Giallo - thriller - noir

Il delitto di via Filodrammatici

Bezzon Emiliano

Descrizione: La Milano del dopo Expo, dei grattacieli e del nuovo skyline, la Milano dal ritmo continuamente "in crescendo" sembra fermarsi in riverente pausa davanti alla sacralità del tempio mondiale della Lirica, il Teatro alla Scala, e alla quiete della casa di riposo Giuseppe Verdi, dove anziani musicisti vivono di musica e di ricordi. Ma quel mondo apparentemente rarefatto nasconde storie di invidie, sesso, denaro, potere e tradimenti: l'assassinio "quasi perfetto" del potente sovrintendente è come un terremoto che sconquassa la superficie patinata e porta alla luce quel sommerso di odio e intrighi. Il sovrintendente viene trovato di prima mattina dal suo segretario particolare nel suo studio, riverso sulla scrivania, privo di vita, senza una goccia di sangue. Ma i primi rilievi tolgono subito ogni dubbio: non si tratta di morte accidentale. La scottante indagine viene affidata alla giovane e determinata capitana dei carabinieri Doriana Messina. Single per sofferta scelta in nome dell'Arma, la capitana è amata e stimata dai suoi stretti collaboratori, ma deve invece destreggiarsi tra le invidie di colleghi che la vedono come ostacolo alla loro carriera, e le avance più o meno esplicite di uomini che non vogliono perdersi l'esperienza della donna in divisa, magari con il valore aggiunto di manette e pistola. A Doriana si affianca come consulente del PM la psicologa e amica Giorgia del Rio con cui ha collaborato nel corso di una precedente indagine. Grazie a lei e ai racconti della sua anziana amica musicista che vive a Casa Verdi, si scopre che in quei giorni...

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Frilli

Collana: Tascabili. Noir

Anno: 2020

ISBN: 9788869434228

Recensito da Ornella Donna

Le Vostre recensioni

Il delitto di via Filodrammatici. La nuova indagine di Giorgia del Rio e Doriana Messina di Emiliano Bezzon

Emiliano Bezzon, dopo aver pubblicato con successo Il manoscritto perduto di Siddharta  e la raccolta di racconti I delitti della città in un giardino, torna sulla scena letteraria con Il delitto di via Filodrammatici, un giallo dalle atmosfere di grande fascino, rarefatte, sull’onda di un tema principale: il mondo della musica classica. La storia infatti è ambientata a Milano, città che si rivela essere ben conosciuta nei dettagli dallo stesso autore ( “La Milano del dopo Expo, dei grattacieli e del nuovo skyline, la Milano dal ritmo continuamente in crescendo”).

In tale atmosfera, un fatto tragico sconvolge la metropoli: nel tempio mondiale della lirica, il Teatro della Scala, il potente sovrintendente viene trovato morto dal suo segretario particolare. Quest’ultimo è un uomo ambiguo, deluso e oltraggiato nell’intimo: “Per anni aveva tentato di diventare un musicista professionista senza riuscirvi. (…) La Scala era la sua vita ma si sentiva come un amante fedele tradito, e il suo amore per la musica era ormai sopraffatto dal livore e dall’odio per gli artisti, baciati dal successo e dalla ricchezza.”

In modo fin troppo ovvio i sospetti si concentrano sulla sua persona. Ma a condurre l’indagine è la capitana Doriana Messina, che non si accontenta di una soluzione che pare essere confezionata ad hoc. Lei è una donna capace, molto stimata anche dai collaboratori, sempre con i “capelli castano scuro che scendevano morbidi fino alle spalle, proteggendo il collo dritto, sempre nella posizione di chi è abituato a tenere la testa alta. (…) Doriana Messina era nota per la sua indiscutibile bravura investigativa, ma anche per la sua proverbiale permalosità, che diventava intolleranza quando era nervosa o in ritardo.”

