Narrativa

Gli ultimi ragazzi del secolo

Bertante Alessandro

Descrizione: Un viaggio nell'Italia degli anni Ottanta compiuto dall'autore attraverso le sue memorie di ragazzo e poi di adolescente dentro una periferia, quella del QT8 milanese, un po' piccolo-borghese, un po' proletaria, tra la scoperta della musica, del sesso e della droga. Studente senza maestri, autodidatta a tratti brillante, randagio e ribelle, in fuga dalla famiglia, Bertante si mette a nudo con coraggio e racconta la sua generazione, cresciuta in quegli Ottanta, un serpente che vediamo snodarsi e strisciare attraverso i gruppi musicali, le canzoni, i film, i cartoni giapponesi, l'abbigliamento, il calcio, Milano 2, l'esplosione della tv commerciale, Drive in e i paninari, fino al diffondersi delle droghe pesanti e alla tragedia dell'Aids. Anni Ottanta che paiono trovare nella guerra in Iraq e in Mani pulite la loro conclusione per spengersi nella prima metà del decennio successivo tra l'ascesa di Berlusconi e la fine della guerra nella ex Jugoslavia. Filo rosso sarà proprio un viaggio estivo in Croazia che nel 1996 porterà il protagonista, insieme ad un amico, fino a Mostar, a Sarajevo, a toccare con mano i segni di una guerra non ancora finita, e Bertante racconta con pagine toccanti e di grande impatto narrativo quello che vede e quello che vede lo riguarda e ci riguarda da vicino molto più di quanto siamo stati in grado di capire e ancora oggi abbiamo capito. Esistono davvero passato e futuro o esiste un presente infinito?

Categoria: Narrativa

Editore: Giunti

Collana: Italiana

Anno: 2016

ISBN: 9788809815452

Recensito da Monique Pistolato

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Gli ultimi ragazzi del secolo. “Non siamo indispensabili per nessuno, il vuoto che lasciamo viene sempre riempito da qualcos’altro”. Queste parole per me racchiudono l’intero libro, Gli ultimi ragazzi del secolo.

Le pagine di Alessandro Bertante sono fresche, avvincenti, capaci di evocare immagini e riflessioni.

L’opera si snoda su due piani narrativi: la storia di un ragazzo milanese degli anni Ottanta e un viaggio vacanziero che si trasforma nell’incontro, inaspettato e duro, con la guerra nei Balcani.

Due tempi ma un unico protagonista.

Un bambino, ragazzo e poi uomo, che fa i conti con una generazione figlia delle speranze degli anni Settanta.

“…pubblico passivo di questa narrazione ingannevole siamo stati noi adolescenti degli anni Ottanta. Noi che solo pochi anni più tardi, giunti alle prime esperienze nel mondo del lavoro, ci siamo trovati nelle mani di sfruttatori senza scrupoli, quarantenni fisicamente in forma e dalla mentalità aperta che ti davano del tu, si facevano le canne e trascorrevano le ferie nel casolare in Toscana”. 

Poi una realtà di ribellione e scoperte, disillusioni e amici da seppellire, s’intreccia con l’arrivo a Sarajevo.

Colline di croci, altri ragazzi della stessa generazione che, oltre l’Adriatico, sono stati interpreti di una guerra fratricida.

Tracce di un’umanità sofferente – da decodificare – per un giovane che arriva in Panda e con le ciabatte infradito…

“Cosa porterà tutto questo dolore è difficile da capire. E allo stesso modo non possiamo sapere se serbi, croati, e bosniaci riusciranno a vivere assieme nello stesso luogo senza scannarsi di nuovo. Ci vorrà molto tempo, i nemici dovranno dimenticare, dovranno separarsi per creare un nuovo equilibrio fra convenienza e odio. Dovranno nascere bambini senza ricordi…” 

Noi che non siamo bambini, ricorderemo la fertilità di Gli ultimi ragazzi del secolo, che ha messo in luce un tempo che è stato anche nostro.

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