Narrativa

Genesi 3.0

Calvisi Angelo

Descrizione: Il giovane Simon vive come un animale ai margini di un bosco preistorico eppure futuribile. Ci vive con il Polacco che dovrebbe essere suo padre. Dopo visite di misteriosi militari, si mette in viaggio per la Capitale al seguito del Polacco, il folle eroe di guerra chiamato a compiere un'oscura missione urbanistica e militare. Nella grande città, la vita di Simon diventa un incubo di lavoro inutile, burocrazia tumorale e sanità alienata. Il risveglio arriverà all'improvviso, sull'orlo di un riscatto mai immaginato.

Categoria: Narrativa

Editore: Neo Edizioni

Collana: Iena

Anno: 2019

ISBN: 9788896176641

Recensito da Tommaso De Beni

Le Vostre recensioni

Genesi 3.0 di Angelo Calvisi

Genesi 3.0 è un libro difficile sotto tutti i punti di vista. La difficoltà nel leggerlo è direttamente proporzionale a quella nel raccontarlo. Un libro che dimostra ancora una volta il coraggio di una casa editrice come NEO, che dà spazio a voci controcorrente e a volte borderline.

Volendo provare a dare delle coordinate precise, si può dire che questo libro assomigli molto a Il pianeta irritabile di Paolo Volponi. Anche in quel caso si tratta di un libro difficile, il più ostico dello scrittore urbinate, noto soprattutto per il suo legame con il mondo industriale. Il pianeta irritabile è semisconosciuto in Italia, ma fu molto apprezzato in Giappone. Il protagonista è un nano scappato da un circo assieme a un’oca, un elefante e una scimmia. Alla fine di mille peripezie la strana compagnia affronta come in un videogame il nemico finale, Moneta. Pur nella difficoltà della storia ricca di scene splatter, di sesso, parolacce, immagini e scene assurde, grottesche, grandguignolesche e trash, Il pianeta irritabile è una chiara allegoria della lotta tra comunismo e capitalismo, in un contesto post-apocalittico dove l’uomo ovviamente con il suo egoismo paga lo scotto di aver maltrattato la natura per anni.

Genesi 3.0 è un’allegoria simile, ma manca l’aspetto politico e ideologico. Inoltre, se in Volponi la natura era tumefatta, drogata, sporca, con la quasi totale sparizione di alcune specie animali e dove soprattutto l’elemento umano era stato fatto fuori, in Calvisi la natura è presente e viva (le scene descrittive nei boschi sono le più belle del romanzo). Le piante, gli animali e gli umani in Genesi 3.0 ci sono ancora. Come in Volponi il corpo è centrale. Anche qui abbiamo mutilazioni e anche qui la banale funzione fisiologica di liberare l’intestino assume significati trascendentali. Probabilmente siamo alla fine di una guerra, il governo è molto rigido e militaresco, con elementi sovversivi pronti a compiere attentati terroristici contro il Potere. La società è classista e ovviamente la ribellione parte dal basso, con i poveri che cercano di distruggere i privilegi dei ricchi. L’esercito e il clero fanno da scendiletto, da trampolino, da stampella, a questo Potere corrotto e ingiusto, pur senza goderne appieno i privilegi.

In questo contesto Simon, talmente inetto e disadattato che la sua scopamica è una gallina, scopre di far parte della casta. Suo padre è il Grande Urbanista, sua madre è una specie di papessa e per lui si apriranno le porte del potere. Nel frattempo si imbatte nei ribelli, sembra quasi sposarne la causa senza neanche rendersene conto, compie un grandissimo gesto di ribellione e nessuno se ne accorge, si accoppia con una di loro e la fa diventare sua moglie e madre di suo figlio, ma lei dorme sempre, sbadiglia, non sembra molto partecipe.

