Narrativa

HIGH & DRY. PRIMO AMORE

Yoshimoto Banana

Descrizione: Yuko è in grado di vedere cose che gli altri non vedono, e di indovinare i desideri e i pensieri di chi le sta intorno grazie a una sensibilità fuori dal comune. Nell’autunno dei suoi quattordici anni, tutto sembra assumere sfumature misteriose, e il mondo si popola di bizzarre creature. Yuko sta imparando ad assegnare un colore a ogni stato d’animo e a ogni emozione; a insegnarglielo è Kyu, il suo maestro di disegno, che ha il doppio dei suoi anni. Quando dal fusto di una pianta fuoriescono degli strani omini verdi, loro sono gli unici a vederli. Nello stesso istante, Yuko assapora l’incanto sottile del primo amore. Sospesa tra realtà e immaginazione, un’adolescente va incontro alla vita accompagnata dagli affetti più cari, e scopre, giorno dopo giorno, i turbamenti del cuore, la tenerezza dei sentimenti e la difficoltà di diventare grande.

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Anno: 2011

ISBN: 9788807018503

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

«E poi c’era un posto che frequentavo ogni giorno, con grande entusiasmo: la scuola di disegno».Figlia unica, e cresciuta in mezzo agli adulti, non avevo amici particolarmente stretti che frequentassi oltre il tempo passato insieme a scuola o con cui uscissi di tanto in tanto; però non ero neanche il bersaglio di scherzi e prepotenze, e nemmeno me ne preoccupavo. Intorno a me c’erano sempre i figli degli amici di mio padre e di mia madre, e anche se eravamo tutti di età diversa ci incontravamo continuamente o ci scrivevamo e-mail, con il risultato che avevamo instaurato rapporti superficiali ma duraturi.

È qui che Yūko, la quattordicenne protagonista di questo breve romanzo, conosce Kyū… il suo primo amore.

Kyū, “tra i venticinque e i trent’anni” è il maestro di disegno ma anche un artista, e dai suoi alunni, bambini delle elementari e dell’asilo, vuole soprattutto libertà: «Va bene tutto, va bene anche una linea dritta, ma che sia il vostro disegno».

Kyū insegna a Yūko a rappresentare i pensieri in forma astratta e a dare loro un colore, a comunicare in modo più spontaneo e ad accettare se stessa, e tutto comincia con un evento magico e misterioso…

Un pomeriggio d’autunno, il pomeriggio di un giorno come un altro, mentre alza la testa dal suo disegno per far riposare gli occhi, Yūko vede che dal fusto della regina della notte vengono fuori, correndo, degli omini scalzi, con gli occhi rotondi e vestiti di verde.

«“Ah!dissi io a bassa voce, e quando mi guardai intorno mi accorsi che Kyū stava guardando nella stessa direzione, senza parlare ma con la faccia che diceva “ah!”.

Gli altri non alzarono nemmeno la testa».

Le anime affini vedono la vita allo stesso modo e si comprendono anche senza parlare…

L’idea di base non è male, solo che in questo libro, al di là dello stile fresco e immediato, fatto di frasi brevi e concise, ritroviamo poco del fascino delle precedenti opere di Banana Yoshimoto, ed anche del suo Giappone (glossario a parte).

Le riflessioni talvolta sfiorano la banalità o diventano poco credibili quando provengono da Yūko, che ha solo quattordici anni. Vari i temi sfiorati, dal senso di inadeguatezza tipicamente adolescenziale all’importanza della famiglia nel processo di crescita e di maturazione, però la sensazione è di incompiutezza, come se la storia procedesse a balzi, senza un piano preciso. Anche il finale ne risente.

Nel complesso, dunque, High & Dry. Primo amore non entusiasma, però non manca di regalare piacevoli momenti di tenerezza.

Nel corridoio di casa mia c’è sempre stato un quadro, ma niente di speciale. Lo ha comprato mio padre a mia madre, per il suo compleanno, in una cittadina della provincia americana, e raffigura una minuscola capanna in riva al mare con dei gabbiani. È fatto a penna, e colorato ad acquerello di un bell’azzurro. Ce l’ho davanti agli occhi da quando sono molto piccola e mi ci sono abituata al punto da non ricordarmi nemmeno più che è lì. Una volta però, quando ero alle elementari, sono caduta sciando e mi sono presa una storta. Ho dovuto passare una notte in ospedale, in attesa che mio padre venisse a prendermi. All’improvviso, in quel posto sconosciuto, di malumore e con una gamba dolorante, mi sono detta che sarebbe stato bello se avessi avuto il quadro davanti”.

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