Classici

I Malavoglia

Verga Giovanni

Descrizione: Al centro della narrazione sta la "Provvidenza", la barca più illustre della letteratura italiana, la più vecchia delle barche da pesca del villaggio. La vicenda ruota intorno alla sventura dei Malavoglia, innescata proprio dal naufragio della "Provvidenza" carica di lupini presi a credito. Si snoda così una trama straordinariamente complessa che non abbandona mai lo svolgersi doloroso del dramma; una serie di rovesci, colpo su colpo contro i Malavoglia, ogni volta che a forza di rassegnazione e coraggio riescono a rialzarsi dal colpo precedente.

Categoria: Classici

Editore: Mondadori

Collana: Oscar grandi classici

Anno: 2004

ISBN: 9788804525196

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

I Malavoglia sono una famiglia di pescatori che vive ad Acitrezza, in provincia di Catania.

Padron ‘Ntoni è il patriarca; Bastianazzo e Maruzza, detta la Longa, sono i genitori; e poi ci sono i cinque figli: ‘Ntoni, Luca, Mena, Lia e Alessi.

L’equilibrio dignitosamente serbato nella “casa del nespolo” si rompe quando ‘Ntoni parte per il servizio militare, diventato obbligatorio nel giovane regno d’Italia. La vicenda narrata da Verga, infatti, si snoda nell’arco di un decennio, a partire dal 1866.
I Malavoglia, per far fronte alla scarsa annata di pesca, si fanno prestare quaranta onze dallo zio Crocifisso, l’usuraio del paese, e tentano il commercio dei lupini. Sfortunatamente, durante la notte una tempesta sorprende Bastianazzo sulla “Provvidenza”: della barca restano solo rottami, il carico va perduto e Bastianazzo muore…

Nella sua prefazione, Verga spiega: “Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle più umili condizioni le prime irrequietudini pel benessere; e quale perturbazione debba arrecare in una famigliola, vissuta sino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell’ignoto, l’accorgersi che non si sta bene o che si potrebbe star meglio“. Il servizio militare dà a ‘Ntoni la possibilità di ampliare i propri orizzonti, di conoscere tutto un mondo ed un modo di vivere di cui non aveva alcuna idea. Così, quando torna ad Acitrezza, non riesce più ad adattarsi alla miseria della propria condizione.

Mentre i Malavoglia annaspano per cercare di ricomprare la casa del nespolo, ‘Ntoni trascorre le sue giornate all’osteria in compagnia di Rocco Spatu; poi parte in cerca di fortuna, torna più povero di prima ed è costretto a lavorare a giornate. Alla fine si fa trascinare nel contrabbando e viene arrestato.

È lui “il vinto” del romanzo, che si lacera nell’insoddisfazione ribellandosi ad un destino modesto ma decoroso (“Fà il mestiere che sai, che se non arricchisci camperai“), che potrebbe aiutare la sua famiglia a risollevarsi, e invece pensa solo a sé stesso. Comunque, dopo la descrizione di miseria e delusioni, Verga lancia un messaggio ottimista agli Italiani, e lo fa attraverso Alessi, infaticabile, saggio e previdente, che ricostruisce la casa del nespolo e tiene vivo il valore famiglia.

Ne “I Malavoglia”, anche il paese si fa protagonista. Intrighi e pettegolezzi accompagnano le vicende della casa del nespolo, e le voci della gente esprimono i sentimenti e la situazione del sud dopo l’annessione al regno d’Italia: il vicario don Gianmaria è un nostalgico dei Borboni; don Franco, lo speziale, è un repubblicano convinto, ma solo in teoria; il sindaco Mastro Croce Callà pende dalle labbra della figlia Betta ed è succube del segretario don Silvestro. Oltre ai notabili, anche i simboli della giustizia, come l’avvocato Scipioni o il brigadiere don Michele, non sono figure forti, anzi risentono della confusione generale del paese e sembrano incerti e poco affidabili.

Molto felici anche i ritratti femminili: Mena, umile e malinconica; Lia, vittima delle maldicenze; Maruzza, che fatica a tenere unita la famiglia; Nunziata che, abbandonata dal padre, si impegna con tutte le sue forze per accudire i suoi fratellini; Venera la Zuppidda, il cui obiettivo primario è maritare la figlia Barbara, e Sara, che dimentica ‘Ntoni subito dopo la sua partenza.

Bellissimo il finale… ‘Ntoni ha ormai compreso che solo il lavoro ed il sacrificio possono dare un senso all’esistenza umana e, quando Alessi gli dice che una casa ce l’ha ancora, lui risponde: “No! (…) Io devo andarmene. Là c’era il letto della mamma, che lei inzuppava tutto di lacrime quando volevo andarmene. Ti rammenti le belle chiacchierate che si facevano la sera, mentre si salavano le acciughe? E la Nunziata che spiegava gli indovinelli? E la mamma, e la Lia, tutti lì, al chiaro di luna, che si sentiva chiacchierare per tutto il paese, come fossimo tutti una famiglia? Anch’io allora non sapevo nulla, e qui non volevo starci, ma ora che so ogni cosa devo andarmene“.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Giovanni