Da un certo punto del romanzo tutto capita per caso. E uno dei significati di Genesi 3.0 potrebbe essere proprio questo: l’incapacità dell’uomo contemporaneo di essere artefice del proprio destino. L’incapacità di compiere un gesto con la g maiuscola, un’azione incisiva, l’incapacità di essere riconosciuti come individui, elementi unici e non come pedine, burattini, parte del sistema. L’incapacità di essere visti e ricordati per quello che vogliamo noi e non per quello che vogliono gli altri. Rimane il dubbio su quale sia l’origine di quest’incapacità. Perché non si riesce a cogliere fino in fondo, o almeno io non ci sono riuscito, dove Calvisi voglia andare a parare. Geniale per esempio la descrizione dell’odissea burocratica che il protagonista deve compiere per far visita alla moglie partoriente in ospedale. Una genialità comica simile a quella di Paolo Villaggio nei panni del suo personaggio più noto, Fantozzi, e che ovviamente ha radici in Kafka. Ma che messa lì così, in un momento in cui il lettore sta cercando di capire il senso di ciò che sta leggendo, rischia di perdere anche la sua efficacia (un po’ come raccontare una barzelletta mentre si sta cercando parcheggio, per quanto divertente sia, risulta inopportuna in quanto la concentrazione è rivolta ad altro). Ma il bello di Genesi 3.0 è anche questo: di essere un libro aperto a diverse interpretazioni e scritto probabilmente per essere letto più volte in modo da coglierne tutte le sfumature.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Angelo

Calvisi

Libri dallo stesso autore

Intervista a Calvisi Angelo

Una nuova traduzione dell'Antigone di Sofocle dovuta al filosofo Massimo Cacciari. La tragedia sarà nei teatri italiani nei primi mesi del 2007 con la regia di Walter Le Moli. La traduzione di Cacciari, insieme alla regia di Le Moli, intende ritrovare l'afflato politico di una tragedia che è archetipo sociale, fondamento di una democrazia dialettica e discorsiva, in cui la partecipazione del cittadino alla vita della polis era fattivamente attiva. In questa prospettiva, lo scontro ideologico e dialogico tra Antigone e Creonte ritrova la forza propulsiva originaria, tanto da suggerire spunti di riflessione di grande attualità, capaci di superare il dato eminentemente teatrale: non personaggi visti in prospettiva psicologica, ma vere e proprie funzioni tragiche mosse dal Coro che diventa il vero motore, quasi un simbolo di ciò che resta, ovvero la sopravvivenza della città allo scontro di due concrezioni emblematiche della hybris.

Antigone

Sofocle

I bambini osservano muti le giostre dei grandi

Marotta Giuseppe

DE PROFUNDIS – di Oscar Wilde

Napoli e la sua gente, il presente e il passato di una città e di un'intera nazione affamati di speranza e di futuro. Ermanno Rea torna con "La comunista" sui suoi passi, torna a "Mistero napoletano", ma il personaggio che ci presenta non è più, come in quel vecchio romanzo, una donna in carne e ossa bensì il suo fantasma, una creatura evanescente anche se, a momenti, terribilmente reale, capace di parlare, sorridere, piangere, come quando era viva e colmava ogni possibile vuoto con la sua incontenibile esuberanza. Anche adesso, benché fantasma, Francesca riempie di sé la scena del racconto, svelando pian piano la ragione del suo "ritorno" a Napoli. Testimone e messaggera, questa presunta donna-scandalo allude a una resurrezione ancora possibile della città, che può essere salvata - ella dice - soltanto dall'utopia, da un pensiero folle, da una passione, dalla capacità collettiva di credere nell'impossibile. Anche "L'occhio del Vesuvio" è una storia che ha, a sua volta, i colori e lo spessore dell'allucinazione. La trama è lineare, soltanto che è sovrastata dalla presenza minacciosa del Vesuvio, trasformato esso stesso in attore, personaggio neppure troppo secondario della vicenda. Distruggerà Napoli? La domanda è ripetutamente evocata, soprattutto dal co-protagonista del racconto, il grecista Lucio Ammenda, insaziabile e disordinato collezionista di libri, parte dei quali dedicati proprio al "formidabil monte" e ai suoi misteri.

La comunista

Rea Ermanno