Letteratura inglese

IL NOSTRO TRAGICO UNIVERSO

Thomas Scarlett

Descrizione: Si può sfuggire allo scorrere del tempo, come scrive l'autore di LA SCIENZA DI VIVERE PER SEMPRE? Esiste una connessione profonda tra la presenza di uno strano essere a Dartmoor, una nave in bottiglia, il tracciato di un ricamo all'uncinetto che rappresenta il mondo intero e le fate di Cottingley? Tra una recensione da consegnare e un libro da scrivere, Meg Carpenter non se la passava né troppo bene né troppo male. Aveva un ragazzo che era il classico inetto, certo. Arrivare alla fine del mese non era proprio una passeggiata, certo. E i libri erano tutta la sua vita, si potrebbe dire. Almeno fino a quando, tra le pagine di un testo di pseudoscienza, Meg non ha cominciato a guardare il suo tragico universo con occhi diversi. Tra psicologia e tarocchi, enigmi buddisti e teoremi di fisica, antiche cosmologie e leggende fatate, Meg si è messa alla ricerca delle risposte definitive a tutte le domande sul senso della vita e su come le relazioni nascano, crescano e poi, miseramente, muoiano. Mescolando filosofia e humour, ironia e colpi di genio, con IL NOSTRO TRAGICO UNIVERSO Scarlett Thomas ci regala un altro giro di giostra nella migliore letteratura: quella che fa sognare e riflettere senza soluzione di continuità.

Categoria: Letteratura inglese

Editore: Newton Compton

Collana: Nuova Narrativa Newton

Anno: 2010

ISBN: 9788854121409

Trama

Le Vostre recensioni

Questo romanzo è talmente bello che già è difficile definirlo “romanzo”.

E’ un esperimento di metanarrativa, inserito in una trama meravigliosamente sconclusionata, deliziosamente interrotta assiduamente da riflessioni sulla letteratura e sul senso dell’universo. In bilico tra un realismo finalmente autentico e anticonvenzionale (assolutamente lontano dall’amarezza a tutti i costi) e una dolcissima nostalgia per un soprannaturale rincorso tra infanzia e superstizione, quest’opera, quarta pubblicazione di Scarlett Thomas per Newton Compton, è degna rappresentante di un’autrice vera e ancor troppo poco conosciuta in Italia.

La protagonista, Meg, è una maestra dell’approssimazione nella vita, un fulgido esempio di ciò che più di tutto desideriamo: il punto a capo sulla fissazione dell’epopea moderna, la pausa consolante dal mito obbligatorio dell’eroe che si realizza e trionfa e da un significato ad ogni disavventura.

Eppur non è una sciocca, non fa parte della schiera degli inetti, non entra nella schiavitù della disgrazia narrativa alla rincorsa della conclusione lacrimosa: è né più né meno che una possibile noi stessa, che non rinuncia ad interrogarsi su ciò che è, ciò che vuole, i sogni che ha.

Si scoraggia e si solleva il morale, sceglie ma non bistratta, infine, dopo trecento pagine di riflessioni da vertigine sul significato della scrittura e della realtà, se ne esce con un’osservazione di atavica saggezza: “Ma se l’universo ha un qualche genere di coscienza, viverci diventa una cosa completamente diversa. Ti toglie la possibilità della libera scelta, in qualche modo. Non voglio vivere in un universo con un significato prefissato, senza più mistero. L’universo dovrebbe essere insondabile. Non dovresti poter dare un significato definito all’universo, proprio come non dovresti poter ridurre Amleto o Anna Karenina a una frase o a un significato ben preciso. Voglio un universo tragico, non uno ordinato e ben fatto con una morale alla fine. E non credo che avere una risposta definitiva sul senso dell’universo possa essere in alcun modo gratificante. Tolstoj ci ha provato, e i risultati sono stati molto meno interessanti della sua narrativa“.

Ben sapendo che si tratta di un romanzo di non facilissimo accostamento e privo di quelle tradizionali attrattive che incoraggiano il lettore, rinunciando perfino ad un più marcato e sostitutivo senso dell’umorismo, non posso che consigliare comunque la paziente lettura di questo libro, perché, citando un passaggio del libro “avremmo bisogno di storie che non ci dicano come vivere o come trasformare le nostre vite in un romanzo, ma che ci salvino da tale obbligo“.

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