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IL MAESTRO E MARGHERITA – di Michail Bulgakov

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maestro_margheritaTitolo: Il maestro e Margherita
Autore: Michail Bulgakov
Anno: 1967

In un’ora in cui sembrava che non si avesse più la forza di respirare”, due uomini, Michail Aleksandrovič Berlioz, presidente dell’associazione letteraria MASSOLIT, e Ivan Nikolaevič Ponyrëv, poeta, s’incontrarono ai laghi Patriaršie.

La coppia dibatteva della, secondo Ivan, discutibile bontà di Gesù Cristo e della sua, secondo Berlioz, discutibile esistenza. Nel bel mezzo della conversazione si intromise un sedicente professore, esperto di magia nera, che affermava con assoluta certezza che Gesù Cristo esisteva e, con la stessa convinzione, che Berlioz sarebbe morto di lì a poco.

Lo straniero si chiama Woland e altri non è che il Diavolo che, accompagnato da una strana combriccola (Korov’ev “il tizio a quadretti”, Behemoth “un gatto grosso come un maiale”, Azazello “un tale, piccolo, ma straordinariamente largo di spalle, con un tubino in testa, e una zanna che spuntava dalla bocca...”, Hella “una ragazza completamente nuda, rossa di capelli, con gli occhi che ardevano di un bagliore fosforescente“), sconvolge la routine moscovita.

 

Ebbene, la morte del direttore, così prontamente predetta, dà avvio ad un’incredibile sequela di avvenimenti e ad un affollamento di personaggi le cui vite si aggrovigliano nel corso del romanzo.

Satana è in visita nella Mosca stalinista, in cerca di una compagna per il ballo del plenilunio di primavera e, in attesa che arrivi quel giorno, si diverte a mettere a nudo la superficialità della popolazione moscovita corrosa dal vizio dei soldi e della merce.

Allestisce uno spettacolo di magia, smaschera le debolezze e la viltà dei membri della MASSOLIT e, soprattutto, recupera un manoscritto. Questo costituisce la seconda storia in cui s’imbatte il lettore: un romanzo nel romanzo.

 

Nella seconda parte, compare la tanto attesa Margherita e comincia a prendere forma la vicenda sua e del Maestro (il cui percorso richiama quello personale e biografico dell’autore) ed è a questo punto che la situazione si complica e si fa estremamente più intrigante.

Contenuta nella storia generale del romanzo c’è quella di matrice cristiana (una reinterpretazione dell’incontro tra Gesù Cristo e Ponzio Pilato, della Crocifissione e del tradimento di Giuda raccontato dai Vangeli); le due si muovono parallelamente ma con dei geniali punti di contatto, fino a confluire verso la fine del romanzo.

 

Sarebbe impossibile (e imperdonabile) soffermarsi sui dettagli di una trama così perfettamente intessuta e così fitta; ci si deve assolutamente fidare e leggere questo “miracolo”, come lo definì Eugenio Montale.

Sotto gli occhi increduli del lettore, sfilano una fiumana di personaggi. Questi prendono vita, parola dopo parola e fuoriescono letteralmente dal testo.

Se dovesse capitare di leggere qualche pagina al mattino, si correrebbe il rischio di portarsi dietro Behemoth o Azazello, per tutta la giornata.

Formidabile e spiazzante nell’intreccio, nell’incastro di vite e nella caratterizzazione dei personaggi, nella tecnica narrativa, nel linguaggio spesso amaramente ironico, nei dialoghi sprezzanti e molte volte esilaranti.

I temi principali sono, oltre alla contrapposizione Bene/Male che si evince già dall’epigrafe, la superficialità, la corruttibilità e la codardia dell’essere umano, la passione, il perdono e una satira socio-politica rivolta alla Russia del tempo in cui vive lo scrittore.

 

Nella nota introduttiva dell’edizione Einaudi, vengono riportate le parole di un critico russo, Vladimir Lakšin, scritte nel 1967, che descrive con estrema precisione cosa prova il lettore quando, finita la storia, si trova davanti la quarta di copertina: “Volti l’ultima pagina del libro e non fai ancora in tempo a renderti conto delle tue impressioni, a confrontare e a unire le scene, le osservazioni e le idee molteplici (per trovarne il senso generale e l’unità bisogna allontanarsene un poco), ma nelle orecchie resta il rumore confuso di voci d’un’enorme folla, e nella memoria s’addensano volti, colori, suoni. […] Libero, poetico, lieve, ma non frivolo, traboccante di forze copiose, l’ingegno dell’autore crea un flusso narrativo sorprendente per ritmo e vitalità. […] Come sempre accade dopo un incontro con l’arte autentica, ti resta l’impressione di aver vissuto una festa.”

 

La tristezza mi ha presa al pensiero della lunga strada che ci attende. Non è vero, Messere, che essa è perfettamente naturale anche quando si sa che alla fine della strada attende la felicità?”.

 

Un romanzo magico e, allo stesso tempo, incredibilmente realistico ed emozionante che non può mancare all’appello dei libri letti o di quelli da leggere.

 

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