Giallo - thriller - noir

Il dono del buio

Giambanco V. M.

Descrizione: È la paura che gli dà la forza di correre. Il piccolo John Cameron non sente né la fame né il freddo e nemmeno si accorge di avere le braccia coperte di sangue. John sa soltanto che deve attraversare il bosco, nel buio. Solo così potrà chiedere aiuto per il suo amico James Sinclair. Solo così potrà salvare quello che rimane della sua innocenza… Seattle, oggi. Gli occhi bendati, le mani legate e una croce sulla fronte tracciata col sangue: è in questa macabra posa che il detective Alice Madison trova i cadaveri di James Sinclair e della sua famiglia, trucidati nella loro casa. Dalle prove rinvenute, sembra che il colpevole sia John Cameron, un criminale sospettato di numerosi altri delitti. Ma per Madison i conti non tornano: perché John Cameron avrebbe ucciso il suo amico d’infanzia? Perché avrebbe dovuto odiare proprio la persona con cui aveva condiviso un’esperienza devastante? C’è qualcosa di oscuro dietro quegli omicidi, qualcosa che affonda le radici nel buio di quella notte di venticinque anni prima, quando la polizia aveva salvato i due ragazzini, non riuscendo però ad arrestare i rapitori. E, per scoprire la verità, Madison dovrà entrare in sintonia con l’assassino, e accettare che, quando si volge lo sguardo verso un abisso di tenebra, anche la tenebra guarda dentro di noi.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Nord

Collana: Narrativa Nord

Anno: 2013

ISBN: 9788842921974

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il 30 maggio esce in Italia, in anteprima mondiale, “Il dono del buio” di V.M. Giambanco: in diversi paesi l’opera ha scatenato un’asta agguerrita per l’acquisto dei diritti di quello che si annuncia come nuovo, eclatante caso editoriale. In Italia, la Casa Editrice Nord si è aggiudicata i diritti, anche in virtù della sua capacità di portare al successo autori esordienti, com’è avvenuto con Glenn Cooper.

Io ho avuto il privilegio di leggere il romanzo in anteprima e farò subito una considerazione: V.M. Giambanco ha collaborato alla realizzazione di film come “Quattro matrimoni e un funerale” e quest’esperienza cinematografica è percepibile anche nella sua scrittura. I personaggi sono sculture psicologiche, le scene sono pulsanti e si susseguono in diacronia e in sincrono senza esclusione di colpi.

Forse a causa delle sollecitazioni visive del romanzo, anch’io – nel commentarlo – vedo un’immagine che ben rappresenta “Il dono del buio”: lo shangai (o mikado), l’antico gioco cinese di destrezza e di pazienza che consiste nell’impadronirsi del maggior numero di bastoncini colorati, sfilandoli a uno a uno senza muovere gli altri. All’inizio del gioco, i bastoncini vengono lasciati cadere a ventaglio sul tavolo e si presentano in un intrico caotico.

Le bacchettine, nel romanzo, sono i numerosi fatti da riconnettere in sequenza logica.

Il bastoncino colorato di nero (quello che nel gioco vale più di tutti, perché da solo totalizza cinquanta punti!) è un feroce delitto: una strage familiare.

“La porta era spalancata: quattro corpi distesi sul letto, l’uno accanto all’altro, la carne come pietra, occhi bendati e mani legate, macchie viscide di sangue sui cuscini e i bambini che giacevano fra i genitori”.

Fin da subito emergono la ritualità del delitto che ha colpito la famiglia di James Sinclair (“Qualcuno si era dato un sacco da fare per allestire quel macabro spettacolo”) e la lucida follia dello scellerato architetto (“Quale che fosse il movente della strage, la mano che l’aveva portata a termine era ferma, sicura ed esperta. La diabolica quiete nell’occhio del ciclone”), che ha agito secondo una tragica coreografia: perché il capofamiglia “ha il volto bendato con un pezzo di velluto nero … sulla fronte, ha un segno simile a una croce, tracciato con il sangue.”

E gli altri bastoncini da raccogliere?

Li indico in ordine sparso – proprio come nel gioco – e senza esaurirne la gamma, per non togliere il gusto della sorpresa.

Un antefatto sembra essere la premessa: “Il 28 agosto 1985, tre ragazzini erano stati rapiti mentre stavano pescando in un parco, a Ballard. Si chiamavano David Quinn, di tredici anni, James Sinclair, suo cotaneo, e John Cameron, di dodici”.

Viene trucidato uno spacciatore di droga.

Nel carcere di stato McCoy, un detenuto viene ucciso e una croce di sangue viene disegnata sulla fronte: “Qualcosa di molto simile a quello che è capitato alla famiglia …”

Un cadavere è rinvenuto nel bosco:Si chiama trappola a fossa. Serve a catturare gli orsi. Forse il morto era un cacciatore.

Inoltre sulla Nostromo sono morti in cinque. Due poliziotti, tre ex carcerati. Ha tagliato la gola a tutti, lasciandoli morire dissanguati”.

 

Nel mio immaginario shangai, la giocatrice più abile è “il detective Madison, della squadra omicidi di Seattle”.

Alice Madison è psicologa, ma è perseguitata da un incubo:

“Sua madre è morta cinque mesi prima e il dolore le stringe ancora il petto, quasi la soffoca”. “Papà non si muoverebbe furtivamente nell’oscurità”. “La mazza da baseball è sotto il letto e lei l’afferra …”

Ha sensibilità intuitiva:Madison ne percepì la presenza, come in un’illusione ottica”. E intelligenza visionaria: “Fu allora che Madison lo vide per la prima volta: quell’uomo che aveva aspettato con calma che la vittima smettesse di dimenarsi, tenendola d’occhio mentre la vita scivolava via, e poi aveva lisciato le lenzuola sotto i cadaveri, spostando leggermente l’uno o l’altro, fino a completare il quadro … Nelle sua immaginazione lei era sulla soglia della stanza, in silenzio, osservando i gesti dell’uomo e cercando di scorgerne il volto”.

Per proseguire nella mia metafora: molti altri, insieme a lei, sono i giocatori intorno al tavolo. Come John Cameron (“Una linea retta collegava i morti al movente e le prove all’indiziato numero uno”) o l’avvocato Nathan Quinn (“Il primo giorno di giurisprudenza, ti insegnano che mai e poi mai dovrai porre domande al tuo cliente sulla sua presunta innocenza o colpevolezza. Un’eventuale risposta rischierebbe di influenzare la tua strategia difensiva, portandoti addirittura all’istigazione o allo spergiuro”).

Il thriller è condotto con abilità, ha dialoghi serrati e dimostra un tecnicismo in grado di soddisfare i palati più fini ed esigenti (“Siamo stati costretti a utilizzare quello mitocondriale … ovvero il DNA ereditato esclusivamente dalla madre”).

Il finale è convulso, buio come il buio del titolo, ma sinistramente illuminato da squarci di fuoco: “Piombarono nel bosco avvolto dalle tenebre, lontani dal bagliore delle fiaccole. La donna continuò a correre, gli occhi abituatisi alla notte”.

Che ne dite, vi è venuta voglia di sedervi intorno al tavolo e di disputare la vostra personale sfida a shangai con la Giambanco?

 

Bruno Elpis

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