Letteratura giapponese

Il gigante sepolto

Ishiguro Kazuo

Descrizione: Siamo nel VI secolo d.C.: Artú è morto da qualche tempo ormai e la terra della futura Inghilterra, dilaniata per decenni dalla guerra intestina fra britanni, romanizzati e cristianizzati, e sassoni, indigeni e pagani, gode ora di relativa pace. Ma uno strano fenomeno interessa entrambe le popolazioni: una nebbia diffusa sovrasta le genti e causa una labilità della memoria di breve e anche di lungo periodo, che impedisce loro di capire le ragioni del presente. Beatrice e Axl, ormai in tarda età, partono alla ricerca del figlio che ricordano vagamente di aver avuto. Per la strada si uniscono a loro un ragazzino morso da un demone, Edwin, un guerriero senza paura, Wistan, e un cavaliere della tavola rotonda, Gawain, ormai vecchissimo e male in arnese, a suo dire incaricato da Artú di uccidere la draghessa Querig, responsabile della nebbia che porta via la memoria. Sotto la veste del romanzo d’avventura, pur ricco d’inventiva e avvincente com’è, Il gigante sepolto nasconde un tema di piú lungo e profondo respiro: il contrasto fra ricordo e perdono, fra il dovere e la peculiarità umana della memoria, da un lato, e l’ostacolo che essa rappresenta all’appianamento dei conflitti, dall’altro. È la memoria il gigante sepolto e semimorto del libro, e la risposta individuale del lettore alle domande che esso pone non può essere né univoca né prevedibile.

Categoria: Letteratura giapponese

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Anno: 2015

ISBN: 9788806222321

Recensito da Anna Maria Balzano

Le Vostre recensioni

 Il gigante sepolto – Memoria e oblio. Guerra e pace.

Destinato a far discutere a lungo Il gigante sepolto, l’ultimo romanzo di Kazuo Ishiguro. Una storia ambientata ai tempi di poco successivi al regno di re Artù, vede protagonisti due anziani britanni, Axl e Beatrice, che, angustiati da una penosa perdita di memoria che ha cancellato il loro passato, partono alla ricerca di un figlio che, non ricordano né quando né perché, si é allontanato da loro. Nel fitto di una nebbia inquietante, che altro non è che il fiato d’un drago-femmina in grado di provocare un angosciante oblio degli eventi del passato, i due si incamminano verso una meta difficile da raggiungere. Durante il viaggio essi incontrano numerosi personaggi, dal sassone Wistan, al fanciullo Edwin, al vecchio cavaliere di Artù, Galvano.

Si tratta di un racconto che risente fortemente dell’influenza di alcune opere ben note, quali Beowulf, il primo poema epico della letteratura inglese, La chanson de Roland, il Don Qijote, e persino relativamente al rapporto sassone-bretone il Gargantua e Pantagruel di Rabelais, fino al ben noto Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien. Personaggi fantastici e spaventosi, come orchi e draghim devono essere affrontati e sconfitti, perché il viaggio possa proseguire. È la perenne lotta tra il bene e il male. In questo arduo cammino, Axl e Beatrice si chiedono perché la memoria li abbia abbandonati.

Forse Dio si vergogna talmente di noi, di qualcosa che abbiamo fatto, che vorrebbe egli stesso dimenticare… se Dio non vuole ricordare, non sorprende certo che non ci lriusciamo noi.”

Senza memoria, essi diventano, dunque, una sorta di “uomini vuoti”, individui senza radici. Il recupero della memoria si impone come necessità per ricostruire la propria identità e l’identità stessa del genere umano. Condizione indispensabile al raggiungimento di questo obiettivo ê l’eliminazione del drago Querig. Solo dopo aver compiuto questo atto, con l’aiuto di Wistan i due anziani coniugi potranno aspirare a raggiungere l’isola in cui troveranno pace, accompagnati da un traghettatore, ispirato al dantesco Caronte.

Ecco però che tra i personaggi che condividono queste ardue imprese si insinua il dubbio se sia davvero utile risvegliare la memoria, disseppellire questo gigante addormentato, testimone di tante guerre, di tante lotte e stragi, di spargimento di sangue, di tradimenti e infedeltà o non sia meglio mantenere quella pace priva di passato e scevra di rancori, rinunciando a una pur legittima identità. Questo è il vero quesito che Ishiguro ci pone. La memoria, dunque, sulla quale noi tutti insistiamo, perché venga coltivata e trasmessa al fine di non ripetere gli errori del passato, può essere vista come un’insidia, se ad essa si attribuisce il risveglio di odi e rancori che possono minacciare altre guerre e devastazioni. Una proposta di riflessione assai suggestiva, se si considera che ci sono misfatti che non possono essere dimenticati. Spetta all’uomo, a un umanesimo culturale e progressista, sapere gestire con equilibrio il valore e la potenzialità della memoria. Dimenticare, no. Una pace fondata sull’oblio è fragile e inconsistente, ma una pace fondata sul consapevole rigetto degli errori del passato può avere una speranza di divenire duratura.

Per quanto riguarda l’aspetto stilistico, questo romanzo fa uso di un linguaggio consono all’epoca dei fatti raccontati. Per questo motivo potrà sembrare piuttosto anacronistico. A mio avviso, è il risultato di uno studio accurato. I personaggi possono a volte apparire privi di spessore psicologico. Anche qui essi rispondono all’esigenza di creare figure che siano in sintonia con il contesto storico. Così come in pittura i primi dipinti non mostravano alcuna conoscenza della prospettiva che poi avrebbe dato spessore, consistenza e profondità alla scena.

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