Raccolte

Il male naturale

Mozzi Giulio

Descrizione: Torna finalmente disponibile “Il male naturale” di Giulio Mozzi. un libro di racconti bello e intenso, scritto da quello che è oggi in Italia il maestro riconosciuto della forma breve. Pubblicato originariamente nel 1998, “Il male Naturale” è straordinario per lo sguardo che contiene: uno sguardo attentissimo alle cose che crediamo di conoscere (l'amore, l'amicizia, il dolore dell'abbandono, la speranza negli eventi che verranno) e che, messe in pagina da Mozzi, ci sembra di capire per la prima volta. In ogni momento siamo lì, con i suoi personaggi, e attraverso le loro vite sentiamo che la nostra si fa più ricca di esperienza e di sentimento. I temi a volte sgradevoli - la pedofilia, la morte in giovane età, l'alcolismo e altri ancora - portarono il libro a un fraintendimento e a una interpellanza parlamentare promossa da un deputato che lo giudicò “a carattere pornografico". La conseguenza fu che la Mondadori privò del suo sostegno il volume, facendolo sparire dalle librerie e privando i lettori della possibilità di leggere un libro che è, semplicemente, molto bello. Per questo Laurana Editore ritiene che sia un atto di civiltà ripubblicarlo: per restituirlo ai suoi destinatari, cui in questi lunghi anni non è potuto giungere. Questa nuova edizione è corredata da due testi scritti appositamente: uno dello stesso Mozzi, che racconta cosa accadde nel 1998, e uno scritto di Demetrio Paolin, che delinea l'importanza di Mozzi come scrittore-maestro per la generazione successiva.

Categoria: Raccolte

Editore: Laurana Editore

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788896999011

Recensito da Nicoletta Scano

Le Vostre recensioni

La raccolta di racconti Il male naturale è un libro da meditare, che non si può leggere solo per ammazzare il tempo salendo e scendendo da un treno, la sera per conciliare il sonno o unicamente aspettandosi un’ora di svago la domenica pomeriggio.

Potremmo essere tentati di dire: “nessun libro, in realtà, dovrebbe essere letto con questo spirito”. Infatti, no. Ma ci sono alcune buone ragioni, che proverò a raccontare, per cui consiglio una lettura meditata di quest’opera.

Innanzitutto, il rischio di non cogliere altro che il primo strato narrativo, in una lettura veloce di un testo tanto pulito e scorrevole, è altissimo.
Ci sono parti che forzatamente spingono il lettore a fermarsi e riflettere, cercare di capire: mi riferisco ad alcuni passi di racconti come “Ruota“, “Super nivem“, “Un male personale” ad esempio, dove i pensieri dei protagonisti del racconto, snocciolando un ragionamento affatto scontato, ci guidano in una meditazione forzata.

Ci sono al contrario alcuni racconti che non fanno altro che lucidamente descrivere e scoprire le possibili forme del particolare male indagato. Il contenuto qui è terribile, e il male impregnato nell’umana miseria e debolezza viene raccontato con attenzione quasi scientifica, che non rinuncia, secondo me, a una certa compassione – la definisco così in quanto non giudica, ma unicamente riporta.

Uno dei brani, “Amore“, che causò il ritiro dell’opera dagli scaffali delle librerie, polemiche e un’interrogazione parlamentare (non riporto la vicenda, poiché chi è interessato può trovarla ampiamente documentata nella parte finale del libro), descrive una scena di pedofilia, senza alcuna edulcorazione o censura.

In racconti come questo, così come in “Apertura“, è necessario fare una riflessione personale, cercare di capire cosa, esattamente, volesse dire l’autore, perché il rischio di vederli come una mera descrizione di scene aberranti, secondo me, c’è.

Mi son persuasa, però, che l’autore volesse farci compiere questo sforzo: se un male c’è, bisogna affrontarlo, guardarlo bene da vicino e capirlo, anziché distogliere il viso e passare oltre.
Come a dire, citando Ruth E. Renkel “non temere le ombre, significa che lì, da qualche parte, c’è la luce che illumina“: dunque, anche il male lo riconosciamo perché sappiamo che esiste il bene.

La distorsione della cultura cattolica in queste pagine è onnipresente e fortissima, ossessivamente concentrata sulla fisicità (malattia, autolesionismo, senso di estraneità verso il proprio corpo) e sugli istinti sessuali, ostinatamente distorti.

Il senso di smarrimento e colpa mi pare altrettanto evidente.

In “Super nivem“, racconto centrale anche nella collocazione in raccolta, probabilmente è racchiusa la summa di quel che l’autore comunica in quest’opera.

Ed è proprio in questo racconto l’indagine più accurata ed esplicita che viene compiuta sul male.

La sensazione è che nella lotta tra senso di colpa e istinto del male, il cattolico non possa che restare intrappolato in una logica culturale conosciuta: il peccato e tutto ciò che è contro la nostra natura positiva e accettabile (qui, in una parola, il male) sono qualcosa che lavora dentro di noi, che, esattamente come la grazia e la fede ci spingono in un’evoluzione positiva, al contrario ci guida e fermenta in noi come stimolo verso ciò che è sbagliato.

Non si vede un tentativo di prendere le distanze da una logica culturale conosciuta, sembra che ci si fermi un passo prima: è la descrizione disperata e intrisa di senso di colpa di un’accettazione del male, in una descrizione speculare del processo di salvezza, che diventa qui percorso di consapevolezza del male dentro di noi.

In fondo, a chiusura, una riflessione inedita sull’opera dell’autore (“Notizia 2010“) e un’attenta considerazione di Demetrio Paolin sull’opera, la quale offre una cifra critica molto utile e che consiglio di leggere prima della raccolta di racconti, come guida.

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