Narrativa

Alvigini vince il premio Città di Como 2019

Alvigini Claudio

Descrizione: Altissime, insuperabili montagne di liscia pietra cingono d'ogni lato il paesino di K. e la Valle delle Montagne Chiuse in cui esso si trova. Al di là di esse non c'è mondo né vita. È questo ciò che ha sempre sentito ripetere Basin, un ragazzino la cui storia sarà al centro delle vicende narrate. Chiuso dal padre nella casa di Cardelio, sommo Maestro delle "Lettere d'eleganza", lo vedremo impegnato nel lungo, disorientante e ipnotico cammino per divenirne il successore. Nel paesino c'è un'unica osteria. E si mormora che lì, ogni notte, si riuniscano certi misteriosi vegliardi dall'incredibile, ottima salute. E che proprio di questo ogni notte fantastichino: spazi senza fine al di là degli insormontabili bastioni. Si dice anche che a volte, seduti attorno al grande camino, pronuncino in un soffio il nome, proibitissimo, delle mitiche Terre Rosse e quello, addirittura blasfemo, del Capitano di Bastur...

Categoria: Narrativa

Editore: Macabor

Collana: Il mondo di Morel

Anno: 2018

ISBN:

Recensito da Laura Monteleone

Le Vostre recensioni

Il capitano di Bastur di Claudio Alvigini vince il premio Città di Como 20195

Può capitare di trovarti tra le mani un libro che non ti aspettavi. O che ti aspettavi diverso da come si rivela una volta iniziata la lettura. Può capitare una scrittura potente, capace di accendere la fantasia più sopita con una voce intima e pacata. Una voce sicura e consapevole, che echeggia i grandi maestri della narrazione, italiani e non solo, del novecento.

Tutto questo capita ne Il Capitano di Bastur (edito nel 2018 da Macabor Editore nella collana “Il mondo di Morel”) fin dalle prime righe. È un romanzo molto particolare, che ha il merito di sfuggire a una definizione univoca e l’abilità di giocare con le contraddizioni, ricomponendole come le sfumature nuove di colori a contrasto. La stessa veste poetica della sua prosa la dice lunga. E in questo si ha conferma da parte dell’autore stesso, il quale, evocando i ricordi legati alla genesi della sua opera così dichiara qualche anno fa avevo scritto una ventina di pagine così, di getto, a mano. Ogni tanto le rileggevo, mi piacevano, ma non sapevo che farne, non erano poesia non erano racconto, erano pagine così, pagine senza patria…

Non è stato facile per Claudio Alvigini tenere testa all’ispirazione, riuscire a imbrigliarla e infine condurla alla realizzazione. Una lotta “tremendissima”, un corpo a corpo feroce con uno scritto… che si sottraeva al mio volere. Uno scontro di volontà tra due creature ugualmente testarde e costanti, lo scritto e lo scrittore, la narrazione e l’uomo. Si percepisce bene il lungo e complesso lavoro che ha portato alla luce questo romanzo, la lettura restituisce infatti un senso di compostezza e fluidità che è possibile ottenere solo al prezzo di una profonda e autorevole incursione nella forma espressiva. Un lavoro che ha condotto l’autore a una narrazione di grande densità, ogni parola portatrice di un mondo. L’immaginazione si muove a suo agio tra le descrizioni avventurose dei personaggi e il racconto necessario della loro psicologia. La delicatezza tratteggia con sapienza le emozioni, i sentimenti e le pulsioni che muovono il giovanissimo protagonista Basin insieme a coloro che lo affiancano in questa storia. È la storia di un divenire, quello tutto umano di ogni creatura, che evolvendo dovrebbe farsi consapevole del sé che porta dentro e delle scelte da operare nei confronti della vita. Basin incarna la capacità di sfidare i limiti e di creare una geografia nuova da opporre alla cristallizzazione dell’universo chiuso e abitudinario di certo mondo adulto, intorpidito tra le pastoie di una razionalità spicciola. Il lettore è coinvolto piacevolmente nel resoconto degli accadimenti, sospinto dalla voce ipnotica del narratore verso l’incontro-scontro con gli interrogativi e le curiosità purissime e vitali dei giovani protagonisti Domande che si affacciano alla vita in quei momenti di eroico furore che quasi ogni giovane sperimenta o dovrebbe sperimentare… (dal cap XXXVII)

Un po’ cronaca, un po’ favola e un po’ leggenda questa creatura, nata da una necessità e un’urgenza letteraria, è il primo romanzo di Claudio Alvigini, un uomo che ha collaudato la vita nella doppia dimensione della terra e del cielo, grazie alla sua lunga carriera di pilota civile dell’Alitalia. Interessane e niente affatto scontata la dedica iniziale a Massimo Fagioli e alla sua vita straordinaria, dalla quale Alvigini è stato felicemente e fecondamente contaminato. Un richiamo che può essere anche una chiave di lettura, per percorrere più consapevolmente i sentieri di questa storia. Una storia, come rivela il suo autore, che ha visto la luce nel panorama editoriale italiano grazie alla sensibilità letteraria e umana di Bonifacio Vincenzi e della sua casa editrice Macabor.

Il sito web del premio

 

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