Letteratura araba

Il caso Meursault

Daoud Kamel

Descrizione: Il protagonista, Haroun, è il fratello del'"arabo" ucciso da un certo Meursault, crimine raccontato nello Straniero di Albert Camus. Sessant'anni più tardi, Haroun, che ha vissuto l'infanzia nel trauma di quell'omicidio avvenuto su una spiaggia assolata, non si rassegna a che il fratello rimanga senza nome, nell'anonimato. Quindi prende la parola, avvia una controinchiesta, ricostruisce i fatti dal punto di vista dell'"arabo" suo fratello e ridà dignità alla vittima.

Categoria: Letteratura araba

Editore: Bompiani

Collana: Letteraria straniera

Anno: 2015

ISBN: 9788845280412

Recensito da Gabriele Lanzi

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Questa opera prima di Kamel Daoud, giornalista algerino che a distanza di anni ha deciso di fare rivivere Lo straniero di Camus, può ritenersi ambiziosa e stimolante. Daoud infatti, pubblicando Il caso Meursault, ha indubbiamente mostrato grande coraggio nel cimentarsi con uno dei più grandi capolavori della letteratura del novecento, tanto che fin dalle prime righe si trova un qualcosa di familiare, che ci ricorda l’incipit de Lo straniero, anche se con una piccola differenza, quasi provocatoria: “Oggi mamma è ancora viva”. Questo libro però non rappresenta un ideale seguito e nemmeno un rifacimento, è invece una sorta di tabula rasa, considerato che è stato spostato il punto di vista del racconto da Meursault a un arabo, precisamente il fratello del famoso arabo ucciso dal protagonista dell’opera di Camus.

La vicenda è ambientata settant’anni dopo, quando l’Algeria ha vinto la guerra di Indipendenza affrancandosi dalla colonizzazione francese: anche se è passato diverso tempo, Haroun, la voce narrante, non ha dimenticato la tragedia avvenuta e sente pertanto il bisogno di sfogarsi e di raccontare ciò che accadde nel 1942. Il tutto avviene all’interno di un bar: destinatario della testimonianza è un giovane avventore che, tra l’altro, risulta essere un grande estimatore dell’opera di Camus, qui trasformata nell’opera dello stesso Meursault, “poeta” sopravvissuto alla propria condanna a morte e poi diventato scrittore di fama mondiale acclamato e riconosciuto come una star. Haroun decide di riscrivere la storia cancellandone la banalizzazione effettuata da Meursault: “Un uomo che sa scrivere uccide un arabo… poi comincia a spiegare che è tutta colpa di un Dio che non esiste e di ciò che ha capito sotto il sole e per il fatto che la salsedine lo costringe a chiudere gli occhi. Perciò l’omicidio rimane un atto assolutamente impunito e non è un delitto poiché non esiste legge fra mezzogiorno e le due”.

Si delinea quindi l’esigenza di fare chiarezza gettando una luce diversa sulla profonda ingiustizia riservata all’arabo: egli è una vittima passata in secondo piano, in quanto “la parte del morto la recita il francese, che disquisisce su come ha perso la madre, poi su come ha perso il corpo sotto il sole… ma come si fa a uccidere un uomo e a rubargli persino la morte?”. Non solo la morte, ma perfino il nome considerato che mai, nel libro di Meursault-Camus, viene svelata l’identità dell’arabo ucciso e pertanto solo a distanza di settant’anni si riesce a scoprire chi fosse realmente, restituendo quindi una dignità tanto al defunto attraverso la scoperta del nome, Moussa, quanto ai sopravvissuti, in primis la stessa voce narrante e la madre, che in questo modo ottengono una specie di risarcimento morale.
Troppe risultano essere le attenuanti per Meursault, troppe le assurde giustificazioni del suo folle e inspiegabile gesto: e così scaturisce l’esigenza di esaminare la storia da un nuovo punto di vista, che in qualche maniera chiama in causa anche il delicato tema della colonizzazione francese in Algeria. Proprio questa sfaccettatura, il rapporto tra conquistatori e conquistati, costituisce un’ulteriore chiave di lettura di questo romanzo. Meursault infatti è l’icona del colonizzatore che incarna tutti i peggiori difetti: “Caino è venuto qui per costruire città e strade, assoggettare persone, terre e radici“, “... Era l’incarnazione di tutti i coloni diventati obesi dopo tanti raccolti rubati”, mentre l’arabo ucciso Moussa “… Era il parente povero, steso al sole… non possedeva nulla… in un certo senso il tuo Caino ha ucciso mio fratello per niente”.

Tuttavia la lotta per l’indipendenza non ha portato gli auspicati cambiamenti, anzi “… Non ha fatto altro che indurre gli uni e gli altri a scambiarsi le parti. Noi eravamo i fantasmi di questo paese quando i coloni ne abusavano… E oggi? Ė l’esatto contrario!”. L’immagine dell’Algeria che ne scaturisce è in definitiva quella di una nazione profondamente islamizzata nella quale si vede “… la ragazzina con il velo in testa anche se neppure ancora sa cos’è un corpo cos’è il desiderio”.

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