Narrativa

FISICA DELLA MALINCONIA

Gospodinov Georgi

Descrizione: Un ragazzo è affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso. Questo "io" coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull'autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.

Categoria: Narrativa

Editore: Voland

Collana: Sirin

Anno: 2013

ISBN: 9788862431408

Trama

Le Vostre recensioni

Mi ricordo di essere nato come rovo di rosa canina, pernice, ginko biloba, lumaca, nuvola di giugno (il ricordo è assai breve), fiore autunnale turchino di croco intorno a Halensee, ciliegio precoce gelato da una tarda neve d’aprile, come neve che ha gelato l’ingannato albero di ciliegie…

Scopiettante, complesso e visionario, un po’ come le sue opere precedenti, il nuovo romanzo-metatesto Fisica della malinconia dello scrittore bulgaro Georgi Gospodinov (edito da Voland Edizioni e a cura di Giuseppe Dell’Agata). Un testo che esordisce con più inizi e più personaggi. È la storia di un ragazzo affetto da una strana sindrome: soffre di empatia, è capace di immedesimarsi nelle storie degli altri. Inizia così un viaggio nel mondo del possibile, nel labirinto dei sentimenti mai provati, delle cose mai accadute eppure reali più del reale stesso. Questo “io” coraggioso e impertinente va e viene dal passato, fa incursione in un futuro di cui abbiamo già nostalgia, e ritorna con un inventario di storie sull’autunno del mondo, sui Minotauri rinchiusi in ognuno di noi, sulle particelle elementari del rimpianto, sul sublime che può essere ovunque.

In sostanza tutta la mia pubertà può essere descritta attraverso la situazione politica degli anni ’80. Primo bacio a una ragazza. Muore Breznev. Secondo bacio (a un’altra ragazza). Muore Cernenko. Terzo bacio… Muore Andropov. Sono io che li ammazzo? Primo goffo amplesso nel parco. Cernobil. Segue un lungo periodo di semidisfacimento.

La parte migliore del romanzo, così come era stato per le opere precedenti di questo poliedrico romanziere, è senza dubbio quella legata alla Bulgaria del periodo socialista. Una Bulgaria lenta e sorniona. Un Paese quasi felice e immutabile.

Gli avvenimenti reali, quelli a cui non ci eravamo preparati, furono bel altri in quell’anno 1981. Ali agca sparò contro il papa. La Bulgaria viene coinvolta e noi inchiodati davanti ai televisori. Nulla è in grado di ricompattare una piccola nazione quanto la sensazione che tutti sono contro di lei. La Bulgaria non è coinvolta direttamente in nessun altro avvenimento importante. A dicembre venimmo per la prima volta a sapere cos’era l’AIDS. Così nel 1981 finirono ufficialmente gli anni ’60 e tutte le rivoluzioni sessuali furono abrogate per motivi di salute. Ma siccome da noi non erano ancora cominciate, non ne avvertimmo la fine in modo particolarmente tragico.

Un’opera articolata e, a tratti, nostalgica capace di condurre il lettore in una vorticosa corsa da un punto di vista ad un altro, smarrendolo e riprendendolo in più occasioni. Molteplici e contrastanti gli stati d’animo in cui ci si ritrova catapultati, dall’ilarità alla malinconia all’incredulità grazie ad un registro letterario e lessicale davvero originale e ad un susseguirsi ed inseguirsi di storie, che convergono in un’unica complessa storia. Una sinergia di conflitti e ritorni che lasciano il lettore dapprima spiazzato e poi appagato.

Nato a Jambol nel 1968, Georgi Gospodinov è poeta innovativo e raffinato, prosatore e studioso di letteratura, oggi considerato uno dei più noti e promettenti autori bulgari. Con il suo primo romanzo, Romanzo naturale (1999), accolto come una vera rivelazione, ha immediatamente incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo, e ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. È tradotto in varie lingue, fra cui l’inglese, il francese, il ceco, il serbo. Voland ha tradotto e pubblicato anche …e altre storie,  ventuno racconti sospesi tra la complessità narrativa di Borges e il crudo realismo.

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Dall’incipit del libro: Una dedicatoria a un becchino? — E perchè no? Non è egli forse un uomo come un altro e — non ve l’abbiate a male — non può egli essere un galantuomo par vostro e mio? Anzi — e sarei pronto a giurarlo sul Vangelo —, ei valeva assai più di tanti e tanti che han titolo di baccelliere, e magari di dottore, i quali col nastrino all’occhiello dell’abito, sono saliti tant’alto da credere che gli onesti non li ravvisino più per quel ch’e’sono: barattieri solenni. Dico perciò che, se aveste conosciuto quel povero becchino, lo avreste, come me, amato e, aggiungo anche, onorato. Io, allora, ero quasi fanciullo; ma quando il brav’uomo morì, portavo già i peli del labbro superiore arricciati dispettosamente all’insù con quella boria de’ vent’anni, che sarebbe molto ridicola, se non fosse altrettanto innocente. Di quel tempo certi fumi si guardan con occhio benevolo, avvegnachè, più o meno, li abbiamo avuti tutti, quei fumi; e, invero, quella è proprio l’età delle leggerezze e delle scappatelle, le quali — ove non passino la misura o il segno — meritano sempre benevolo perdono. A quei giorni io credo che Tomaso Giona, soprannominato il Griso, andasse oltre i sessant’anni; e tuttavia quel numero di pasque se le portava bene.

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