Narrativa

IL MARE DI SPALLE

Sofia Antonio

Descrizione: La violenza degli adulti irrompe nel mondo dei ragazzi, troncando i sogni e le speranze per portarvi in cambio, inaspettata e apparentemente casuale, la tragedia. Ispirandosi a un fatto di cronaca, l’autore descrive con occhio acuto e grande sensibilità le vite, straordinarie nella loro quotidianità, di un gruppo di adolescenti, in una taciuta ma ben riconoscibile città del Meridione italiano. La scuola e gli amori, i progetti per il futuro e le difficoltà dell’oggi, i problemi familiari e l’accettazione di sé sono gli elementi che vanno a formare un quadro realistico, ma dalle tinte delicate.Uno straordinario affresco corale, ora poetico e ora ruvido, dedicato a tutti quei ragazzi che, tra mille difficoltà, non accettano di perdere la speranza.

Categoria: Narrativa

Editore: Autodafé Edizioni

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788897044154

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

 

Dov’era la città? Nel mattino del primo martedì di settembre la città era alla stazione ferroviaria: la conclusione delle ferie aveva iniziato ad affollare i treni dei pendolari. Le facce, disturbate dalla sveglia e dall’incombenza degli abiti, si stringevano in espressioni di insofferenza come cartocci di alluminio. I pochi disgraziati che non avevano  interrotto la continuità lavorativa seguivano il rientro con soddisfazione paradossale.

Nel mattino del primo martedì di settembre la città era ospite dei barbieri; la chiusura del lunedì non era più un obbligo, ciò nonostante gli esercizi continuavano a gradire il fine settimana lungo. I pensionati, qualche ragazzino, l’impiegato discolo e ciarliero, attendevano un posto sulle poltrone; poche forbici ambiziose continuavano a fregiarsi del titolo di maestro. La conversazione tra le generazioni s’innestava spedita, partorendo riflessioni antropologiche sulla natura della donna. Si distinguevano con perizia i sottoinsiemi delle fidanzate, delle mogli e delle puttane. O il discorso finiva per impaludarsi nelle drastiche considerazioni sul governo ladro, il futuro dei giovani e il campionato di calcio.

Al mattino del primo martedì di settembre la città era assiepata nelle aule dell’università. Scivolava sulle fronti imperlate di sudore, si inorgogliva di battute pronunciate sottovoce: un docente incapace di argomentare leggeva appunti secchi ed inibiti; un altro, sciorinando retorica d’accattone, trascinava la logica in spirali d’intrattenimento.

Al mattino del primo martedì di settembre la città era nelle stanze degli amanti, uniti dall’ozio o dall’indolenza, cresciuti in cartoline dove manchi solo tu, abbeverati d’ansia per il desiderio di superare una scadenza o per il timore di non averne una; nelle stanze degli amanti epici, nelle stanze degli amanti bugiardi, ostaggi, terapeutici”.

É una città senza nome, quella che fa da sfondo al bel romanzo di Antonio Sofia. Senza nome perché non c’è bisogno di scriverlo, perché fa male scriverlo. E se anche il mare pone troppe domande, forse è meglio lasciarlo di spalle…

Protagonista è un gruppo di ragazzi, di cui seguiamo le storie in parallelo. Maria e Veronica, due amiche che stanno sempre insieme, senza inibizioni e senza segreti; Claudio, il fratello più piccolo di Maria, con la passione per il calcio e l’insicurezza di chi non si piace abbastanza; Domenico, che ogni tanto pensa di voler lasciare la scuola e aiutare i suoi al mercato; Diego, l’unico biondo del gruppo, “uno dei più bravi nel campo di calcio, uno dei pochi a saper suonare la chitarra sul serio, uno che difficilmente parlava a caso e che ancor più difficilmente restava zitto”.

Una prosa attenta, lucida ed originale ci fa vivere gli anni di un’adolescenza pigra, in cui i sogni sono soffocati da una realtà che sembra impossibile da cambiare e che puntualmente delude e scoraggia. L’amore conforta, aiuta a sperare, però non pare sufficiente quando il mondo degli adulti, consapevolmente o inavvertitamente, finisce per soffocare il tuo.

Persino andare in guerra rappresenta una valida alternativa se può portarti via, persino schierarti dalla parte dei cattivi e rinunciare alla tua libertà può apparire una scelta intelligente se ti dà l’illusione di appartenere a qualcosa di grande, di essere protetto.

In una città in cui l’esplosione di una bomba non sconvolge più di tanto se è un semplice avvertimento, una sorta di lettera scritta col fragore di vetri frantumati, la morte fa capolino prematuramente…

Sofia esordisce con l’affresco amaro e lucido di una realtà complessa e senza tempo, appassionante e pregno di riflessioni accennate o taciute, mai banali. Non vuole facili consensi, non cerca il plauso del pubblico. Racconta. E racconta bene.

