Narrativa

Il fantasma di Piazza Statuto

Tallone Massimo

Descrizione: Torino 2011: la governante di casa Doro, Annetta soffre di insonnia e nel silenzio della notte, sente strani rumori provenire dallo studio del pittore Ettore, che però è morto da cinque anni. Scettica e pratica ma incapace di spiegare il mistero, accetta di credere al fantasma del pittore, tornato nel suo studio per rivedere le proprie opere. Ma quando una notte nuovi rumori e improvvisi silenzi spaventano Annetta, decide di chiedere aiuto e consiglio al signor Piola, esperto di cose esoteriche, che purtroppo declina l’invito. Una notte Corrado, nipote del pittore, dopo i soliti fruscii, seguiti questa volta da una concitata discussione, cade da una scala e muore. Annetta, spaventata, scende in strada e mentre esce dal portone vede un’ombra svoltare nella via. Questa volta il signor Piola insospettito da quella strana morte, accetta di interessarsi al caso; convince Annetta a organizzare una seduta spiritica con l’obiettivo di evocare il fantasma di Corrado, nonostante la scettica resistenza della signora Maria. L’ectoplasma di Corrado appare tramite una medium e fornisce indicazioni per trovare il suo assassino. Il signor Piola sorride per il buon esito della seduta e per le indicazioni suggerite dal fantasma ma da quel momento in poi tanti nuovi e sconvolgenti dettagli si aggiungeranno alla storia fino all’inaspettato finale.

Categoria: Narrativa

Editore: Edizioni del Capricorno

Collana: Piemonte in noir

Anno: 2020

ISBN: N.d.

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il fantasma di Piazza Statuto

Giovedì 9 aprile 2020 sarà allegato a La Stampa in tutte le edicole del Piemonte il romanzo di Massimo Tallone Il fantasma di Piazza Statuto, Edizioni del Capricorno. Conviene prenotare!

Ed ecco la nostra recensione al romanzo.

Massimo Tallone, scrittore di gialli, confeziona un romanzo ironico su Torino capitale della magia nera, contrapponendo alla descrizione dell’ambiente borghese – quello dei Doro, una famiglia che vanta il defunto pittore Ettore, e delle loro frequentazioni – la figura (vincente) di un’anziana signora del popolo: la governante Annetta, che s’improvvisa “ghostbuster” e détective.

Annetta soffre d’insonnia e, abitando nell’appartamento confinante con quello dei Doro, ogni notte avverte la presenza di un fantasma: “Da quando il signor Ettore è morto, la signora Maria ha proibito a tutti di salire allo studio. Ci va solo lei.” Di chi altro, se non di uno spirito potrebbero essere quei misteriosi rumori?

I fantasmi

La vicenda pullula di fantasmi.
Uno si materializza in una seduta spiritica: “Vaporoso, senza corpo come tutti i fantasmi, intento a muovere gli oggetti con la sola forza del pensiero.”
“… Dalla forma bianca e vaporosa che fluttua … nasce un’altra forma, più densa …
Poi ci sono quelli che tengono sgradita compagnia ad Annetta: “E i fantasmi che aprono i cassetti e sfogliano le carte nello studio?
Salvo concludere: “Ci sono troppi fantasmi, in questa storia , e francamente sembrano troppo addomesticati.”

La protagonista

Davvero ‘una sagoma’! Parla, parla, parla. E, in tanto parlare, si perde: “Ma dove ero rimasta? Ah, la mia mania di perdere il filo.” Ha il pregio dell’umiltà e questo la rende simpatica: “Ma io non sono del loro mondo e devo stare al mio posto, tranquilla e buona, e senza tante smorfie, perché non so manco cosa voglia dire Matisse, mentre loro solo a sentirla, quella parola, sono quasi svenuti.” Sa dubitare di se stessa: “Stai impazzendo, Annetta. Sto impazzendo.” E comunica sempre i suoi sentimenti: “… La notte della seduta spiritica è arrivata. E io sto morendo di terrore.

Torino capitale del noir

Sarà soltanto una leggenda?
La piazza fu poi sede … della ghigliottina.
Questi precedenti storici contribuirono alla credenza che la piazza avesse un qualcosa di malefico, fino a farne, nell’ambito delle leggende sulla Torino magica, il vertice del triangolo della magia nera.”

Romanzo simpatico, ben scritto e divertente, si congeda con qualche amara riflessione sui giovani e sulle colpe degli adulti.

