Racconti

Gli uccelli e altri racconti

Du Maurier Daphne

Descrizione: Reso immortale da Hitchcock grazie al suo indimenticabile film, Gli uccelli è ormai divenuto un classico della letteratura horror mondiale. Le altre cinque, agghiaccianti storie contenute in questa antologia si fanno beffe della volontà di dominio sulla natura da parte dell'uomo. Un inaccessibile monastero sulle montagne promette l'immortalità, ma a un terribile prezzo; una moglie trascurata dà la caccia al marito sotto forma di un albero di mele; un fotografo professionista lascia il suo posto dietro la macchina ed entra nella vita del suo soggetto: un appuntamento con una maschera del cinema si trasforma in una passeggiata in un cimitero; e un padre geloso trova il modo di sbarazzarsi del terzo incomodo... Sei magistrati racconti in cui Daphne Du Maurier conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, il suo straordinario talento di narratrice e di maestra indiscussa della suspenze e dell'orrore.

Categoria: Racconti

Editore: Il Saggiatore Tascabili

Collana: Primo piano

Anno: 2008

ISBN: 9788856500028

Recensito da Elpis Bruno

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Al primo di questi racconti (“Gli uccelli”) s’ispirò Alfred Hitchcock per il suo film cult “Birds”. Lo spunto della tensione è il medesimo, ma Hitchcock sviluppa una nuova storia prendendo spunto dall’idea di Daphne Du Maurier.

Il racconto ha infatti un canovaccio elementare, perché narra come Nat affronta gli inquietanti stormi dei volatili assassini con la moglie e i figlioletti Jill e Johnny.
Dapprima il protagonista osserva le abitudini stanziali (“i rituali della loro vita non tolleravano ritardi”) o migratorie dei volatili (“arrivavano sulla penisola a grossi stormi, irrequieti, agitati, consumando le energie nel continuo movimento”). Poi prevalgono macchie (“bianchi e neri, gabbiani e cornacchie si mescolavano in starne amicizie, in cerca di una specie di liberazione, mai soddisfatti, mai fermi”) e forme (“beccacce  di mare, pettegole, piovanelli e chiurli erano appostati sulla battigia”), mentre incalza (“gli uccelli erano stati più irrequieti che mai quell’anno e la loro agitazione era più evidente perché le giornate erano tranquille”) una minaccia  sempre più spaventosa (“ci sono in giro più uccelli del solito, me ne sono accorto anch’io”), arcana nelle cause (“è colpa del tempo, dev’esser così, è colpa del brutto tempo”) e cupa nelle tinte (“erano i gabbiani a oscurare il cielo ed erano silenziosi, non emettevano un solo verso”).


Di fronte all’occulta forza della natura, l’uomo è minuscolo e a nulla valgono le strategie prima superbe (“Perché non si ferma qui e si unisce alla battuta di caccia?”), ben presto difensive (“decise di portare gli uccelli alla spiaggia e di seppellirli là”), poi di rassegnata resa (“ovunque volgesse lo sguardo vedeva uccelli morti”), infine di disperata sopravvivenza (“Nat prestò ascolto al rumore del legno ridotto in schegge e si domandò quanti milioni di anni di memoria fossero rinchiusi in quei cervellini, dietro quei becchi appuntiti, quegli occhi penetranti, e che ora alimentavano l’istinto di distruggere l’umanità con l’abile precisione delle macchine”).

Anche gli altri racconti, come il secondo intitolato “Monte verità”, sono spruzzati da sospensioni e minacce, ma il ritmo è più lento e forse meno originale.

Bruno Elpis

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