Letteratura irlandese

I viaggi di Gulliver

Swift Jonathan

Descrizione: Attraverso le avventure di Gulliver l'autore si sfogò contro una congiuntura sociale e politica dell'Inghilterra del primo Settecento e soprattutto contro l'intolleranza, la corruzione, l'avidità, l'ipocrisia della cieca fiducia nella scienza.

Categoria: Letteratura irlandese

Editore: Mondadori

Collana: Oscar grandi classici

Anno: 2003

ISBN: 9788804519027

Recensito da Francesca Barile

Le Vostre recensioni

Capolavoro satirico, figlio del suo secolo, il Settecento, “I viaggi di Gulliver” è l’opera più nota di Jonathan Swift, scrittore e giornalista che scrive una parodia dei racconti di viaggio ,tanto di moda all’epoca, per denunciare i mali e le brutture della società e della politica del suo tempo.

Erroneamente considerato da molti contemporanei come un libro per ragazzi, come testimoniano alcune trasposizioni cinematografiche decisamente poco appropriate, il libro inizia con la denuncia della politica inglese nella prima parte dedicata alla permanenza del medico Lemuel Gulliver, protagonista della storia, a Lilliput, l’isola abitata da individui minuscoli.

La situazione si modifica totalmente nella seconda parte, dove Gulliver si ritrova a Brobdignag, terra dei giganti.
Oltre a soffermarsi sull’importanza delle dimensioni che possono determinare grossi problemi nella vita pratica (persino le mosche e le zanzare diventano fonte di pericolo), l’autore continua a criticare pesantemente le forme di governo e la politica europea, caratterizzandosi ancora una volta come un fustigatore di costumi e pensieri.

Il terzo libro, dedicato a Laputa, è senza dubbio più complesso: nell’accademia di Lagado, capitale di questa stravagante isola “volante”, il protagonista incontra degli scienziati dediti a studi totalmente inutili e ancora continuando il suo vagabondare ha modo di conoscere gli uomini più infelici della terra: immortali destinati a invecchiare, con tutte le terribili conseguenze del caso.

L’ultima parte, nella quale ormai la denuncia arriva ad attaccare l’intero genere umano, Gulliver incontra gli Houhymnns, cavalli sapienti che sono serviti dagli Yahoos, strani individui umani nell’aspetto ma bestiali nel comportamento.

Storia decisamente amara, che si conclude con il rifiuto perpetuo da parte del protagonista di avere contatti con esseri umani, quindi decisamente poco adatta agli spensierati gusti infantili e invece degna di maggiore analisi e speculazione.
Scritto in prima persona attribuendone a Gulliver la paternità, il racconto è arricchito da cartine e disegni dei vari luoghi visitati da Gulliver, a testimoniarne la presunta “verosimiglianza”.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Jonathan

Swift

Libri dallo stesso autore

Intervista a Swift Jonathan


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Siamo arrivati in nove. In apparenza, siamo uguali a voi: vestiamo come voi, parliamo come voi, viviamo come voi. Ma non siamo affatto come voi. Siamo più forti, più veloci e più abili di qualsiasi essere vivente del vostro pianeta. Avete presente i supereroi dei fumetti e quelli che ammirate al cinema? Una cosa del genere, però con una grossa differenza: noi siamo reali. Ci siamo rifugiati sulla Terra e ci siamo divisi per prepararci: dovevamo allenarci, scoprire tutti i nostri poteri e imparare a usarli. Poi ci saremmo riuniti, tutti e nove, e saremmo stati pronti. A combatterli. Ma loro hanno scoperto che siamo qui e adesso ci stanno dando la caccia. Così siamo costretti a scappare, a spostarci in continuazione. Attualmente mi faccio chiamare John Smith, e mi nascondo a Paradise, in Ohio. Credevo di essere al sicuro, ma ho commesso un errore gravissimo: mi sono innamorato di una mia compagna di scuola. E non potevo scegliere un momento peggiore. Perché loro hanno preso il Numero Uno in Malesia Il Numero Due in Inghilterra. Il Numero Tre in Kenya. E li hanno uccisi. Io sono il Numero Quattro. Io sono il prossimo...

SONO IL NUMERO QUATTRO

Lore Pittacus

È una sera di ottobre del 1942. La locanda di Proskurov è gremita di militari in trasferta. Il pastore venuto ad assistere un condannato a morte deve dividere la stanza con un capitano in partenza per il fronte di Stalingrado. È la guerra, la guerra di Hitler. La notte è nera e tempestosa, la follia nazista e la morte ammorbano l'aria, eppure in quella stanza trionfa la vita. La bella Melanie sale le scale di nascosto e viene ad abbracciare per l'ultima volta il suo capitano. In tre dividono pane e miele, un sorso di caffè vero. Poi, mentre gli amanti si appartano in un angolo, il pastore si immerge nella storia dell'uomo che verrà fucilato per diserzione: negli atti del processo trova la strada per giungere al suo cuore. E in carcere, più tardi, pastore e condannato si dicono addio come fratelli. All'alba il plotone d'esecuzione si metterà in marcia, l'aereo del capitano decollerà per Stalingrado. Ma in quella notte inquieta sguardi, abbracci, voci e parole uniscono per sempre, e rendono giustizia assoluta.

NOTTE INQUIETA

Goes Albrecht

Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, "il più dritto detective di Los Angeles". Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l'ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento preofessionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il "pulp" del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

Pulp

Bukowski Charles

Un'audace reinterpretazione della storia della creazione e del giardino dell'eden dal punto di vista degli angeli. Un gruppo di ribelli, tra insospettabili tradimenti ed enigmatici spiriti, decide di scoprire che cosa significhi libertà. Con un linguaggio dal sapore antico e ricco di riferimenti biblici e un'impaginazione in lettere capitali, Alessandro Cortese rivoluziona la lettura della Genesi, proiettando il lettore verso l'identificazione con Lucifero, custode della luce di eden. Un ribaltamento che seduce, invertendo l'eterna dialettica tra bene e male.

EDEN

Cortese Alessandro