Insieme a lei una consulente d’eccezione: la psicologa Giorgia De Rio, “elegante, ma non eccessivamente ricercata nel vestire, curata ma non appariscente nell’aspetto Giorgia sprizzava curiosità da ogni sguardo.”

Psicologa e capitana iniziano un’investigazione condotta con perizia e metodo, che si addentra in molti lati oscuri e segreti, con colpi di scena che sconvolgono e ribaltano i risultati raggiunti: ad esempio, viene ritrovata una partitura del Re Lear, e ciò  è un “buon motivo di tensione e forse, addirittura, un movente per uccidere.”

La lettura è avvincente e viene condotta con mano esperta e sapiente dall’autore, che dimostra di conoscere a menadito i meccanismi e le regole dell’investigazione (“Il punto di vista è fondamentale. Capire da dove guardare un oggetto o una scena è essenziale a coglierne tutti i dettagli o, almeno, quelli più interessanti”).

Scritto con prosa fluida e ricercata, il testo risponde bene alle caratteristiche del genere a cui appartiene. Elaborato con  puntigliosità e sapienza narrativa, il libro ben bilancia le descrizioni ambientali con quelle dei personaggi, nel rispetto di una trama coinvolgente e di fascino. Nel lettore vengono suscitate emozioni vivide sotto lo sguardo sornione e severo del buon Giuseppe Verdi, che tutto vede e tutto sa. Il finale inaspettato è di grande raffinatezza e stupisce nel profondo.

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Intervista a Bezzon Emiliano


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Sei fiabe in cui è raccolta tutta la poetica di Miyazawa Kenji, scienziato, buddista, agronomo e filosofo (1895-1993). Il racconto che dà il titolo alla raccolta ha ispirato numerose serie di telefilm, fumetti e cartoni animati di fantascienza.

UNA NOTTE SUL TRENO DELLA VIA LATTEA E ALTRI RACCONTI

Kenji Miyazawa

E’ stato dimostrato da ricerche approfondite condotte sul campo che ogni marito fedifrago, quando si rivolge alla propria amante, attinge, più o meno inconsapevolmente, a un repertorio consolidato, una sorta di serbatoio dell’inconscio collettivo adulterino. E’ come se i traditori avessero accesso a un manuale segreto in cui sono racchiuse le frasi utili a innamorare, rabbonire, turlupinare le malcapitate, nel tentativo di perpetrare all’infinito la bigamia. Le amanti, nei primi tempi della relazione (e talvolta per un periodo molto lungo prima di insospettirsi), ascoltano con orecchie vergini le asserzioni del fedifrago, credendo nell’esclusività di quelle parole e ignorando che si tratta invece di formule condivise da tutta la categoria dei traditori. Tali formule corrispondono a enunciati standard – con variazioni idiosincratiche minime – che accompagnano ogni fase della relazione: dalle sperticate dichiarazioni d’amore alle promesse di un futuro diverso, passando attraverso i ripensamenti (guarda caso, sempre post-coitali) nonché i moniti, le precisazioni, le preoccupazioni, le giustificazioni, le gelosie, le autocommiserazioni, le fantasie poligame, le pietose o impietose descrizioni opportunistiche della legittima consorte e delle copule coniugali, le esaltazioni appassionate del polimorfo sesso extraconiugale, e infine, i finti abbandoni e le nuove epifanie. Qualunque sia la verità scientifica in proposito, a partire da oggi ogni donna possiede uno strumento indispensabile di difesa personale, perché il manuale del fedifrago non è più segreto: è qui, tra le vostre mani, sotto i vostri occhi, affinché vi possa essere di aiuto e conforto. Le mogli sapranno finalmente cosa raccontano i mariti alle amanti. Le amanti si accorgeranno di non essere sole, ma di subire insieme a migliaia di altre tapine un’ineluttabile logosfera comune. E infine, i fedifraghi dotati di intelligenza e umorismo potranno ridere di sé, ma forse chissà, talvolta anche riflettere.

