Saggi

Franco Battiato

Nove Aldo

Descrizione: «I suoni erano inauditi, ma facevano parte di me. Rarefazioni che avevo pur vissuto, anche se mai trovate espresse nel panorama musicale che mi circondava. Come un viaggio in abissi che contenevo. In un altro spazio. In un altro tempo.» Un grande scrittore racconta un maestro immenso della musica contemporanea. La facoltà dello stupore: è questo il nucleo attorno al quale orbita l'intera esperienza artistica di Franco Battiato, la matrice che accomuna tutti i brani della sua vastissima produzione. La sua musica è un dono, un invito a smarrirsi per poi ritrovarsi; è un'esortazione a sperimentare continue incursioni in un altrove sconosciuto, negli infiniti «mondi lontanissimi» che possono aprirsi lungo il cammino delle nostre vite. Ed è proprio questo «senso di stupore inaudito» il sentimento dal quale prende le mosse Aldo Nove per ripercorrere la parabola umana e creativa del musicista siciliano e illuminare le incessanti peregrinazioni dello spirito che la alimentano. In queste pagine conosceremo un giovanissimo Battiato che a Riposto, in Sicilia, trascorre interi pomeriggi ad ascoltare i suoni della natura, con l'inquietudine di chi ha sempre voglia di andare via; anni dopo, a Roma, lo vedremo incassare il «le faremo sapere» dei discografici, per poi seguirlo a Milano, dove muoverà i primi passi nel mondo della musica e si imporrà all'attenzione del pubblico e della critica come una delle voci più originali del momento. Leggeremo di incontri sorprendenti, di turbamenti capaci di trasformarsi in musiche e parole, in suoni che sembrano provenire dal recesso dell'anima e hanno la forza di dilatare il tempo e lo spazio. Verremo condotti per mano nei meandri dell'opera di uno dei più grandi geni della musica contemporanea e saremo chiamati a cogliere i «frammenti dell'infinito» disseminati lungo un percorso musicale ed esistenziale di rara intensità. Infine, leggeremo le parole d'amore e di riconoscenza di un grande scrittore nei confronti di un uomo...

Categoria: Saggi

Editore: Sperling & Kupfer

Collana:

Anno: 2020

ISBN: 9788820069940

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Ė una specie di culto quello che Aldo Nove pratica per Franco Battiato.

Lo scopre nella prima adolescenza:
“Sentii la parte introduttiva di «Sequenze e frequenze» dell’album Sulle corde di Aries… quell’esperienza mi toccò a fondo… Rarefazioni che avevo pur vissuto, anche se mai trovate espresse nel panorama musicale che mi circondava. Come un viaggio in abissi che contenevo.
In un altro spazio.
In un altro tempo.”

Ne segue il percorso.
In modo quasi fisico: “Così, tutto pieno di garze, «ottenne» quel naso particolare che già fu, come si può vedere sulla copertina di Fisiognomica, «normale»”.
Sicuramente in senso biografico:
“Il padre… voleva un figlio «studiato». Poi si iscrive pure all’università, facoltà di lingue, che abbandona con disprezzo dopo soli due esami”

Dall’emigrazione a Milano (“Fa parte di quella folla di aspiranti musicisti che affollano la Galleria Vittorio Emanuele II, sede di diverse case discografiche…”) sino al successo trasversale che ottiene (“Un pubblico estremamente variegato, da quello dello svago domenicale a quello dell’impegno negli anni Settanta e poi, attraverso i decenni e le generazioni, sempre più indefinito, fino a diventare transgenerazionale e memore delle sue differenti identità srotolate nel tempo”).

Dalla collaborazione con Giusto Pio sino a quella con il filosofo Sgalambro (“Battiato e Sgalambro si piacciono”), Aldo Nove recensisce ogni disco del maestro, si sofferma sui suoi titoli cult (“«La cura» è ben altro, ben oltre una canzone, un rito in cui musica e parole si fondono perfettamente a esprimere… tutta l’intensità dell’amore di Dio nei confronti dell’uomo, tutta la bellezza dell’amore tra gli uomini…”), con ammirazione dipinge la fisionomia del poliedrico artista: operista, regista, financo pittore.

Nel finale, lo scrittore rivolge struggenti parole-confessione nella Lettera a Franco Battiato (“Avevo sedici anni quando morì mio padre. Non avevo la forza di andare al suo funerale. Passai il tempo della liturgia del saluto… ascoltando… L’era del cinghiale bianco…”).

Consigliato ai fan di Battiato, a chi desidera riscoprirne l’opera, a chi ancora non l’ha conosciuto… forse anche a Michela Murgia (clicca qui per leggerne il goffo tentativo di salvarsi in corner dopo la sua dichiarazione sul Maestro).

Bruno Elpis

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