Letteratura araba

Il fallimento della letteratura araba (nella traduzione): Il fallimento dei recensori

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Le Vostre recensioni

Recentemente ho partecipato ad una discussione con il Prof. Robyn Creswell (The Paris Review) ed il Prof. Elias Muhanna (@qifanabki) della Brown University:


Il nome del convegno era “New Media and Arabic Literature” (I nuovi media e la letteratura araba) e uno degli argomenti emersi, proposto proprio dal moderatore, Jake Karr, è stata la scelta delle opere da tradurre. Quali sono i temi principali?

Ne ho tratto una risposta. I libri sono principalmente scelti dai traduttori. Solo pochi editori (Bloomsbury Qatar, AUC Press) sono abbastanza informati da avere una propria lista. L’International Prize for Arabic Fiction (IPAF) comunque sta in parte cambiando questa realtà, creando un elenco, e immagino ci sarà una gara per ottenere il libro vincitore dell’IPAF, Bamboo Stalk, di Saud al-Sanoussi.

Abbiamo parlato di come qualche volta i libri portati dagli editori accademici restino confinati in spazi troppo ristretti e con un pubblico limitato. Abbiamo parlato degli errori di traduzione. Ho citato alcuni nuovi libri di poche aspettative: Sonallah Ibrahim That Smell (re-trans. Robyn Creswell) e Rabee Jaber The Mehlis Report (trans. Kareem James Abu-Zaid). Avrei potuto menzionare due nuovi libri di Youssef Rakha. Saadi Youssef Nostalgia, My Enemy (trans. Sinan Antoon and Peter Money). Molti, molti altri.

Secondo il Prof. Creswell, molti editori stanno facendo un ottimo lavoro e sono interessati a progetti di traduzioni dal Medio oriente.

 

Dimenticatevi, dunque, di incolpare gli editori. I veri colpevoli, ha detto, sono i critici: Ce ne sono troppo pochi che si occupano di letteratura araba in traduzione. Troppo pochi sono in grado anche di tenere il libro nel modo corretto. I critici che parlano di letteratura araba sono solitamente accademici che discutono dell’aspetto meno interessante di una traduzione, ha detto Creswell.

Mi prendo qualche altra libertà, ma immagino il Prof. Creswell continuare:

Ci sono troppi pochi critici che vanno a fondo, che scavano intorno e analizzano le questioni umane e letterarie in ballo. Ce ne sono troppo pochi che veramente avviano un dialogo sulla letteratura araba e costruiscono una conversazione letteraria. Troppo pochi approcciano i libri arabi seriamente, preoccupandosi della vita, delle famiglie e delle storie dei libri.

Recentemente, un lettore di ArabLit mi ha chiesto il nome di alcuni romanzi egiziani che siano stati tradotti per un serio interesse letterario (e non antropologico), e che siano stati ben accolti dalla critica e dal pubblico. Non ho avuto molti problemi nel risolvere la prima parte dell’equazione, ma ne ho avuti molti con la seconda. Avrei voluto nominare Stealth. Ma se una bella storia in una concisa e velata traduzione (grazie, Hosam Aboul-Ela) è stata recensita da due o tre persone, questa conta come “ben accolta dalla critica”? Se un libro cade in una foresta, e …

Quindi dovremmo smetterla di incolpare gli editori e prendercela con I recensori?

Mi piacerebbe. Dopo tutto incolpare me stesso sembra molto più produttivo. Potrei fare qualcosa. Potrei dire: recensioni più serie! Più nottate! Più innovazione e produzione!

Ma

Stavo poi parlando con un recensore serio presente all’Abu Dhabi International Book Fair. Abbiamo discusso di come sia poco remunerativa la vita passata a scrivere di libri. Anche se un talentuoso e ben agganciato recensore (come lui) piazza pezzi con riviste e giornali di alto profilo e ben remunerati, ne esce comunque con 2 dollari e 40 l’ora. Per i meno conosciuti che passano il loro tempo in blog letterari, il prezzo è ancora più basso.

Incolpa i 

 

Giornali o le riviste? Forse, ma qual è il punto?

Credo, comunque, che potremmo incolpare le fondazioni che investono in arte. C’è supporto per le traduzioni. C’è supporto per le riviste. C’è supporto per gli scrittori e per i traduttori. Ma non c’è alcun supporto per i critici indipendenti.

 

Articolo tradotto dall’originale inglese di Elisabeth Jaquette da Diego Manzetti, in collaborazione con il blog Arabic Literature: originale disponibile al link: http://arablit.wordpress.com/2013/04/25/the-failure-of-arabic-literature-in-translation-the-failure-of-reviewers/

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Una grande storia sulla possibilità di cambiare il proprio destino. Ma soprattutto una favola, una delle più commoventi che siano mai state scritte. Protagonista è il vecchio e tirchio finanziere Ebenezer Scrooge - personaggio che servirà da modello per il Paperon de' Paperoni disneyano - che nella notte di Natale viene visitato da tre spettri. Lo indurranno a un cambiamento radicale, a una conversione che ne farà uno dei più grandi personaggi letterari di tutti i tempi. Ma forse parte del segreto, della magia ineludibile di questo romanzo è nella ricomposizione dei ricordi, nella restituzione di senso alla storia, nella ridefinizione del posto dell'uomo nel tempo.

Un canto di Natale – A Christmas Carol

Dickens Charles

La giornata della terra di i-libri.com

Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perché la vita le ha insegnato che non è fatta per l'amore. E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c'è Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernobyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia. Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro il profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane. Quando il dolore arriva a schiacciarli lì in mezzo, sarà la vita stessa a scuoterli con i suoi prodigi, sarà proprio il mare che misteriosamente comincerà a parlare. E questa armata sbilenca si troverà buttata all'avventura, a stringersi e resistere in un on the road tra leggende antiche, fantasmi del passato, amori impossibili e fantasie a occhi aperti, diventando così una stranissima, splendida famiglia. _____________________________________ Fabio Genovesi ha scritto un romanzo traboccante di personaggi e di storie, sospeso come un sogno, amaro ed esilarante, commovente e scatenato come la vita vera. Un romanzo che parla la lingua calda e diretta dei suoi personaggi, che scava dentro esistenze minime e laterali per trovarci un disegno: spesso lo chiamiamo "caso", ma la sua magia è così scintillante che per non vederla bisogna proprio tenere gli occhi stretti.

Chi manda le onde

Genovesi Fabio

"Sulle spalle dei giganti" rappresenta per i lettori di Eco un evento festoso. Lontano dalle aule universitarie, dai congressi accademici, dalle cerimonie onorarie, Eco scrive questi testi, nel corso di tre lustri, per intrattenere gli spettatori (che ogni volta per lui accorrono a frotte) della Milanesiana, il festival ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi. Testi che il più delle volte traggono spunto dal tema stesso che ogni anno la Milanesiana si dà, per poi scorrere lungo rivoli di un repertorio che attinge alla filosofia quanto alla letteratura, all'estetica, all'etica e ai mass media. Come dire: la quintessenza dell'universo echiano, raccontato con un linguaggio affabile, intriso di ironia, talora giocoso, affilato quando necessario. Le radici della nostra civiltà, i canoni mutevoli della bellezza, il falso che si invera e modifica il corso della storia, l'ossessione del complotto, gli eroi emblematici della grande narrativa, le forme dell'arte, aforismi e parodie sono alcuni degli spunti di attrazione di un libro arricchito dalle immagini che l'autore usava proiettare nel corso del suo dire.

Sulle spalle dei giganti

Eco Umberto