Non avremmo mai dovuto

Bonafini Francesca, Falconi Caterina

Pare che l’espressione “piantare in asso” si debba a Teseo che, uscito dal labirinto grazie all’aiuto di Arianna, anziché riportarla con sé da Creta ad Atene, la lascia sull’isola di Naxos. In Naxos: in asso, appunto. Proprio sull’isola di Naxos, l’inquieta e misteriosa protagonista di questo romanzo sente l’urgenza di tornare. È lì che, dieci anni prima, in quella che doveva essere una vacanza, è stata brutalmente abbandonata da Stefano, il suo primo, disperato amore, e sempre lì ha conosciuto Di, un uomo capace di metterla a contatto con parti di sé che non conosceva e con la sfida più estrema per una persona come lei, quella di rinunciare alla fuga. E restare. Ma come fa una straordinaria possibilità a sembrare un pericolo? Come fa un’assenza a rivelarsi più potente di una presenza? Che cosa è davvero finito, che cosa è cominciato su quell’isola? Solo adesso lei riesce a chiederselo, perché è appena diventata madre, tutto dentro di sé si è allo stesso tempo saldato e infragilito, e deve fare i conti con il padre di suo figlio e con la loro difficoltà a considerarsi una famiglia. Anche se non lo vorrebbe, così, è finalmente pronta per incontrare di nuovo tutto quello che si era abituata a dimenticare, a cominciare dal suo nome, dalla sua identità più profonda… Dialogando con il mito sull’abbandono più famoso della storia dell’umanità e con i fumetti per bambini con cui la protagonista interpreta la realtà, Chiara Gamberale ci mette a tu per tu con le nostre fatali trasformazioni, con il miracolo e la violenza della vita, quando irrompe e ci travolge, perché qualcuno nasce, qualcuno muore, perché un amore comincia o finisce. Un romanzo coraggioso sulla paura che abbiamo di perdere il filo, il controllo della nostra esistenza: mentre è proprio in quei momenti – quando ci abbandoniamo a quello che non avevamo previsto – che rischiamo di scoprire davvero chi siamo. “Se sapessimo di che cosa abbiamo bisogno, non avremmo bisogno dell’amore.”

L’isola dell’abbandono

Gamberale Chiara

La Sardegna degli anni Cinquanta è un mondo antico sull’orlo del precipizio. Maria ha sei anni ed è appena diventata «figlia d’anima» dell’anziana Bonaria Urrai, secondo l’uso campidanese che consente alle famiglie numerose di compensare le sterilità altrui attraverso una adozione sulla parola; il patto tacito è che la figlia acquisirà lo status di erede, ma in cambio promette di prendersi cura della madre adottiva nei bisogni della vecchiaia. La bambina è inizialmente convinta che Bonaria Urrai faccia la sarta, e infatti le giornate sono segnate dallo scorrere nella bottega casalinga di una umanità paesana, fatta di piccole miserie e di relazioni costruite di gesti e di sguardi, molto piú che di parole. Accettata come normale dal paese, l’adozione solidale tra la vecchia e la bambina si consolida malgrado lo sfaldarsi circostante delle antiche certezze. Attraverso lo sguardo privilegiato della bambina che cresce, le contraddizioni tra il vecchio e il nuovo emergono via via piú evidenti: nell’esperienza della scuola dell’obbligo, e in quella del confronto tra la fede cristiana e i retaggi di una religiosità assai piú antica nel tempo. Sarà l’imprevista rivelazione del segreto peccato collettivo dell’accabadura – la fine violenta e pietosa a cui Bonaria è incaricata di sottoporre gli agonizzanti in fin di vita – a infrangere l’armonia tra le due donne, costringendo entrambe a fare i conti tra l’etica millenaria di una società morente e i nuovi valori che l’incalzano.

Accabadora

Murgia Michela