Verga

Libri dallo stesso autore

Intervista a Verga Giovanni


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

"Non è vero che la patria si difende senza discutere; la si difende discutendola, così come è discutendo la nostra società borghese e denunziandone noi stessi i difetti e le debolezze che la si puntella”. Per il principe del giornalismo nostrano, Indro Montanelli, era questa “l’unica manifestazione veramente producente di patriottismo e di solidarietà”. Per un atto di profondo amore nei confronti di questa Italia malandata, Mariano Sabatini è andato in ricognizione di quel mondo parallelo, e per lo più sconosciuto ai lettori italiani, che è rappresentato dai corrispondenti stranieri che vivono nelle nostre città. L’ampia rassegna de L’Italia s’è mesta compone un ritratto sentimentale, o se si vuole emotivo, della nostra nazione attraverso i racconti dei giornalisti d’oltreconfine: qual è stata la prima impressione che hanno avuto arrivando in Italia, come ci vivono, quali motivi di scontento o di entusiasmo li anima; che giudizio danno di Berlusconi e del berlusconismo o dell’invadenza della Chiesa nella politica italiana; se pensano che la sinistra saprà trovare una fortunata via di risalita. Le “firme” di Itar-Tass, Arte, The Herald, Business week, Frankfurter Allgemeine Zeitung, El Mundo, Le Figaro, CNN, BBC, Nouvel Observateur, etc., dicono la loro sulle affezioni del Palazzo; le aberrazioni di una tv sempre più becera, volgare, faziosa; i tagli alla cultura e gli attacchi dei ministri Brunetta e Bondi ai cineasti italiani; il baratro su cui pencolano scuola, università e ricerca italiane… E se davvero l'Italia s’è mesta perché dell’elmo di Silvio s’è cinta la testa avremo, forse, alla fine di questo ideale viaggio anche la medicina per tornare a destarla.

L’Italia s’è mesta

Sabatini Mariano

Elegante, musicale, armoniosa, dolce, piacevole, seducente: per chi ci guarda da fuori, la nostra è la lingua più bella del mondo, tanto da farne la quarta più studiata tra le lingue straniere. Gli italiani, invece, tendono a darla per scontata, ignorando forse che le parole che ancor oggi utilizziamo hanno una storia antica e nobile. È un gran privilegio parlare d'amore, sognare e persino imprecare con le stesse parole di Dante e degli altri grandi della nostra letteratura. Dovremmo emozionarci sapendo di poter passare con facilità da un sonetto di Petrarca a una poesia di Alda Merini, da Ariosto al Fantozzi di Paolo Villaggio, dai poeti siciliani ai testi di Vasco Rossi. Le altre lingue europee non offrono questa opportunità. Avere come strumento per esprimersi l'idioma che ha segnato nel mondo la musica, le arti, la scienza, il canto dovrebbe riempirci di ammirazione e orgoglio, e darci la misura delle nostre potenzialità. Da un'italianista appassionata, una dichiarazione d'amore in otto passeggiate tra i tesori della nostra lingua, da Boccaccio alla "supercazzola" di Amici miei, da Galileo a Benigni, per innamorarsi, o reinnamorarsi, della "lingua degli angeli", nella definizione di Thomas Mann. L'italiano ricambierà, regalando godimento, fascino, sicurezza in sé stessi e nelle proprie idee. E tutte le parole per le cose più belle della vita.

Ama l’italiano. Segreti e meraviglie della lingua più bella

Andreoni Annalisa

Quando, puntando il telescopio contro il cielo, Galileo Galilei edificava le basi della teoria destinata a rivoluzionare il modo di concepire l’universo, l’astronomo sapeva che, per affermare la sua dignità di uomo di scienza, avrebbe dovuto fronteggiare i pregiudizi di una vetusta tradizione e i minacciosi strali della Chiesa, ancora convinta di poter dominare la sete di sapere con le torture e i roghi accesi dalla Santa Inquisizione. Gli strali della Curia romana, insieme allo zelo oscurantista dei gesuiti, rivivono nel grande romanzo di Jacob Popper: ricostruzione quanto mai avvincente e accurata degli uomini che, nel clima arroventato del Diciassettesimo secolo, opposero la loro stessa vita alla feroce politica dei tribunali della fede, acerrimi nemici di ogni cambiamento. In un affresco costruito con rara sapienza, tra le pagine di “Ereticus” sfilano, insieme a Galileo Galilei, Marina, la concubina dell’astronomo, Simon Marius, l’alchimista e fra’ Paolo Sarpi, il monaco scettico. Mentre le figure di Filippo Salviati, scienziato progressista, e Giovan Francesco Sagredo, nobile veneziano di idee illuminate, danno un corpo e un’anima alle voci contenute nel “Dialogo su i massimi sistemi”, il libro di Galileo messo all’indice nel 1633, la furia del papato irrompe sulla nuova scienza. E se gli irrequieti studenti di Padova sono pronti persino a sguainare la spada per difendere la concezione copernicana della Terra, Galileo resta solo con la sua ultima profezia, alla ricerca di una verità nemica di ogni dogma, eternamente straniera ad ogni scuola di pensiero e a qualunque confessione religiosa.

Ereticus

Popper Jacob

In una particolarissima casa di appuntamenti, attempati gentiluomini si concedono il piacere di giacere accanto a splendide giovani donne addormentate. Un raffinato e inquietante racconto erotico che sa cogliere i profondi misteri dell'anima con tocchi luminosi e leggeri. Il romanzo più delicato e suggestivo di Kawabata (1899-1972), premio Nobel per la letteratura 1968.

LA CASA DELLE BELLE ADDORMENTATE

Kawabata Yasunari