Bruno Elpis

Sul mio sito trovate una breve intervista all’autore, a questo link

http://www.brunoelpis.it/le-interviste/472-cinque-domande-anzi-sei-a-massimo-tallone-autore-de-il-fantasma-di-piazza-statuto-edizioni-eo

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Tallone

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Tasso è un uomo con un piolo conficcato in testa, un po' lento (direbbe sua madre), ma molto sensibile alle attenzioni della signora Pilar. Anchise è disposto a pagare di tasca propria per poter continuare a suonare ogni sabato con la sua band, e scambiare quello sguardo di profondissima intesa con Diana, la bassista, prima che lei torni dal marito. E poi c'è una Polaroid che a un certo punto comincia a catturare non solo le immagini ma anche i pensieri, e una sala d'attesa in cui perdere la cognizione del tempo mentre aspetti invano che l'Assegnatore chiami il tuo numero. Insomma, questi racconti - cosi diversi fra loro e cosi inseparabili, quasi una classe scolastica eterogenea ma affiatata - sono un tripudio di fantasia e vividezza. E soprattutto irrompono sulla scena due elementi nuovissimi nella scrittura di Ligabue: la cornice surreale e la musica. La musica in tutte le sue declinazioni. La musica che, come il sesso e l'amore, sfugge fortunatamente a ogni tentativo di imbrigliarla. Perché solo nell'abbandono, nell'accettazione del mistero, nello stupore che ci afferra ogni volta come fosse la prima, possiamo sperimentare la loro - e la nostra - quotidiana spettacolare magia.

Scusate il disordine

Ligabue, Luciano

Il male supremo, quello banale e terrestre, disappropriante e dissociativo, esiste. Il male è Luciano Lualdi, l’impresario più importante dello star system nostrano, l’uomo che influisce sulla vita politica e sottoculturata dell’Italia targata talent. Demiurgo spietato di tronisti palestrati e starlette anoressiche, Lucio succhia dall’interno la linfa vitale dei nuovi ragazzi di vita: la folla votata al palcoscenico per imporre il proprio nome, le proprie vocazioni inesistenti, la propria inconsistenza – cifra di un’intera nazione ipnotizzata davanti allo schermo televisivo. Ingenua vittima sacrificale è Christian Russo, muscoloso, ventenne, occhi chiari trasparenti, con una malattia che gli rode l’anima e una che gli toglie il respiro. Christian, il burattino, e Lucio, l’arbitro dei destini: un incastro tra identità speculari, perfetto fino quando l’ironia tragica della realtà stravolge quell’equilibrio. A raccontare questa storia è Teresa Ciabatti, cantrice della nostra contemporaneità, con meccanismo narrativo perfetto, che si intrude nel vilipendio morale e fisico che è la cifra del nostro presente. La scrittura affonda il bisturi laddove la malattia scintilla, sprofondando nell’epica trash italiana di oggi, che in Tuttissanti si narra e trionfa, in una ricognizione drammaturgica del disagio e del formidabile di un’epoca. Una forma di racconto che pendola tra realismo apparente e trance, tutt’altro che immaginaria.

TUTTISSANTI

Ciabatti Teresa

È la storia di un incontro, questo libro intimo e provocatorio: tra una grande scrittrice che ha fatto della parola il proprio strumento per raccontare la realtà e una donna intelligente e volitiva a cui la parola è stata negata. Non potrebbero essere più diverse, Dacia Maraini e Chiara di Assisi, la santa che nella grande Storia scritta dagli uomini ha sempre vissuto all’ombra di Francesco. Eppure sono indissolubilmente legate dal bisogno di esprimere sempre la propria voce. Chiara ha dodici anni appena quando vede “il matto” di Assisi spogliarsi davanti al vescovo e alla città. È bella, nobile e destinata a un ottimo matrimonio, ma quel giorno la sua vita si accende del fuoco della chiamata: seguirà lo scandaloso trentenne dalle orecchie a sventola e si ritirerà dal mondo per abbracciare, nella solitudine di un’esistenza quasi carceraria, la povertà e la libertà di non possedere. Sta tutta qui la disobbedienza di Chiara, in questo strappo creativo alle convenzioni di un’epoca declinata al maschile. Perché, ieri come oggi, avere coraggio significa per una donna pensare e scegliere con la propria testa, anche attraverso un silenzio nutrito di idee. In questo racconto, che a volte si fa scontro appassionato, segnato da sogni e continue domande, Dacia Maraini traccia per noi il ritratto vivido di una Chiara che prima è donna, poi santa dal corpo tormentato ma felice: una creatura che ha saputo dare vita a un linguaggio rivoluzionario e superare le regole del suo tempo per seguirne una, la sua.

Chiara di Assisi. Elogio della disobbedienza

Maraini Dacia

Sul solco dell'Orlando furioso raccontato da Italo Calvino e dello stesso Decamerone riletto nel cinema di Pasolini, Aldo Busi ha compiuto un'opera di "traduzione" del classico boccaccesco. Lo scrittore ha tratto dalle spumeggianti storie narrate da Boccaccio un'opera che conserva il ritmo dell'originale, reinterpretato con una scrittura moderna e agile. Ed è così che, eliminando ogni intento moralistico, gli intrighi, le avventure, le beffe e i personaggi del Decamerone acquistano nuovo sapore.

Il Decamerone di Giovanni Boccaccio

Busi Aldo