Scrittori

Il canto della balena

Sobrero Corrado

Descrizione:

Categoria: Scrittori

Editore: IoScrittore

Collana:

Anno: 2013

ISBN:

Recensito da Nicoletta Scano

Le Vostre recensioni

 

Il romanzo di Corrado Sobrero “Il canto della balena” stupisce perché inatteso, completamente fuori dai cliché attuali, non patinato, senza alcuna storia d’amore strappalacrime, interventi sovrannaturali, lutti improvvisi. Al contrario, l’autore riesce a destare l’interesse del lettore grazie a continue soluzioni originali e brillanti, a personaggi abbastanza poetici e sognanti da ricordar bene quel clima letterario sudamericano richiamato anche dall’ambientazione della vicenda e dall’ingenuità verace della protagonista.

Tutta la narrazione gira attorno ad un’isola, scoperta alla sua nascita per caso fortuito da una famiglia di pescatori e contadini che, grazie all’intuito e allo spirito straordinario della figlia più piccola, riesce a governare le proprie sorti nonostante le difficoltà portate dal progresso e dalla sorte.

Diverte conoscere i componenti della famiglia e i personaggi secondari, tutti abilmente descritti e strutturati secondo indoli e desideri propri e credibilissimi.

In alcuni passaggi l’estrema astuzia e capacità oratoria della piccola protagonista rischiano di disincantare il lettore e staccarlo dal resto della narrazione, ma nel complesso la struttura e la storia sono ben calibrate e piacevoli, impregnate di un senso fiabesco e al contempo avventuroso che fanno del romanzo un’ottima prova d’autore.

 

DOMANDE ALL’AUTORE


corradoCome nasce l’idea del romanzo?
Ascoltando per radio, in macchina, la notizia della nascita di un’isola vulcanica, da qualche parte in mezzo al Pacifico. Non è un evento raro, ma mi sono chiesto: cosa succederebbe se nascesse un’isola di fronte a una terra di pescatori e di contadini? Potrebbe essere una risorsa o una minaccia? E in che modo? C’è da fidarsi di un’isola nata all’improvviso, nella notte?
 
Ha immaginato prima i personaggi o la “Balena”?
Prima la Balena. L’isola che sorge dal mare e in qualche modo rompe degli equilibri sociali ed economici secolari e radicati in una piccola comunità. Solo dopo ho immaginato la comunità, i personaggi, i protagonisti, le situazioni.

Definirebbe “Il canto della Balena” una fiaba?
La definirei piuttosto una storia carica di un certo “realismo magico”, famigliare soprattutto a chi ama la letteratura sudamericana.
 
E’ un genere che potrebbe scegliere per la sua prossima opera?
È un genere che ho già percorso in due miei romanzi precedenti e che per qualche strano motivo trovo spesso il più congeniale per esprimere quello che voglio dire. Una ambientazione ideale, lontana da noi nel tempo e nello spazio, che non mi obbliga mai troppo alla coerenza o alla fedeltà a fatti, luoghi o accadimenti reali. Non è escluso quindi che ci ricaschi.

Il personaggio di Himelda, la protagonista, è ispirato a una persona reale?
No. Mi capita raramente di costruire un personaggio pensando a qualcuno e ispirandomi totalmente solo a una persona specifica. È più facile che per un personaggio si ispiri a più persone reali, a un insieme di caratteri. Rimescolo, miscelo, assaggio. È come cucinare.

Nel libro il cuore pulsante della storia sono le idee, lo spirito di iniziativa. Nella vita reale lei crede nell’ingenuità, nella fantasia?
La fantasia è essenziale nella vita, l’ingenuità invece è utile, talvolta, solo se si scrive.
Senza la fantasia si vive in bianco e nero e scrivere sarebbe difficile, a meno che non si faccia cronaca o saggistica.
Invece scrivendo mi capita spesso che le idee più belle siano quelle filtrate dagli occhi di mio figlio, dalle sue domande, dalle sue osservazioni. L’ingenuità è quindi utile in letteratura, ma sempre penalizzante nella vita reale, se non si è un bambino o Forrest Gump.

 

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