Giallo - thriller - noir

Il grande male

Simenon Georges

Descrizione: Non ci pensa due volte la terribile, dispotica signora Pontreau a spingere giù dalla finestrella del granaio il genero immobilizzato da una crisi di epilessia. La morte di quel buono a nulla, di quella «marionetta» dalle gambe molli, le permetterà di annettersi la sua proprietà e soprattutto di riprendere il controllo sulle tre figlie. Ma c’è un’altra donna, altrettanto terribile, una vecchia domestica rancorosa, che ha dei sospetti e che potrebbe parlare, o ricattarla. Il prezzo da pagare perché tutto venga soffocato, perché una greve cappa di silenzio scenda sulle vittime e i colpevoli, e perché ogni cosa – il paese come la grande casa dalle finestre sprangate – ripiombi in una calma sinistra, sarà altissimo.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Adelphi

Collana: Biblioteca

Anno: 2015

ISBN: 9788845929861

Recensito da Monique Pistolato

Le Vostre recensioni

Per gli amanti di Georges Simenon, Il grande male è un altro romanzo memorabile; per chi, invece, non l’ha ancora incontrato, ecco l’occasione per avventurarsi in una scrittura avvolgente.

La storia s’infila sotto pelle fin dalle prime pagine, lasciando il lettore inquieto e assetato di arrivare alla fine. Sullo sfondo una campagna assolata, una giornata di fatiche per molti uomini e il presagio di qualche cosa di sconvolgente nell’aria. La minaccia, però, non arriva dal cielo o dai braccianti carichi di vino e di lavoro, bensì da un algido piano che parte dalla cucina.

Lì, alcune donne sono intente a preparare la cena del dopo raccolto e a pungolarsi fra loro. A dominare tra i fornelli è la signora Pontreau, protagonista indiscussa, vedova e madre di tre figlie. Una donna dispotica, ferrea, impegnata a difendere un rango che non le appartiene più, agendo con una freddezza chirurgica.

Dall’inizio sappiamo che è lei la mano diabolica che spinge il genero, immobilizzato da una crisi epilettica, oltre la finestrella del granaio.

Liberarsi di quel biondino gracile e malaticcio potrà consentirle d’impadronirsi di una parte dei suoi beni e di recuperare potere sulla vita delle figlie. Tuttavia, una figura altrettanto inquietante sconvolge i suoi progetti: una domestica a ore, ostile e svitata, che forse è stata testimone del delitto…

Un piccolo capolavoro narrativo, un’originale indagine interiore con cui l’autore ci dimostra ancora una volta la sua profonda conoscenza della psicologia femminile e delle sottigliezze dell’animo umano.

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«Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio La morte della Pizia e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma. La morte della Pizia è stato pubblicato da Dürrenmatt all’interno del Mitmacher nel 1976.

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