Giallo - thriller - noir

I diabolici

Boileau Pierre, Narcejac Thomas

Descrizione: Pierre Boileau e Thomas Narcejac si incontrano alla fine degli anni Quaranta e prendono quasi immediatamente la decisione che farà di loro una delle coppie più famose della letteratura francese, e non solo: quella di realizzare "qualcosa di radicalmente nuovo", inserendo "nel genere poliziesco i temi di quello fantastico". Nei Diabolici compaiono alcuni dei Leitmotiv della loro sterminata, formidabile produzione: l’ambientazione provinciale e piccolo-borghese, il realismo psicologico, la suspense – e soprattutto l’inversione dei ruoli: in un’autentica spirale di angoscia, l’assassino si trasforma in una vittima braccata dalla defunta.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Adelphi

Collana: Gli Adelphi

Anno: 2014

ISBN: 9788845929175

Recensito da Anna Maria Balzano

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Il noir senza investigatori né poliziotti.

I diabolici” di Boileau e Narcejac fu pubblicato nel 1952 in Francia ed è stato proposto al pubblico italiano da Adelphi nel 2014. Il testo ebbe molto successo negli anni cinquanta in Francia e il regista Henri Clouzot si aggiudicò i diritti cinematografici sottraendoli a Hitchcock, che aveva lottato per ottenerli. Il film uscì nel 1955 e ne furono protagonisti Simone Signoret, Charles Vanel e Paul Meurisse. Successivamente Boileau e Narcejac scrissero per Hitchcock la sceneggiatura de “La donna che visse due volte”, che riscosse un enorme successo.

Con “I diabolici” siamo di fronte a un genere, il noir, che non ha più al centro l’indagine condotta da un investigatore o da un poliziotto. Boileau e Narcejac non ci fanno rimpiangere i Marlowe , i Poirot, gli Holmes. Qui l’indagine é un processo di autoanalisi compiuta dal protagonista che si trova a fare i conti con se stesso e la sua coscienza, per fare luce su una realtà che gli appare confusa e contraddittoria.

Sin dalle prime pagine del romanzo, Ravinel, uno dei tre componenti del classico triangolo – marito, moglie e amante – subito dopo il delitto, si sente sempre più stringere in una morsa soffocante che gli obnubila la mente e lo getta progressivamente nel panico.

I personaggi si muovono quasi  sempre di notte o avvolti da fitta nebbia. E la nebbia infatti diviene metafora della vicenda: essa assume un valore simbolico inquietante. “[…..] Non era  un caso. Quella nebbia aveva un significato preciso. [….] il sole non sarebbe mai sorto. Ne era sicuro.”

Ravinel si dibatte in una perenne incertezza che genera ansia e claustrofobia. La realtà che lo circonda diviene via via più ingannevole, più ambigua. I luoghi, urbani e extraurbani, appaiono caratterizzati da un contrasto continuo di luci e ombre. “ [….] Si mise a correre e, correndo, si imbatteva in altre ombre, si trovava davanti all’improvviso facce che sembravano prendere forma lì per lì, nel corpo stesso della nebbia, e che poi si deformavano e si scioglievano come statue di cera.

L’ambiguo rapporto con l’amante e con la moglie risveglia in Ravinel una coscienza sopita, crea intorno a lui una realtà spaventosa e fittizia, alimentata dal crescente senso di colpa.

L’indagine psicologica del personaggio procede in un crescendo ansiogeno, fino alle pagine finali che vogliono essere un vero coup de théâtre.

Un romanzo raffinato, una storia avvincente, con quella componente claustrofobica che ne ha reso possibile una realizzazione cinematografica di successo.

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