Letteratura araba

Ibrahim Eissa: Non scrivo romanzi come atto politico

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L’opera Mowlana, di Ibrahim Eissa, è stata una delle sei finaliste del Premio Internazionale per la Narrativa Araba del 2013. Eissa è principalmente conosciuto come un giornalista, editor e commentatore, ma questo è il suo settimo romanzo. Ha parlato con Asmaa Abdallah (che ha in passato recensito Mowlana) di come e perchè lui scriva e per chi:



Asmaa Abdallah: Perchè scrive narrativa?

Ibrahim Eissa: Prima di tutto vorrei chiarire che la mia scrittura non è un atto di natura politica. I romanzi non danno vita a rivoluzioni, ma creano rivoluzioni nella mente delle persone. Poi sta a loro.
Perchè scrivo? Scrivo perchè ho sempre voluto raccontare una storia. Perchè vedo cose che altri non vedono, ma che invece voglio che vedano. Scrivo così che non debba andare da un terapista. La scrittura tira fuori di me cose che altrimenti uscirebbero solo nei sogni. E onestamente scrivo per intrattenermi. Se non provassi piacere nel farlo, non ci sarebbe alcuna ragione per scrivere.

AA: Come scrivi? Hai qualche rituale?

IE: Mentre scrivo lascio sempre acceso un film in bianco e nero, o in alternativa lo faccio nel silenzio più assoluto. Qualsiasi altra soluzione sarebbe impossible. Il problema sta nel fatto  che quando scrivo mangio molto. Ho sempre la senzazione che scrivendo io abbia bruciato così tanto di me stesso, che sento la necessità di mangiare. Direi che scrivere un romanzo è sempre associato con l’aumento di peso.
Per quanto riguarda il modo di scrivere, solitamente programmo la storia solo fino a un certo punto della trama e poi inizio. Quindi mi fermo nelle parti più avvincenti, così che possa provare la stessa suspense del lettore. In questo modo continuo a pensarci e torno a scrivere con la medesima passione.

La rivoluzione egiziana è scoppiata proprio mentre stavo scrivendo un romanzo, e sono molto felice che questo non ne sia stato influenzato. E’ una delle cose di cui vado fiero. Leggendo il libro non si capisce che la scrittura è stata interrotta da una rivoluzione!

AA: Come combini l’attività giornalistica con quella letteraria?

IE: Gli ultimi tre mesi, quando stavo per completare Mowlana, non ho lavorato come giornalista. La scrittura giornalistica è un’idea e un momento. E’ più un commento. Se non sono occupato con un romanzo l’attività giornalistica è riflessiva, ma una volta impegnato nella stesura di un romanzo, quest’ultimo occupa tutta la mia energia riflessiva.

AA: Cosa ha ispirato l’idea del romanzo?

IE: Ho lavorato nella produzione e presentazione di spettacoli religiosi alcuni anni fa. Ho iniziato come produttore, scrivendo le domande, incontrando gli sceicchi, ecc. Successivamente ho creato il mio spettacolo: 60 episodi nel corso di due anni nel Ramadam, con 50 diversi sceicchi. Questo mi ha fatto acquisire molte conoscenze nel settore religioso in Egitto. Quello era il periodo in cui iniziavano ad esserci i predicatori, il periodo del dominio dei canali satellitari e dell’espansione dell’Islam politico. Questa situazione ha creato in me l’esigenza di narrare questo periodo. Ho pensato di scrivere un romanzo sui canali satellitari, un argomento nuovo nella narrativa egiziana e araba. Giornalisti avevano scritto di questo, ma non scrittori. Successiamente ho aggiunto la religione alla televisione. L’idea iniziale che mi è venuta è quella di uno sceicco assassinato, con dei flash-back nella sua memoria che avrebbero rilevato tutti i segreti della sua vita. Ho però abbandonato l’idea perchè mi piaceva il personaggio e non avrei voluto ucciderlo!

Avrei anche voluto scrivere di Hajj. Per quanto io sappia, non esiste un romanzo arabo che parli di Hajj e così avrei voluto scriverlo io. Alla fine però scelsi la prima idea e la cambiai facendo sopravvivere lo sceicco. Ho iniziato a scrivere nell’aprile del 2009 per finire nel marzo 2012.

