Racconti

I sensi dell’eros, l’amore in tutti i sensi

Autori vari

Descrizione: L’eros va assaporato, toccato, ascoltato, guardato e perfino respirato. Ognuno dei cinque sensi può innescare il piacere, così come fa il sesto, quello invisibile dell’intuizione. Tre autori raccontano l’eros così come viene percepito a livello sensoriale in sei racconti intensi e coinvolgenti, in ciascuno dei quali è uno dei sensi a trionfare.

Categoria: Racconti

Editore: Delos Digital

Collana: Senza sfumature

Anno: 2017

ISBN: 9788825402759

Recensito da Redazione i-LIBRI

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I sensi dell’eros, l’amore in tutti i sensi – Pubblichiamo gli incipit di tre delle sei storie contenute ne “I sensi dell’eros”, la raccolta di racconti erotici ispirati ai sensi, intuito compreso (il sesto senso), da noi commentata a questo link con Francesca Panzacchi, curatrice dell’opera: 

http://www.i-libri.com/scrittori/francesca-panzacchi-presenta-la-collana-eros-di-imperium/ 

La redazione di i-libri.com 

__________________________________

 (La vista) 

Di luce e d’ombra. Grazia lasciva di una giovane Dea
di Charmel Roses

Perché le città sono il luogo della memoria. Lungo le sue strade, la vita scorre veloce e gli attimi restano impigliati come tanti scatti che il tempo logora, ma non distrugge.
Ed è nella trama del mattino ancora lucido di sogni, quando quella vita sembra quieta, silente e lascia spazio alla melodia di soffici rumori, che quel ricordo si risveglia e tutto, ogni cosa, pare riaffiorare e vivere, tra le braccia di un’indefinita nostalgia.
Sull’onda di queste emozioni amavo vagare in quelle mattinate d’estate, quando tutto sembrava ancora assopito, fluttuante in una sorta di vuoto e assenza che si popola di fantasmi.
Approfittavo delle ferie e delle fughe verso il mare di gran parte degli abitanti, per poter godere della città spoglia, della magia che durante il resto dell’anno si celava nel caos di vite frenetiche e distratte, immortalandola con i miei scatti.
Con un certo rammarico, pensavo e sognavo una vita diversa, il dipanarsi di un’esistenza in cui avrei potuto fare scelte differenti, in cui avrei coltivato il mio presunto talento artistico di fotografo e vissuto eventi totalmente alieni alla noia e all’insoddisfazione in cui ero immerso.
Fantasticare su quelle possibilità, su ciò che non sarebbe mai potuto essere, era una sorta di passatempo che mi tranquillizzava e mi suggeriva una piacevole malinconia sebbene, spesso, avessi l’impressione che rappresentasse più che altro un’ossessione di cui non sapevo privarmi e che finiva con lo svilire e soffocare ogni speranza fino a bloccare qualsiasi possibile ipotesi di cambiamento…

*****

(L’udito)

La sindrome di Sherazade
di Bruno Elpis

Quando mi assalì la paura che il nostro amore potesse finire, misi in atto una strategia che l’intuito e la forza della disperazione mi suggerirono.
Mi perquisivi con occhi profondi e vessatori, meravigliandoti dell’apprensione che vibrava, palpabile nell’aria, e il tuo sguardo interrogativo mi rivolgeva domande mute: «Possibile che il futuro ti spaventi così tanto?»
E un’altra domanda sprizzava dal magnetismo di occhi selvatici:
«Perché temi che la nostra storia possa finire?»
Io pensavo a una morte incombente, sentivo fragile la speranza di sopravvivenza, perché vedevo il nostro amore minacciato da convenzioni e pregiudizi. Ma era soprattutto la paura dell’infedeltà, che percepivo connaturata alla tua indole, a farmi sentire come il funambolo che si destreggia pericolosamente nella necessità d’individuare il baricentro dell’equilibrio per non precipitare.
Fu allora che m’inventai uno stratagemma, fu allora che tra di noi sbocciò il fiore delle mille e una notte.
Tutto nacque da un brivido, che traeva origine da una forma assai particolare di eccitazione.
La tua voce blandiva i miei sensi, era una musica che mi entrava in profondità e si espandeva nelle membra con armonia invasiva, impennando una sensibilità già allertata dalla presenza erotica e da una vicinanza calda che tuttavia, nei miei timori, rischiava di scomparire.
Così tornavo ai tempi della prima conoscenza, quando mi avevi conquistato anche con la timbrica dei suoni, quando la prospettiva di un rapporto nuovo si era insinuata…

*****

(Il sesto senso)

Sesso fine a se stesso
di Frank Detari

«Non amo ricevere telefonate in questi orari.»
«Ma stiamo insieme. O no?»
«No. Lo sai che sono sposato.»
«Ma nun te dovevi separà? Che ce stai a fa’ a casa? Tù moje te sfrutta e tu fija se fa li cazzi sua. Nun c’hanno bisogno de te. Te hai bisogno di me.»
Oleg si alzò all’improvviso, livido dalla rabbia.
«Senti un po’, Cristina, chi te lo ha detto? Il tuo terapeuta?»
«No è che c’ho er sesto senso. So che sarai felice solo con me.»
L’uomo si lisciò la barba, scuotendo la testa. Avrebbe avuto il suo da fare a liberarsi da quella tipa.
Pagò il conto del ristorante cinese e fulminò con lo sguardo la donna, che gli era subito apparsa di fianco.
«Volevo er gelato de riso.»
«Un’altra volta. Ora devo andare.»
Mentre Oleg si allontanava verso via Oslavia, Cristina riaccese il vecchio scooter e provò a seguirlo, sperando che lui si voltasse, la baciasse. Invano…

...

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Washington Irving