Classici

I poteri delle tenebre – Dracula

Stoker Bram - Asmundsson Valdimar

Descrizione: Nel 1900 lo scrittore islandese Valdimar Ásmundsson cominciò a tradurre il celebre Dracula, il capolavoro gotico del 1897 di Bram Stoker. Fu pubblicato lo stesso anno con una prefazione di Stoker, ma nessuno al di fuori dell'Islanda ne aveva mai letta una pagina. Fino a quando, un secolo dopo, il ricercatore Hans De Roos fece una scoperta sensazionale: Ásmundsson non si era limitato a tradurre Dracula, ma - con l'aiuto dell'autore - ne aveva scritto una versione diversa, rielaborando la trama e aggiungendo nuovi personaggi. Il risultato è un romanzo più breve, più erotico e forse persino più ricco di suspense dell'originale. Tanti sono i misteri che circondano questo manoscritto: e se fosse un'altra versione della storia del conte Dracula, a cui Bram Stoker stava lavorando in segreto e che per più di un secolo è riuscito abilmente a nascondere? La prefazione di Dacre Stoker, pronipote ed erede dell'autore, le annotazioni del ricercatore de Ross sul contesto storico e letterario e una postfazione dello studioso John Edgar Browning forniscono indizi interessanti...

Categoria: Classici

Editore: Carbonio

Collana: Origine

Anno: 2019

ISBN: 9788899970291

Recensito da Elpis Bruno

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I poteri delle tenebre – Dracula – Il manoscritto ritovato di Bram Stoker – Valdimar Asmudsson

I poteri delle tenebre – Dracula – Il manoscritto ritovato di Bram Stoker – Valdimar Asmudsson è il prodotto di un’operazione sorprendente. Uno studioso scopre infatti che la pubblicazione a puntate su una rivista islandese del Dracula di Bram Stoker è avvenuta in modo creativo: il traduttore islandese non si è infatti limitato a riversare il testo in una delle lingue più “isolate” dell’Europa, ma ci ha anche messo del suo: ha introdotto varianti e modifiche al testo originario e ha così fornito alla storia una nuova veste.

Ecco che allora, dopo molti anni dalla pubblicazione, la riconversione dalla lingua islandese regala agli appassionati dell’horror gotico un nuova modulazione della storia del più celebre e terrificante Signore della notte.

La vicenda la conosciamo tutti: fin dall’inizio del suo viaggio in Transilvania, il promettente Thomas s’imbatte in segnali sinistri (“Tutti i cani della mia città si erano dati appuntamento sotto la mia finestra per ululare”) e premonitori (“Ho visto che sul davanzale si era appollaiato un pipistrello”), nella paura della gente del posto (“Quando ho raccontato loro dei cani e del pipistrello, ho notato che si sono scambiati una rapida occhiata e si sono fatti furtivamente il segno della croce”), nelle leggende che riguardano la misteriosa figura (“Il Conte era noto per condurre una vita ritirata”) di chi ospiterà il giovane avvocato inglese (“È stato sposato tre volte e per tre volte è rimasto vedovo”).
Ma Thomas confida nella ragione (“La superstizione è contagiosa come la peste”) e mantiene il suo profilo razionale (“Non ero un avventuriero alle prese con fantasmi e demoni, ma il solido Thomas Harker – giovane avvocato, attualmente impiegato presso lo studio legale di… Peter Hawkins, che mi aveva mandato dal conte Dracula, in Transilvania, per concludere l’acquisto… di una proprietà a Londra”), anche se giocoforza esercita l’arte del sospetto (“Ho infilato la mano in tasca, in cerca della rivoltella”).

Le varianti rispetto alla storia originale (“Mi ha trasmesso l’impressione che fosse sordomuta”) vengono puntigliosamente annotate dal curatore dell’opera. L’arrivo al castello (“Benvenuto nella mia casa! Entrate liberamente e con gioia!”) regala le prime immagini di un mito: “Con gli occhi profondamente infossati, le sopracciglia folte e un a naso simile al becco di un avvoltoio, il suo volto aveva un aspetto alquanto aspro… denti impeccabili, a parte i canini, insolitamente lunghi; e mani bianche ed eleganti, benché non ne abbia mai viste di così pelose.”

“C’era qualcosa di indecente nella sua voce e nella sua risata.” 

“Mi sono procurato un brutto taglio con la lama… Non ho mai visto l’aspetto di qualcuno cambiare così drasticamente… sembrava una belva feroce.” 

“Il Conte era un vecchio libertino.” 

“Il Conte era ricco come Creso.”

La descrizione del castello (“Le vecchie dimore come queste contengono molte cose che gli estranei non devono vedere”) è il trionfo del gotico (“Mi sono ritrovato in una sorta di chiesa o di tempio… ho intravisto strani simboli”) e proprio nella cripta (“La sala delle bare doveva fungere da cripta sotterranea ed essere collegata alla cappella”) avviene la più intensa contaminazione della storia originale con la tradizione islandese. Lo studio condotto dal curatore è molto serio: la struttura del castello e le planimetrie sono disponibili online

Quando Thomas decide di fuggire, cerca la complicità degli zingari che si aggirano intorno al castello (“Le voci dei tatari, ruvide e sguaiate, riempiono la corte e i loro fuochi ardono nella notte”), ma il tentativo gli si ritorce contro. I misteriosi traffici che si svolgono nel castello preludono alla seconda parte (“Secondo antichi testi, non potevano attraversare i corsi d’acqua, il loro potere si riduceva alla luce del giorno e, benché fossero in grado di mescolarsi agli umani, di tanto in tanto avevano bisogno di riposare nella terra consacrata in cui erano stati seppelliti un tempo”), in Inghilterra, ove Wilma e Lucia, la fidanzata di Thomas, cadono vittime di una pestilenza misteriosa (“Il signore di Carfax era … il Conte Dracula”).

Bruno Elpis

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