Devi studiare e prenderti la laurea. Se no al mercato ci muori, come ci moriremo io e tuo padre. Tu non devi vendere scarpe su una bancarella. E se puoi, vattene da ‘sta città

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Antonio

Sofia

Libri dallo stesso autore

Intervista a Sofia Antonio


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Il 13 gennaio 2016 Gloria Rosboch, insegnante di 49 anni, scompare nel nulla. La sua vicenda attira subito l'attenzione dell'opinione pubblica. La sua storia rivela retroscena inaspettati... Alessandra Appiano ricostruisce, in chiave narrativa, la tragica vicenda di cronaca. E lo fa attraverso due voci: quella della vittima e quella del suo alter ego, Cinzia Ghezzi, regista e commentatrice televisiva. Due donne all'apparenza diverse, ma che in realtà sono le due facce della stessa medaglia: quella dell'amore a cinquant'anni.

Ti meriti un amore

Appiano Alessandra

Valentina è una neonata imprigionata nel corpo di un'adulta. A causa di una rara malattia genetica, la sindrome di Rett, vive, fin dalla nascita, in un mondo ovattato, senza la possibilità di parlare, camminare... completamente in balia di chi si prende cura di lei. Assorbe, come una spugna, gli stati d'animo delle persone che ha attorno: felicità, tristezza o dolore. Comunica solo con gli occhi, usa lo sguardo per richiamare l'attenzione, per scegliere ciò che vuole o che non vuole. La sua giornata, con l'immancabile sottofondo musicale, è scandita da movimenti ripetitivi e sempre uguali. Questa è la sua storia ed è anche la storia della sua famiglia che, a volte col sorriso, a volte con il pianto, ha imparato a convivere con la consapevolezza di essere stata scelta per un compito diverso, difficile e impegnativo.

Solo con gli occhi

Vignolo Claudia

Tamara nasce in una ricca famiglia di Varsavia – nel 1898, dicono i suoi biografi, ma le date non sono fatte per le signore: Tamara è sempre giovane e sempre moderna, sempre bella e spregiudicata. A nove anni, crea dei fiori finti che vende fuori dalla porta di casa perchè è decisa a mantenersi da sola. Il giorno dopo le nozze con un nobile playboy, si lascia corteggiare da un diplomatico siamese. Incontra Marinetti e decide di andare a bruciare il Louvre. Questi e altri brillanti episodi hanno fatto di Tamara un’icona straordinaria dei ruggenti anni Venti, armata di fascino, pennelli e sigarette: la matita e gli acquarelli di Vanna Vinci ne restituiscono perfettamente l’eleganza sfrontata, la sensualità irrequieta, il talento precoce e inesausto. Una graphic novel interamente dedicata alla romanzesca vicenda di Tamara de Lempicka, protagonista del bel mondo di San Pietroburgo, Parigi, Hollywood, New York, e pittrice talentuosa di inconfondibili figure di donne, ricche, emancipate e malinconiche come lei.

Tamara De Lempicka

Vinci Vanna

Dove sono gli uomini, fisicamente e psicologicamente? Soprattutto a fare cosa, dove se non qui, e perché? Perché le donne sono tutte in giro, tutte in viaggio, tutte da qualche parte, spesso tra di loro, intente a fare o progettare qualcosa, mentre gli uomini sembra che si siano chiusi in casa, a doppia mandata, e non rispondano neppure a chi bussa con forza alle loro porte? Dove sono i protagonisti della scena, gli uomini del Mediterraneo, quelli che trovavi sempre al centro della piazza, al centro della spiaggia, al centro del bar, al centro della scena? Perché sul palco ora sembra che ci siano soltanto donne? Perché gli uomini non escono dai percorsi codificati del lavoro e della società? Perché sono sempre protetti da convenzioni e ruoli codificati, e quando non lo sono entrano subito in difficoltà? Perché gli uomini non parlano (se non di alcuni, pochi, argomenti estranei tanto a loro quanto a me), perché non chiamano, perché sembrano chiusi, rassegnati, stanchi prima ancora di aver iniziato a fare qualsiasi cosa? Per parlare degli uomini, oggi più che mai, occorre parlare con le donne, ascoltare le loro storie, farsi raccontare le loro avventure e disavventure, sfidando le leggi della riservatezza, tentando di collegare fatti e circostanze che ogni donna considera isolati, per cui spesso prova sentimenti di colpa, e che invece sono profondamente collegati tra loro.

Dove sono gli uomini?

Perotti Simone