrativa interessante che coniuga il poliziesco con la psicanalisi, la giustizia con la compassione, l’antropologia con la criminologia, l’amore per la natura con l’introspezione.

Bruno Elpis

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Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti è il romanzo segnalato al premio Mario Rigoni Stern 2018 (Motivazione: Ilaria Tuti propone una immagine della montagna lontana da ogni compiacimento e visione edulcorata. L’ambiente alpino è magistralmente descritto dall’autrice nelle sue durezze e malvagità che tuttavia non ne compromettono fascino e suggestione. Le indagini della protagonista portano alla luce storie e dinamiche dove il presente e il passato si intrecciano creando uno scenario ai limiti della credibilità).

Ilaria Tuti sarà al Salone di Torino domenica 13 maggio, Caffè Letterario alle ore 13.30, presentata da Alessia Gazzola.

Foto credits: Beatrice Mancini

 

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Dall’incipit del libro: Una dedicatoria a un becchino? — E perchè no? Non è egli forse un uomo come un altro e — non ve l’abbiate a male — non può egli essere un galantuomo par vostro e mio? Anzi — e sarei pronto a giurarlo sul Vangelo —, ei valeva assai più di tanti e tanti che han titolo di baccelliere, e magari di dottore, i quali col nastrino all’occhiello dell’abito, sono saliti tant’alto da credere che gli onesti non li ravvisino più per quel ch’e’sono: barattieri solenni. Dico perciò che, se aveste conosciuto quel povero becchino, lo avreste, come me, amato e, aggiungo anche, onorato. Io, allora, ero quasi fanciullo; ma quando il brav’uomo morì, portavo già i peli del labbro superiore arricciati dispettosamente all’insù con quella boria de’ vent’anni, che sarebbe molto ridicola, se non fosse altrettanto innocente. Di quel tempo certi fumi si guardan con occhio benevolo, avvegnachè, più o meno, li abbiamo avuti tutti, quei fumi; e, invero, quella è proprio l’età delle leggerezze e delle scappatelle, le quali — ove non passino la misura o il segno — meritano sempre benevolo perdono. A quei giorni io credo che Tomaso Giona, soprannominato il Griso, andasse oltre i sessant’anni; e tuttavia quel numero di pasque se le portava bene.

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