Saggi

Il complesso di Telemaco

Recalcati Massimo

Descrizione: “Abbiamo tutti almeno una volta guardato il mare aspettando che qualcosa da lì ritornasse”Edipo e Narciso sono due personaggi centrali del teatro freudiano. Il figlio-Edipo è quello che conosce il conflitto con il padre. Il figlio-Narciso resta invece fissato sterilmente alla sua immagine. Abbiamo visto cosa significa l’egemonia del figlio-Narciso: dopo il tramonto dell’autorità simbolica del Nome del Padre, il mito dell’espansione fine a se stessa ha prodotto la tremenda crisi economica ed etica che attraversa l’Occidente. Le nuove generazioni appaiono sperdute tanto quanto i loro genitori. Questi non vogliono smettere di essere giovani, mentre i loro figli annaspano in un tempo senza orizzonte, soli, privi di adulti credibili. Esiste un al di là del figlio-Edipo e del figlio-Narciso? Telemaco, il figlio di Ulisse, attende il ritorno del padre; prega affinché sia ristabilita nella sua casa invasa dai Proci la Legge della parola. In primo piano è qui una domanda inedita di padre, che mostri come si possa vivere con slancio e vitalità su questa terra. Nel nostro tempo nessuno sembra più tornare dal mare per riportare la Legge. Il processo dell’ereditare, della filiazione simbolica, sembra venire meno, e senza di esso non si dà possibilità di trasmissione del desiderio da una generazione all’altra. Telemaco ci indica la nuova direzione verso cui guardare, perché Telemaco è la figura del giusto erede. Il suo è il compito che attende anche i nostri figli: come si diventa eredi giusti? E cosa davvero si eredita se un’eredità non è fatta né di geni né di beni, se non si eredita un regno?

Categoria: Saggi

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica saggi

Anno: 2014

ISBN: 9788807885501

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il complesso di Telemaco di Massimo Recalcati affronta un argomento di grande interesse e attualità (“Telemaco… guarda il mare, scruta l’orizzonte. Aspetta che la nave di suo padre – che non ha mai conosciuto – ritorni per riportare la Legge nella sua isola dominata dai Proci…”): il ruolo, la figura, il significato del padre in un’epoca paragonabile alla notte dei Proci (“La condizione dei giovani-Telemaco di oggi è quella dei diseredati: assenza di futuro, distruzione dell’esperienza, caduta del desiderio, schiavitù del godimento mortale, disoccupazione, precarietà. I nostri figli popolano la scura notte dei Proci…”): l’età dell’egotismo (“Il nostro tempo sponsorizza la dimensione feticistica dell’Io come nuovo idolo che ricopre – come accade propriamente nella funzione del feticcio – l’angoscia primordiale legata alla nostra condizione di inermità”) e del peggiore degli edonismi possibili (“In alternativa all’uomo ideologico del Novecento… ciò che lo muove non sono più le grandi passioni ideali, ma la spinta compulsiva del godimento mortale”), un’epoca nella quale i figli hanno smarrito la prospettiva del futuro, vivono la tragedia dell’assenza di desiderio (“Nessuna epoca come la nostra ha conosciuto una libertà individuale e di massa come quella che sperimentano i nostri giovani”), sono vittime degli effetti che le tecnologie producono sui rapporti sociali (“Le amicizie non passano più dalla mediazione indispensabile dell’incontro, ma si coltivano in modo anonimo sui social network”).

Dopo il figlio Edipo, in conflitto con il padre, dopo e il figlio Narciso ripiegato su se stesso (“Il padre come ideale e il padre come rivale costituiscono i due poli dell’oscillazione tipica del… complesso di Edipo, mentre Narciso non riesce a separarsi dalla propria immagine idealizzata la cui fascinazione lo conduce verso l’abisso del suicidio. La rivalità (Edipo) e l’isolamento autistico (Narciso)…”), la figura del figlio Telemaco (“Telemaco si emancipa dalla violenza parricida di Edipo; egli cerca il padre non come un rivale con il quale battersi a morte, ma come un augurio, una speranza…”) può rappresentare una speranza nella ricostituzione di un rapporto felice tra padre e figlio (“Il padre che oggi viene invocato non può più essere il padre che ha l’ultima parola sulla vita e sulla morte, sul senso del bene e del male, ma solo un padre radicalmente umanizzato, vulnerabile… capace di mostrare, attraverso la testimonianza della propria vita, che la vita può avere un senso”), tra figlio e padre (“La domanda di padre che oggi attraversa il disagio della giovinezza non è una domanda di potere e di disciplina, ma di testimonianza”).

Il testo è una bellissima analisi, da concludere degnamente con gli splendidi versi di Omero:

E Telemaco, abbracciando il padre glorioso, versava lacrime fitte. Entrambi avevano voglia di piangere, e piangevano forte, gemendo più degli uccelli, più delle aquile o degli avvoltoi dagli artigli ricurvi a cui i contadini rubarono i piccoli prima che avessero messo le ali. Così pietosamente versava lacrime da sotto le ciglia” (Omero, Odissea, canto XVI)

 Bruno Elpis

Il sito web di Massimo Recalcati

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