Narrativa

Il centenario che saltò dalla finistra e scomparve

Jonasson Jonas

Descrizione: Allan Karlsson compie cento anni e per l'occasione la casa di riposo dove vive intende festeggiare l'evento: Allan, però, è di un'altra idea e decide di punto in bianco di scappare. Con le pantofole ai piedi scavalca la finestra e si dirige alla stazione degli autobus. Lì ruba la valigia a un giovane biondo dall'aria feroce, sale sul primo autobus che gli capita e inizia così, sbarcando in uno sperduto villaggio svedese sconosciuto, una serie esilarante di equivoci e di incontri, anzitutto con Julius Jonsson - un settantenne ladro e truffatore. I due dovranno sfuggire al biondo che li insegue, e finiranno col farlo fuori dandogli una botta in testa con un asse. Poi, aprendo la valigia rubata, scopriranno che è piena di 52 milioni di corone svedesi, e inizieranno quindi la loro fuga dalla polizia e da una gang criminale che vuole recuperare il denaro, in un viaggio rocambolesco tra Mercedes, camion e donne fatali. Finiranno nell'esotica Bali, dove Allan troverà l'amore: l'ottantenne Amanda.

Categoria: Narrativa

Editore: Bompiani

Collana: Letteraria Straniera

Anno: 2011

ISBN: 9788845266522

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Morale: finché c’è vita, c’è avventura.

Ho scelto di leggere il romanzo di Jonasson perché il vecchietto sulla copertina mi faceva davvero tanta simpatia, e poi lo ritrovavi ovunque ultimamente. Diciamo che l’esordio dello svedese Jonasson è stato pubblicizzato in modo molto efficace ed intelligente. In Svezia, poi, la storia del centenario Allan Karlsson ha scalato vertiginosamente le classifiche, aggiudicandosi anche importanti premi letterari, e i giudizi sull’edizione italiana mi sono sembrati assolutamente entusiastici. Nessun dubbio, quindi: ho aperto questo libro con un atteggiamento positivo e carico di aspettative…

Delusa? Forse un po’… Ma provo a spiegarmi.

Con “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”, Jonasson mi ha dato la sensazione di voler strafare. Tanti riferimenti storici, un doppio binario narrativo, svariati personaggi, decine e decine di ambientazioni… Insomma, tra le oltre quattrocento pagine scritte (bene) dall’autore, qualcuna certamente la si poteva evitare. Quello che manca, secondo il mio modestissimo parere, è la suspense: il racconto si dipana tra fughe rocambolesche, inseguimenti e paradossi, ma procede piuttosto lentamente.

Quanto al protagonista, mi ha ricordato Forrest Gump. So di non essere originale in questa osservazione, però è la prima cosa che ho pensato dopo essere arrivata più o meno alla metà del libro, e sono contenta di condividerla con quanti l’hanno già scritto.

Allan è pacato, impassibile, ottimista. L’ingrediente “avventura” che domina la sua vita, non è frutto di scelte consapevoli e meditate, ma piuttosto una conseguenza della sua indole frizzante. Allan non può definirsi una persona ingenua, un’anima innocente: ci tengo a precisare che il paragone con Forrest Gump deriva dal fatto che, proprio come l’eroe buono di Groom (o di Zemeckis, scegliete voi) si ritrova, pur senza volerlo, a condurre un’esistenza del tutto fuori dalle righe, a vedere luoghi che mai avrebbe immaginato di poter visitare e vivere esperienze che, anche prese singolarmente, sarebbero sufficienti a riempire la buona metà di un secolo.

Allan, però, un secolo lo attraversa per intero, ed è certo più “cattivello” di Forrest, lo si intuisce sin dall’inizio della storia…

Alla vigilia del suo centesimo compleanno, per niente allettato dalla prospettiva di una festa in suo onore organizzata, con tanto di autorità e giornalisti, dalla casa di cura presso cui è ricoverato, Allan salta pericolosamente dalla finestra e, pantofole ai piedi, si dirige alla stazione degli autobus. L’idea è di allontanarsi il più possibile prima che la temibile e severissima infermiera Alice si accorga della sua fuga.

Qui “un giovane dalla corporatura esile, i capelli lunghi, biondi e unti, la barba incolta e un giubbotto di jeans con la scritta “Never Again” sulla schiena”, in palese emergenza-bagno, gli chiede ingenuamente di dare un’occhiata alla sua enorme valigia e Allan, in tutta risposta, gliela ruba e sale sul primo mezzo disponibile, intenzionato ad arrivare sin dove gli consentiranno i pochi spiccioli che ha in tasca.

Una volta accortosi dell’accaduto, il ragazzo s’infuria e prova a mettersi alla ricerca di quel vecchio che sembrava svitato ma, a quanto pare, non lo era per niente. Fin qui nulla di strano, lo avrebbe fatto chiunque. Il punto, però, è che “Never again” è il nome di una famigerata organizzazione criminale, e che il ragazzo è un delinquente disposto a tutto pur di recuperare la refurtiva.

Refurtiva, sì, perché la valigia contiene oltre cinquanta milioni di corone!

Allan  se ne accorgerà a casa di Julius, il primo dei bizzarri e simpatici personaggi che conoscerà lungo la strada, un altro non più giovanissimo che però ha energia da vendere.

Da qui in poi, sarà un continuo susseguirsi di eventi: omicidi descritti col sorriso, cadaveri che viaggiano e scelte fortunose, il tutto con un accigliato commissario di polizia alle calcagna.

Del resto, non è la prima volta che Allan si ritrova a vivere esperienze ai limiti del paradosso: le sue doti di artificiere lo hanno condotto ben presto lontano dalla fattoria in Svezia, facendogli incontrare Franco, Truman, Stalin, Mao Tse Tung, Churchill… e chi più ne ha, più ne metta. La storia del suo passato intervalla i capitoli della sua vita da centenario.

Che altro dire… Non vi aspettate un’opera epocale, il romanzo del secolo, o una storia che vi farà sbellicare dalle risate, come pure qualcuno ha sostenuto. “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” è una piacevole avventura on the road, condita ironicamente di storia e fantasia. C’è persino un elefante…

N.B. Da “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” sarà tratto un film per la regia di Felix Herngren.

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