Letteratura americana

Il grande Gatsby

Fitzgerald Francis Scott

Descrizione: “Il grande Gatsby” ovvero l'età del jazz: luci, party, belle auto e vestiti da cocktail, ma dietro la tenerezza della notte si cela la sua oscurità, la sua durezza, il senso di solitudine con il quale può strangolare anche la vita più promettente. Il giovane Nick Carraway, voce narrante del romanzo, si trasferisce a New York nell'estate del 1922. Affitta una casa nella prestigiosa e sognante Long Island, brulicante di nuovi ricchi disperatamente impegnati a festeggiarsi a vicenda. Un vicino di casa colpisce Nick in modo particolare: si tratta di un misterioso Jay Gatsby, che abita in una casa smisurata e vistosa, riempiendola ogni sabato sera di invitati alle sue stravaganti feste. Eppure vive in una disperata solitudine e si innamorerà insensatamente della cugina sposata di Nick, Daisy... Il mito americano si decompone pagina dopo pagina, mantenendo tutto lo sfavillio di facciata ma mostrando anche il ventre molle della sua fragilità. Proprio come andava accadendo allo stesso Fitzgerald, ex casanova ed ex alcolizzato alle prese con il mistero di un'esistenza ormai votata alla dissoluzione finale.

Categoria: Letteratura americana

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale Economica I Classici

Anno: 2015

ISBN: 9788807822278

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

NewYork cominciava a piacermi: il suo piccante senso di avventura la notte, e il senso di appagamento che il continuo guizzare di uomini e donne e macchine dà all’occhio inquieto. Mi piaceva camminare lungo Fifth Avenue e individuare tra la folla le donne romantiche, e immaginare che nel giro di qualche minuto sarei entrato nella loro vita e nessuno avrebbe saputo niente o lo avrebbe disapprovato. […] Nell’incantata luce vespertina della metropoli sentivo a volte una tormentosa solitudine e la sentivo negli altri: impiegati poveri e giovani, che ciondolavano davanti a una finestra in attesa di uscire per andare a cena in un ristorante solitario, giovani impiegati nel crepuscolo, che sprecavano gli attimi più intensi della notte e della vita.

Agli occhi del giovane Nick Carraway, trasferitosi a Est da una cittadina del Middle West dopo la laurea a New Haven, la New York del jazz e delle feste patinate dei primi anni Venti si rivela al contempo potente e fragile con le sue molteplici contraddizioni e suggestioni, simbolo di un’America delusa dai suoi stessi miti e incapace di dare consolazione ai sognatori affranti.

E’ dalla sua modesta abitazione a West Egg, Long Island, che Nick osserva affascinato l’invidiabile esistenza del vicino di casa Jay Gatsby, la cui rapida ascesa verso la ricchezza e il successo ancora alimenta il mistero delle sue origini. Voci di amicizie discutibili e affari poco leciti aleggiano intorno alla sua figura e alla sua lussuosa dimora: è qui che nel fine settimana si consumano le feste sfarzose che accolgono tutti coloro che, senza distinzione alcuna in termini di opportunismo ed eccentricità, vogliano godere della disinteressata generosità del giovane padrone di casa.

Nick è fortemente incuriosito da Gatsby e dal via vai sfavillante dei suoi ospiti, ma prova al contempo un sano disprezzo per tutto ciò che l’uomo rappresenta.

Se la personalità è una serie ininterrotta di gesti riusciti, allora in lui c’era qualcosa di splendido, una sensibilità acuta per le promesse della vita, quasi fosse collegato a una di quelle macchine elaborate che registrano una scossa di terremoto a diecimila miglia di distanza. […] lui aveva il dono straordinario della speranza, una sollecitudine romantica come mai ho trovato in altri e molto probabilmente mai più troverò.

L’incontro con Gatsby nell’estate del 1922 e la schiettezza con cui si apre a Nick nel raccontare la sua storia, dalle sue umili origini alla fortuna che aveva realizzato in poco tempo, lo convincono della sua onestà così come dell’autenticità dell’amore per Daisy – cugina di Nick – conosciuta cinque anni prima. La partenza per il fronte e il matrimonio della donna con il benestante Tom Buchanan avevano impedito il loro ritrovarsi.

E’ così che l’ascesa e il riscatto sociale di Gatsby sembrano trovare una spiegazione, se non addirittura la loro sola e unica motivazione, nel profondo desiderio di incontrare la donna e di presentarsi a lei come un’alternativa accettabile al suo ricco, ma infelice, matrimonio.

Daisy, tradita da sempre dal marito Tom, riscopre infatti in Gatsby l’amore e la devozione di un tempo, sufficienti per farle credere di poter ritrovare il passato e recuperare l’amore perduto, ma non abbastanza per farli rivivere.

Gatsby vi si era buttato dentro con passione creativa e l’aveva alimentata in continuazione, ornandola con ogni piuma variopinta trovata sul suo cammino. Nessun fuoco e nessuna freschezza possono sfidare ciò che un uomo è capace di immagazzinare tra gli spettri del suo cuore.

Qui Francis Scott Fitzgerald si rivela per il raffinato scrittore che era, capace di regalare insieme al sogno la sua fine.

La convinzione che Gatsby ingenuamente continua a nutrire per la realizzazione di ciò che più desidera ce lo rende amabile, l’ultimo eroe romantico: d’un tratto il mondo che lo circonda ci appare in tutta la sua mediocrità e grettezza e Gatsby, agli occhi di Nick e del lettore, diventa il simbolo dell’inarrestabile fine di un’epoca e delle sue illusioni. Il rapido e intenso epilogo della storia lasciano un inevitabile senso di spaesamento e il doloroso rimpianto per ciò che è stato. Così le parole di Nick, la voce narrante di queste pagine, ci accompagnano nel malinconico ma necessario viaggio di ritorno: quello a una dimensione più umana e tollerabile dell’esistenza, senza più falsi miti ad alimentare l’insoddisfazione del presente.

Anche quando l’Est mi entusiasmava di più, anche quando ero più intensamente consapevole della sua superiorità rispetto alle cittadine annoiate, rigonfie, cresciute disordinatamente al di là dell’Ohio, […] anche allora l’ho sempre visto caratterizzato da una distorsione. West Egg, in particolare, figura ancora nei miei sogni più fantasiosi.

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