AA: Hai scelto di seguire un ordine cronologico nella trama del tuo romanzo, con alcune eccezioni quando ti muovi avanti e indietro nel tempo. Perchè hai deciso di organizzarlo così?

IE: Ho gestiti il romanzo come lettore e scrittore allo stesso tempo, cercando di trovare cosa mi interessasse di più. Così ogni volta che mi fermavo nelle parti più appassionanti, non iniziavo mai a scrivere di nuovo dalla stessa parte e andavo avanti o indietro. Ho scritto questo libro per divertirmi. Uno dei motivi per cui mi piacciono i romanzi è che interagisco con loro e mi piace viverli. E’ importante provare lo stesso sentimento per il proprio lavoro. Mentre stavo scrivendo, mi sentivo come se qualcun altro stesse creando quel dialogo e io stessi solo guardando e ridendo.

AA: Che mi dici del linguaggio?


IE: Uso un linguaggio controllato. Il linguaggio del narratore è figurativo ed eloquente, mentre quello dei dialoghi è satirico e ritmico. Ho anche cercato di semplificare le idee complesse concernenti la religione.  Hatem Shinawy è un predicatore in televisione, questo è il suo lavoro, e niente di più.

Mi hanno aiutato molto gli insegnamenti di mio padre. Lui è un laurato di Azhar, un professore di lingua araba, nonchè attualmente imam di una moschea. Mia madre ha un’educazione molto semplice ed ero solito ascoltarlo quando le spiegava questioni molto complesse in modo estremamente semplice.

AA: Alcuni degli eventi e dei personaggi sembrano venire dalla vita vera. Quanto sono reali?


IE: Ogni personaggio in Mowlana è in parte fatto di carne e sangue, ma non è una singola persona.

Per esempio, Sheikh Shinawy è una combinazione di un numero di sceicchi con i quali ho avuto a che fare negli spettacoli religiosi sui canali satellitari. Parte di lui però è basata sul mio personaggio, per esempio la mente critica e la passione per il linguaggio e la conoscenza, così come l’amore per la fama e il farsene gioco in ogni momento.
Il romanzo naviga in un mare di realismo, nel senso che è basato sulla capacità di riformulare eventi e personaggi per costruire una storia drammatica.
Ho trovato strano che alcuni lettori pensassero che il personaggio del figlio del presidente fosse basato sulla sua vera vita; questo non è chiaramente il caso.

AA: Nessuno dei personaggi femminili in Mawlana sembra essere bilanciato o sano.

IE: Queste sono le donne del nostro mondo. Fama, ricchezza e ipocrisia creano questo tipo di donne. Materialismo. La moglie dello sceicco può solo essere così. Anche il loro figlio, il prodotto del loro rapporto, è molto strano. Non sappiamo se sia vivo o morto, o cosa sia sbagliato in lui.

AA: Il romanzo dipinge lo sceicco come un uomo che ha difficoltà a riconciliare quello che predica in televisione con quello in cui crede nella vita reale. Non è possibile per quest’uomo combinare la religione con la televisione?

IE: E’ impossibile combinare la conoscenza o l’educazione con la televisione, tanto per cominciare. O meglio è è difficile ed eccezionale. Ho sempre detto che quando cerco con i miei spettacoli di educare le persone è come insegnare ai maiali a volare. La televisione è principalmente uno strumento di intrattenimento ed è molto superficiale. L’unico modo in cui questo può essere fatto è trasmettere le trasmissioni religiose su canali educazionali senza scopo di lucro. Ma quando i criteri di valutazione commerciale e finanziaria, i direttori e produttori fanno parte dell’equazione, il tutto diventa semplicemente un affare.


*      *     *    *

Articolo tradotto dall’inglese da Diego Manzetti, in collaborazione con il blog Arabic Literature: originale disponibile al link http://arablit.wordpress.com/2013/01/14/ibrahim-eissa-i-do-not-write-novels-as-a-political-act/


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