Narrativa

Il mare dove non si tocca

Genovesi Fabio

Descrizione: Fabio ha sei anni, due genitori e una decina di nonni. Sì, perché è l'unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno - uomini impetuosi e pericolosamente eccentrici - se lo contendono per trascinarlo nelle loro mille imprese, tra caccia, pesca e altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà per lui un concentrato di sorprese sconvolgenti: è incredibile, ma nel mondo esistono altri bambini della sua età, che hanno tanti amici e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi misteriosi dai nomi assurdi - nascondino, rubabandiera, moscacieca. Ma la scoperta più allarmante è che sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant'anni senza sposarsi impazziscono. I suoi tanti nonni strambi sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui c'è anche un padre affettuoso, che non parla mai ma con le mani sa aggiustare le cose rotte del mondo. E poi la mamma, intenzionata a proteggere Fabio dalle delusioni della vita, una nonna che comanda tutti e una ragazzina molto saggia che va in giro travestita da coccinella. Una famiglia caotica e gigantesca che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso la travolge. Giorno dopo giorno, dalle scuole elementari fino alle medie, il protagonista cerca di crescere nel precario equilibrio tra un mondo privato pieno di avventure e smisurato come l'immaginazione, e il mondo là fuori, stretto da troppe regole e dominato dalla legge del più forte...

Categoria: Narrativa

Editore: Mondadori

Collana: Scrittori italiani

Anno: 2017

ISBN: 9788804680857

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il mare dove non si tocca è fonte di angoscia per chi non sa nuotare ed è un tormento imparentato a quello che si prova quando sull’aereo si pensa al vuoto immenso che si spalanca sotto ai nostri piedi. Per mano di Fabio Genovesi ben conosce questo senso di disperazione Fabio, un bambino che vive in un nucleo isolato dal paese, il villaggio Mancini, tra una caterva di zii dai nomi strani (Adelmo, Aramis, Athos, Arno…), tutti rigorosamente allitterati dall’iniziale A (“Per A come i loro genitori, che si chiamavano Arturo e Archilda”), al punto che il nonno di Fabio, anziché Rolando, “l’hanno chiamato Arolando”.

Questi zii – stravaganti nel corpo (“Come mai quella strage di dita”), nella visione della vita (“Solo i maschi possono essere daltonici”) e nel temperamento anticonformista – tendono ad assumere il ruolo supplente del padre (“Il babbo aveva una missione, e questa missione era aggiustare tutto quello che non funzionava”), l’adorato e silenziosamente adorante Giorgio (“Mi garba… guardare il mio figliolo che mangia tutto il gelato che vuole”), tanto più quando questi viene ricoverato in terapia intensiva, in stato vegetativo per un grave trauma.

Il racconto dei riti personali (allevar lombrichi), familiari (guardare la TV e sostituirla con racconti di ricordi quando il televisore si rompe) e paesani (l’allestimento dei presepi rionali e la competizione per il più bello) sono uno spasso. Altrettanto divertenti sono i testi che Fabio (“Avevo dieci anni ed ero il figlio del grande Giorgio, che era arrivato sul pianeta Terra con la missione di aggiustare tutto, e invece adesso stava lì fermo su un letto meno vivo dei fiori che gli mettevano sul comodino”), anche su suggerimento dell’amica Martina-Coccinella, scrive e legge al padre in ospedale per richiamarlo alla vita vigile (“Era solo il primo capitolo del manuale che scrivevo per lui”).

Il romanzo è disseminato di premonizioni infantili (“Se esiste un peccato grave, è non aver vissuto”), di verità viste attraverso occhi sinceri (“In tutto questo mondo che gira e traballa, la normalità è la stranezza più grande che ci sia”), di sentimenti incontaminati e profondi (“Quando ti senti solo davvero non è che ti mancano tante persone, te ne manca una, ma tanto”), narrate in modo credibile, con il linguaggio naïf e la mentalità vergine di un ragazzino nell’età della scuola dell’obbligo. In questo mondo e attraverso esperienze puerili, Fabio acquisisce consapevolezza del valore della diversità (“La mia cattiveria… mi ha insegnato come si smette di essere soli e diversi, come si fa a essere uguali agli altri, quanto è facile fare schifo come tutti quanti”) e declama la propria convinzione nell’estetica fiabesca della storia circolare:

Perché ci sono cose che arrivano per farti ridere e altre per farti piangere, e altre ancora che sono così giganti da travolgere tutto, e tu voli via con loro e ridi e piangi insieme, e sventoli le mani a caso nell’aria piena di fulmini e tuoni, tuoni e fulmini, in braccio a una tempesta che si chiama felicità.”

Giudizio finale: da leggere, buon divertimento!

Bruno Elpis

________________________________________

E qui trovate il nostro commento a Chi manda le onde (dello stesso autore).

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Fabio

Genovesi

Libri dallo stesso autore

Intervista a Genovesi Fabio


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Stefan Zweig scrisse Novella degli scacchi nel 1941, pochi mesi prima di suicidarsi, insieme con la seconda moglie, nella città brasiliana di Petropolis, il 22 febbraio 1942. La notizia della sua morte fu soffocata da quelle provenienti dai fronti di guerra e così anche la sua ultima, disperata protesta, non fu che un flebile grido, quasi inudibile nel frastuono di quegli anni. Nella Novella degli scacchi lo stato d'animo di abbandono, di infinita stanchezza, di rinuncia alla lotta, che portò l'autore al suicidio, è prefigurato nella sconfitta di colui che rappresenta la sensibilità, l'intelligenza, la cultura per opera di un semianalfabeta, ottuso uomo-robot. E, a rendere ancora più crudele la disfatta dello spirito, Zweig scelse come terreno dello scontro una scacchiera. Dallo sfacelo della sua «geistigen Heimat Europa», della sua patria spirituale, l'Europa, Zweig non vuole salvare nemmeno il gioco degli scacchi, ormai appannaggio non più di uomini dotati di talento, estro, passione, ma di «campioni» come Czentovic, un rozzo quanto prodigioso accumulo di facoltà puramente meccaniche.

LA NOVELLA DEGLI SCACCHI

Stefan Zweig

L'ambiente è quello della buona borghesia romana sul finire degli anni Venti. La relazione tra Leo e Mariagrazia è ormai stanca; i due giovani figli di lei, Michele e Carla, assistono con disagio alle manifestazioni di questa crisi. Leo diventa l'amante di Carla e Michele sente confusamente, ma senza vera indignazione, di dover intervenire. Cerca di provocare Leo, compie anche un goffo tentativo di ucciderlo, ma poi si rassegna, cede a Lisa (una ex amante di Leo), invaghitasi di lui. Anche Mariagrazia si rassegna all'inevitabile e Carla sposerà Leo.

Gli indifferenti

Moravia Alberto

Marco ha studiato filosofia e ha smesso. Ha lavorato nelle toilette di un autogrill e ha smesso. Ha convissuto con una ragazza e ha smesso. Ha voluto una famiglia e ha smesso di volerla. Ora lavora in una pizzeria e già non ne può più. Cerca casa e la trova in condivisione con Chiara, una giovane senz'arte né parte ma con molti, troppi amici e soprattutto con una spiccata propensione a consumare in una notte, con l'ingenuità di un cuore facile, un grande amore dopo l'altro. È allora che a Marco viene l'idea: e se questi "grandi amori" glieli procurassi io, dietro adeguato compenso? Detto, fatto. Ma Marco è veramente un pappone? E Chiara è veramente una prostituta?

Vent’anni che non dormo

Archetti Marco

Ciàula scopre la luna