Classici

Il giorno della civetta

Sciascia Leonardo

Descrizione: Leonardo Sciascia pubblico questo romanzo nel 1961. Allora, nelle parole dell'autore stesso, . La stessa parola mafia era usata con tutte le cautele e quasi di malavoglia. Eppure noi sappiamo che proprio in quegli anni avveniva la radicale trasformazione che sposto la mafia dal mondo agrario a quello degli appalti, delle commesse e di altre realta , non piu regionali ma nazionali e internazionali. Lo scrittore Sciascia irrompe dunque in questa realta come nominandola per la prima volta. Basta leggere la pagina iniziale del Giorno della civetta per capire che essa finalmente cominciava a esistere nella parola. Sciascia sottopose il testo a un delicato lavoro di limatura, riducendolo ai tratti essenziali con l'arte del : e, visto a distanza di anni, tale lavoro si rivela piu che mai un'astuzia dell'arte. Qui infatti Sciascia ha scoperto, una volta per tutte, quel suo inconfondibile modo di narrare che non si concede ambagi e volute, ma fissa lo sguardo sempre e soltanto sulle nervature del significato, fossero anche in un minimo gesto o dettaglio. In questo senso, se Il giorno della civetta e diventato il romanzo piu popolare di Sciascia, e anche perche lo rappresenta in una forma che, nel piu piccolo spazio, raggiunge la massima densita.

Categoria: Classici

Editore: Adelphi

Collana: Fabula

Anno: 1993

ISBN: 9788845909573

Recensito da Serena Vissani

Le Vostre recensioni

Primo romanzo di Sciascia, Il giorno della civetta può definirsi un giallo, seppur non totalmente e perfettamente ascrivibile al genere. Il motivo, il fatto che ha indotto l’autore a realizzare un’opera di questo tipo è legato all’omicidio di un sindacalista in Sicilia e a un’intervista fatta al Presidente della Regione Alessi, il quale affermò che la mafia non esisteva affatto e che si trattava di una pura invenzione del Nord.

L’autore ha voluto prendere in mano la penna e comporre un testo per affrontare questa tematica per la prima volta pubblicamente: tre anni dopo l’uscita del romanzo, infatti, lo Stato Italiano aprì un’inchiesta sulla mafia.

Il romanzo si svolge prevalentemente su due linee: una romana e una siciliana.
Quella romana è fatta soprattutto di pause, o intermezzi, in cui due politici anonimi sembrano discutere dei fatti che si svolgono in Sicilia, volendo così alludere adun legame diretto tra politica e mafia, rapporto che sarà più approfondito nei successivi romanzi.
La linea siciliana, invece, riguarda tutta la trama del “romanzo giallo”, per quanto, come accennavo primai, di romanzo giallo non si possa parlare in pieno.
Il giallo infatti presuppone una totale e incondizionata fiducia nella ragione, mentre la conclusione del romanzo di Sciascia mostra il continuo oscillare dell’autore tra la fiducia illuministica e la rassegnazione ad una situazione stagnante.

Il romanzo assume le forme di un’inchiesta di polizia, condotta dal capitano Bellodi, che incarna i valori del Nord (è infatti originario di Parma) e pertanto avrà il suo bel da fare per entrare nella mentalità meridionale. Suo antagonista è Don Mariano, personaggio che ha procurato qualche critica a Sciascia, soprattutto per quel suo monologo, al momento dell’arresto: il sistema clientelare, vassallatico, sembra essere necessario e indispensabile per la sopravvivenza in quel mondo.

Alla fine l’autore non pare sicuro della soluzione che la ragione ha permesso di raggiungere con l’indagine: infatti, nonostante si sia palesato il mandante dell’omicidio, lo status quo sembra preservarsi e Sciascia si avvia verso le soluzioni dei successivi romanzi, attraverso il trasferimento di Bellodi al Nord. Però una nota positiva ancora permane: il capitano, infatti, nonostante sia tornato tra amici e conoscenti, nella sua terra natia, si sente profondamente catturato da quel mondo.

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