Narrativa

Il fu Mattia Pascal

Pirandello Luigi

Descrizione: Il romanzo, pubblicato nel 1904, narra la storia di un timido provinciale, Mattia Pascal, che si allontana di casa dopo una delle solite liti con la moglie Romilda e la suocera, e, arrivato a Montecarlo, vince, giocando a caso, diverse decine di migliaia di lire. Il possesso di una grossa somma e la lettura di una notizia di cronaca che annuncia la sua morte (si tratta di un'erronea identificazione del cadavere di un disperato che si è ucciso gettandosi nel pozzo di casa Pascal), lo inducono a simulare davvero la morte e a tentare di cominciare una nuova vita. Mattia Pascal diventa così il signor Adriano Meis, e va a stabilirsi a Roma.

Categoria: Narrativa

Editore: Newton Compton

Collana: MiniMammut

Anno: 2014

ISBN: 9788854165380

Recensito da Valeria Martino

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Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal

Poco probabile non conoscere la trama di uno dei più importanti romanzi di Luigi Pirandello. Il celebre protagonista, Mattia Pascal, incastrato in una vita che non ha scelto, che diventa ben presto una prigione, privato di tutti gli affetti autentici, approfitta di un malinteso per fuggire, letteralmente, dalla sua vita. Un cadavere è stato infatti identificato come lui stesso e così Mattia decide di fingersi effettivamente morto e viaggiare, in un’ipotetica libertà di nuovo conquistata. Ma anche per Adriano Meis, ben presto, però, questa libertà diventerà prigione della solitudine e di tante altre forme. È impossibile, infatti, vivere fuori dalle leggi e dalle convenzioni che gli uomini si sono dati; scopre che “fare il morto non è una bella professione”. “Morirà” anche Adriano Meis e, come in ogni storia ciclica che si rispetti, tornerà da dove era partito, nella speranza di tornare a essere Mattia Pascal. Impossibile: gli altri si sono abituati in fretta alla sua “morte” e ognuno ha continuato il suo percorso di vita senza di lui: la moglie in sposa a un altro uomo, il fratello che non lo riconosce. Non gli resterà altro che rendere omaggio alla sua tomba, ricordando, appunto, “il fu Mattia Pascal”.

Il protagonista ha la “fortuna” di vivere ben tre vite e immagino che ogni lettore gli avrà invidiato questa possibilità. Ma vivere una vita non è per niente facile e Pirandello lo sa bene: “La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d’arrestare, di fissare in forme stabili e determinate, dentro e fuori di noi”.

Ciò che noi rappresentiamo è sì una maschera che ci inchioda in un’esistenza che sentiamo inautentica, ma, paradossalmente, proprio questa maschera che indossiamo nella vita sociale è l’unica che ci permette di manifestare, pur con le dovute e dolorose limitazioni, il nostro essere e di dare una forma alla nostra esistenza.
Le convenzioni sociali, storicamente determinate, sono pertanto le coordinate che delimitano la nostra esperienza di vita, pur creando un tragico dissidio tra uomo e società, tra essere e apparire.

In fondo, l’unico modo per vivere in ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso.

«La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola, domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo» ( da “Uno, nessuno, centomila” ).

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